Berlinale 2013 Recensione. ELLE S’EN VA è un tributo a Catherine Deneuve, ma non un gran film

"ELLE S'EN VA"Elle s’en va, regia di Emmanuelle Bercot. Con Catherine Deneuve, Nemo Schiffman, Camille, Claude Gensac, Mylène Demongeot. In Competizione.20138238_3
Il concorso chiude con un film della mitologica Catherine Deneuve. Che è Bettie, 60 anni e qualcosa, una madre novantenne, una figlia lontana che ce l’ha con lei, un ristorante da gestire. Una domenica, andando in macchina a caccia di sigarette, si ritrova sempre più lontana da casa. Sarà l’inizio di un’odissea fatta di strani incontri, affetti perduti e ritrovati. Un road movie al servizio della Deneuve. Il film è lei, solo lei, ed è il suo bello e il suo limite. Voto 5 e mezzo
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Emmanuelle Bercot l’abbiamo vista come attrice in quel bellissimo film corale che era Polisse, uno dei tanti film notevoli che in Italia sono usciti e subito scomparsi, disertati dal pubblico. La si è rivista poi in Les Infidèles, film con l’attore Oscar di The Artist Jean Dujardin, dove dirigeva anche uno degli episodi. Qua, in questo Elle s’en va che ha chiuso alla Berlinale le proiezioni dei film in concorso, è solo regista, mettendosi completamente al servizio dell’icona Catherine Deneuve, protagonista assoluta, anzi mattatrice. Del resto Bercot oggi in conferenza stampa ha dichiarato di aver progettato il film per lei e a sua misura: “Per me il film è Catherine, tutto è nato dal desiderio di lavorare con lei”. Più chiaro di così. Naturalmente la Diva, una delle leggende vere del cinema, a tali parole ha regalmente sorriso e accondisceso. Tutte le domande erano per lei, ovvio: autoironica, intelligente, ma sempre assai consapevolmente Deneuve, rispondendo in francese e mai una parola di inglese, benchè mostrasse di capirlo molto bene. Purtroppo è apparsa con un’orrenda pettinatura (coiffeur da fucilare, e anche il colorist), la sua solita pettinatura da molti anni in qua, ma stragonfia, un’impalcatura in testa, e la faccia anche quella un po’ gonfia, più occhialoni fumé. Però signora mia, sempre Deneuve, una dominatrice, tant’è che tutti intorno a lei scomparivano. Anche in Elle s’en va, e anche più che negli ultimi film (penso a Potiche per esempio), appare matronale, arrotondata, appesantita, viso e corpo di chi se ne frega di diete e vari salutismi. Il suo personaggio, Bettie, è un’accanita fumatrice, e credo che questo sia un tratto della stessa Deneuve. Emmanuelle Bercot, scrivendo il film, mi pare abbia giocato su qualche analogia-sovrapposizione-cortocircuito tra character e attrice. Non solo il fumo, anche l’incidente d’auto in cui la giovane Bettie il suo primo amore riecheggia quello in cui morì la sorella di Catherine, Françoise Dorléac.
Bettie gestisce il ristorante di famiglia in Bretagna (e la madre quasi novantenne, ma vispissima, sta alla cassa), finchè un giorno la sua routine si spezza ed entra in circolo l’imprevisto. Molte le affinità con un altro film della Berlinale, il cileno Gloria, anche se qui il risultato è parecchio inferiore. Intendiamoci, Elle s’en va è decoroso, tutt’altro che male, ma irimediabilmente convenzionale nella sua sostanza, come dimostra il retoricissimo finalone. Bercot è regista non paruccona, sa usare i toni e i modi della commedia contemporanea, immettendo qualche apparente deragliamento dalla media, qualche trasgressoncina, ma alla fin fine niente di che, alla fine tutto si ricompatta.
L’imprevisto, si diceva: Bettie si ritrova senza sigaretta, comincia così un’odissea (di domenica le tabaccherie son chiuse, e chi è o è stato fumatore sa cosa voglia dire) in macchina, una vecchia mercedes, in cerca di un pacchetto. Un viaggio non previsto che la porterà lontano da casa a vivere avventure e diavventure. Ubriaca, si fa rimorchiare (e ci fa l’amore) da un ragazzo che potrebbe avere un terzo dei suoi anni, quando poi si fa viva per telefono la figlia (con cui ha rapporti a dir poco burrascosi) va a prendere su suo incarico il nipotino di undici anni per portarlo dal nonno paterno. Un road movie nel bel mezzo della Francia profonda, tra bistrot, contadini gentili con trattore, vecchi che con le mani artrosiche si arrotolano le sigarette, burberi sindaci di villaggio, e battibecchi  e scontri con il fin troppo sveglio nipotino. La cosa più carina è la partecipazione di Bettie, che da ragazza era stat Miss Bretagna, a una reunion di tutte le concorrenti di quell’anno a Miss Francia per un calendario rievocativo. Occasione in cui spunta un’altra diva del cinema francese anni Sessanta, anche se non del calibro della Deneuve, Mylène Demongeot, sempre piacente e assai simpatica. Film godibile, Deneuve è la Deneuve e questo film è la sua celebrazione, e tanto basti. Qua e là ci sono annotazioni non banali, c’è qualche scena agra, come lo scontro con rinfaccio tra madre e figlia, e sembra di rivedere per un attimo su scala ridotta il memorabile Sinfonia d’autunno di Ingmar Bergman. Ma a conti fatti non si va oltre il prevedibile e lo scontato. Dal confronto con Gloria (che verrà distribuito in Italia da Lucky Red) Elle s’en va esce stritolato.

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