Recensione. UPSIDE DOWN: visivamente inventivo, ma la storia dov’è?

20450050Upside Down (in 2D e 3D), regia di Juan Solanas, Con Kirsten Dunst, Jim Sturgess, Timothy Spall, Blu Mankuma. Una produzione franco-canadese.2045005120450053
Fantasy sci-fi del sottogenere umanistico e con qualche ambizione (difatti è di produzione europea). Mondo diviso tra due emisferi, un sopra e un sotto, che si fronteggiano speculari, con quello inferiore povero, sfigato e derelitto e quello superiore ricco e privilegiato. Solo che, nonostante i divieti, un ragazzo di giù si innnamora di una ragazza di su. Ennesima variazione sugli archetipi Giulietta & Romeo e povero-si-innamora-di-ricca. Scenografie meravigliose (come il cinema rovesciato in cui si balla il tango), ma storia purtroppo latitante che non va oltre lo spunto iniziale. Voto 519628733
Occhio al cognome del regista, che dovrebbe suonare familiare a chi è frequentatore di cinema e soprattutto di cineclub e affini da qualche decennio. Già, Solanas come Fernando E. Solanas, regista argentino che tra anni Sessanta e Settanta realizzò un cinema esemplarmente militante, e ricordo ancora il giubilo dei recensori dei Quaderni piacentini e di Ombre rosse (che dei Quaderni era la costola cinematografica) per il suo La Hora de los Hornos, L’ora dei forni, doc girato nel 1968 – timing perfetto – sul concittadino Che Guevara. Solanas avrebbe continuato con un cinema magari meno esplicitamente militante ma sempre affondato nella storia e nelle storie di un’Argentina che nel frattempo sperimentava la dittatura militare, il dramma dei desaparecidos, la fine del regime. Due altri titoli suoi almeno da ricordare, Sur e Tangos, omaggio questo al mito nazionale di Carlos Gardel. Orbene, il signor Juan Solanas che firma questo fantasy sci-fi di una qualche ambizione, di Fernando è il figlio, professionalmente operante se ho ben capito a Parigi, pur senza aver rescisso le sue radici argentine. Certo, l’estetica rutilante (però mai smargiassa e pacchiana), con il ricorso massiccio alla CGI, del suo Upside Down, Sottosopra, ha ben poco da spartire cone quella asciutta e poveristica e iper realista paterna dell’Ora dei forni, mostrandoci in modo esemplare quanto velocemente le cose cambino da una generazione all’altra. Però, diciamolo, una qualche continuità con il lavoro di papà Fernando la si può ritrovare sottotraccia in Solanas Jr, e sta in certo anticapitalismo e ribellismo del suo film, nella netta divisione di classe che mette in scena tra molto poveri e molto ricchi, con tanto di bieca company che torreggia con i suoi headquarters a significare il dominio del denaro sull’universo. Ma Upside Down la butta soprattutto sul fantastico, iniettandogli dentro una di quelle storie d’amore complicate, con gli amanti separati da insormontabili barriere sociali e di appartenenze a mondi opposti, che oggi dilagano, e penso soprattutto, oltre a questo Upside Down, a Beautiful Creatures e Warm Bodies, per non parlare di Twilight. L’immarcescibile prototipo shakespeariano di Romeo e Giulietta riprodotto e replicato anche sfacciatamente in narrazioni che si dicono (fingono) assai ipermodernamente esploratrici di nuove dimensioni oltre l’umano e di commistioni e attraversamenti di realtà parallele, ma che finiscono poi col rirproporre il già molto visto e molto sentito, in una sorta di coatto eterno ritorno.
In Upside Down il mondo è diviso in due, un sopra e un sotto, l’uno speculare all’altro, ognuno con la sua forza di gravità. Naturalment il mondo di sotto, seondo antichi archetipi (dagli Inferi alla città sotteranea di Metropolis) è povero, lercio, abbandonato, degradato, livido, percorso da un’umanità derelitta e senza speranza. Visivamente un panorama di rovine, uno scenario da dopo apocalisse (di cui nulla però sappiamo). Da lì alzando gli occhi si vede la fantasmagoria del mondo di sopra, capovolto rispetto a questo, e ovviamente ricco di luci, sberluccichii, insegne luminose, palazzi dall’architettura arrogante, percorso da un’umanità ricca e sazia di consumi e beni. Il mondo dei privilegiati versus quello dei reietti. Naturalmente una qualche legge proibisce ogni contatto e passaggio tra l’uno e l’altro emisfero, la separazione è assoluta, ogni campo ha la sua forza di gravità, guardie di frontiera controllano che non ci siano infiltrati dal mondo basso a quello alto. Solo la gigantesca torre della company più potente, la Transworld, collega gli emisferi. Succede che un ragazzo di sotto, Adam, conosce una ragazza del mondo di sopra, e se ne innamora. Da quel momento non avrà in testa che raggiungerla lassù. Il film è questo, è la messinscena di questo tentativo, di questo amore impossibile che vuole farsi possibile. Adam si fa assumere dalla Trasnworld e da lì riesce a infiltrarsi nell’emisfero della ragazza. Ora, il film non è molto di più della sua idea iniziale, l’universo spaccato in due, ed è soprattutto la visualizzazione di quell’idea. I set sono a momenti magnifici, siamo di fronte a un esempio di sci-fi e di ricorso al CGI meno magniloquente di tanti film hollywoodiani (questa è una produzione franco-canadese da 60 milioni di dollari), con un gusto e squisistezze più europee. Citazioni visuali che spaziano da Caspar David Friedrich a Magritte e Chagall, e qualche set davvero meraviglioso, come il vecchio cinema rovesciato in cui si balla il tango (omaggio a Tangos di papà Solanas?). Purtroppo il film non va molto oltre, non è molto di più della sua intuizione narrativa e visiva iniziale. La storia di Adam e Eden procede secondo binari prevedibili, senza invenzioni drammaturgiche abbastanza forti o originali da catturare la nostra attenzione. A Juan Solanas, che se ho ben capito nasce come artista visuale, occorreva forse uno sceneggiatore più robusto. Così il film resta un’occasione persa, e una buona idea buttata via. Il fatto che sia rimasto fermo per più di un anno prima di essere distribuito rivela che qualcosa non ha convinto la produzione. Molto si è puntato sulla coppia d’attori protagonista, Kirsten Dunst, che non mi pare si impegni allo spasimo, forse poco convinta del progetto, e Jim Sturgess, bel faccino non granchè espressivo già visto in questa stagione in Cloud Atlas e La migliore offerta. Kirsten Dunst peraltro era già avvezza agli amori e ai baci con partner capovolto, mi riferisco ovviamente alla scena storica con lei e Tobey Maguire in Spider-Man. Che qui l’abbiano scelta per quello?

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