Film stasera sulle tv gratuite: ACCATTONE di Pier Paolo Pasolini (martedì 5 marzo 2013)

Accattone, Rai Movie, ore 0,55.
Pasolini_Accattone_2accattone_francocitti610a90440d24c854b1bf0d4e1fa8580fSono passati più di 50 anni da quando fu dato l’ultimo ciak di Accattone (luglio 1961), ma riguardarlo resta indispensabile, quasi un dovere morale. Più passa il tempo e più ci si rende conto, vedendolo e rivedendolo, che questo è uno dei film che hanno cambiato il cinema, la sua faccia, il suo corpo. Non c’era niente di simile prima, ci sarà parecchio – dopo – generato da Accattone. Pier Paolo Pasolini da letterato e studioso dell’arte (soprattutto quella dei grandi italiani), e da anima religiosa qual era, inventa un cinema che è sacra rappresentazione, oratorio, ascesa mistica che non rinuncia, anzi, alla corporalità, una corporalità urlante, straziata, vulnerata, alla Caterina da Siena. Si può immaginare (ma non capire, non giustificare) lo spiazzamento dei critici che lo videro la prima volta alla Mostra del cinema di Venezia nel settembre del ’61 e, impietriti, lo malgiudicarono e rifiutarono. Solo andando indietro a certo Dreyer si può rintracciare qualcosa di pur lontanamente, vagamente affine, ma se là (nella Giovanna d’Arco ad esempio) a condurre la mano e la mente del regista era l’austero luteranesimo nordico, qui, in Pasolini, c’è un senso del peccato e delle perdizione assolutamente cattolici e, forse in qualche misura, precristiani.
Via crucis di un povero borgataro (Franco Citti) che passa da una piccola abiezione all’altra, da una sconfitta all’altra, Accattone continua a disturbare la nostra quiete (culturale e non solo) con la stessa carica eversiva con cui irruppe nel cinema italiano di allora. Pasolini più che uomo di cinema era un intellettuale intriso della nostra tradizione artistico-umanistica, e tutto questo immetteva nei propri film. Accattone, come gran parte dei suoi successivi titoli, è una sequenza di tableaux vivants che si rifanno via via a Mantegna, Giotto, Piero della Francesca, Masaccio, che hanno la fissità delle pale d’altare e l’austerità della liturgia quaresimale. Eppure, e qui sta l’enigma, questo cinema non-cinema diventerà pietra miliare e punto di riferimento per generazioni di futuri registi. Accattone resta uno dei vertici di Pasolini, il suo finale uno dei più strazianti mai visti al cinema.

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