Film (perdibili) stasera sulle tv gratuite: LA VITA È UN MIRACOLO di Emir Kusturica (mercoledì 20 marzo 2013)

La vita è un miracolo di Emir Kusturica. Su Iris alle ore 23,32.
g17341302527635Un amico di Facebook mi ha chiesto: ma perché segnali in tv un film (in quel caso era Thelma & Louise) che non ti piace? Ho risposto che magari a qualcuno interessa sapere, se si tratta di un film importante o considerato tale dai critici emeriti, quando lo danno e dove lo danno su qualche tv, e magari gli garba pure anche leggere quattro righe mie di commento. Presumo troppo? Ecco che la cosa si ripete con questo film, che vorrei subito definire filmaccio ma mi trattengo, di Emir Kusturica del 2004, uno dei suoi ultimi e dei meno noti e meno visti anche in Italia, dove al regista di Sarajevo si stendono tappeti rossi non appena butta fuori qualcosa di decente o, talvolta, di indecente. È che io, sorry, Kusturica non lo reggo proprio, con quel suo cinema greve e funesto dall’apparente allegria fracassona che è un concentrato del peggior animus balcanicus (si potrà dire? diciamolo, va’), tutto un ballare e cantare e sbevazzare e scopare, e intanto sparare e sgozzare (più sgozzare, anche impalare, la belluinità essendo parte dello spirito etnico che pervade più popoli di quelle terre, e le guerre degli anni Novanta nella ex Jugoslavia ce ne hanno dato ampia prova). Underground, considerato chissà perché un capolavoro, e il capolavoro di Kusturica, è uno dei film più infami e ignobili che mi sia capitato di vedere nella vita, uno dei più moralmente equivoci con quell’ammiccare alla bestialità umana, e ancora mi si raggela il sangue e mi si contorce lo stomaco ripensandoci (e spiace leggere che il Benh Zeitlin di Re della tera selvaggia lo consideri tra i suoi film ispiratori). Che poi, non bastasse l’animalità di fondo che percorre il film, celebrata invece come istanza vitalistica dal suo autore, ci sono pure dei tardi, tardissimi fellinismi da mal di pancia, tutto un surrealismo-poeticismo (quella sposa che galleggia per aria) anni Sessanta fuori tempo massimo e fuori da ogni controllo e qualsivoglia buongusto e giustificazione narrativa. Ma alla selvaggeria delirante di Kusturica si perdona tutto, chissà mai perché, con la stessa condiscendenza e benevolenza con cui da sempre si guarda a ogni enfant sauvage (e a ogni sauvage tout-court), anche quando armato e pericoloso. Qui, in questo La vita è un miracolo, non siamo alle bassezze di Underground, ma pur sempre in zona vicino all’abisso, giacchè nel suo furore, nei suoi istinti mai sedati e sopiti, il signor Kusturica scherza sempre con il fuoco. Stavolta nientemeno prende di petto la guerra in Bosnia, lui, bosniaco di Sarajevo per nascita, però poi durante i casini dichiaratamente filoserbo rintracciando nella roccaforte di Belgrado l’ultima resistenza, l’ultimo baluardo della vecchia Jugoslavia, da lui adorata e sempre rimpianta, di fronte alla dissoluzione e allo sfacelo. Dunque, Bosnia, nell’anno 1992. Da Belgrado, guarda un po’, arriva un ingegnere con famiglia con l’incarico e il sogno di costruire finalmente un tratto ferroviario nelle zone più sperdute del paese, un’opera infrastrutturale che dovrebbe finalmente consegnare al mondo quella parte fuori dal mondo. Ma scoppia la guerra che sappiamo, e il progetto di Luka l’ingegnere buono si dissolve, così come la sua famiglia. Il figlio, aspirante calciatore della mitica squadra del Partizan, pure quello un simbolo della piccola grandeur della Jugoslavia titina e prebellica, finisce arruolato, la moglie, cantante lirica, scappa con un ungherese (è il solito gioco e incrocio di etnie di ogni storia balcanica). Arriverà poi una ragazza musulmana di cui il serbo ortodosso Luka si innamorerà, a significare e simboleggiare (perché il cinema di Kusturica, fermo, cristallizzato com’è ai Sixties dei suoi esordi, è sempre pregno di messaggi più o meno cifrati) la possibile pace interetnica, e, soprattutto, a richiamare nostalgicamente l’unità armonica della solita Jugoslavia titina (ma caro Kusturica, se tutti andavanto così d’accordo come mai non appena scomparso Tito, o poco dopo, hanno incominciato tutti a scannarsi, e non è una metafora, proprio a scannarsi con squarci di giugulare e fiotti di sangue?). Se resisto al disgusto, forse un’occhiata a questo film riesco a darla, chissà. In fondo, pur detestando Kusturica, e soprattutto Underground e Il tempo dei gitani, qualcosa di sopportabile l’ho trovato nella sua filmografia, ad esempio Ti ricordi di Dolly Bell?

Questa voce è stata pubblicata in cinema, film, film in tv e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.