Recensione. I CROODS, un famiglia di cavernicoli verso la terra promessa

THE CROODSI Croods, regia di Kirk De Micco e Chris Sanders. In 3D. Una produzione DreamWorks. 20132227_3
Anche qui, come nell’Era glaciale, siamo in un qualche mondo preistorico pieno di pericoli e disastri (però la qualità grafica è meglio). Una famigliola più un ragazzotto lasciano il mondo del Buio per avviarsi verso quello, sconosciuto ma attraente, della Luce. Sembra a momenti I dieci comndamenti di De Mille in versione cartone 3D.
Non male, anche se non siamo al livello di certi Pixar movies. Voto 6 e mezzo
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La risposta DreamWorks all’Era glaciale. Siamo anche in questo cartone tridimensionalizzato in un qualche imprecisata preistoria, con umani cavernicoli (dunque anche un po’ Flinstones) alle prese con animali mostruosi, apocalissi e catastrofi tipo sommovimenti tellurici e esplosioni vulcaniche. La famigliola protagonista, padre, madre, una figlia grandicella e tosta, un ragazzetto un po’ lento di testa, una nonna bisbetica, impicciona e indomabile, vive nel buio di una caverna, unico rifugio e riparo dal mondo cattivo e pericoloso là fuori. Il padre, un brav’uomo però mica tanto coraggioso e un po’ pantofolaio (sempre che nella preistoria esistessero le pantofole), rifugge da ogni avventura, vuole proteggere i suoi dai rischi tenendoli rinchiusi, e si mette in allarme quando la figliola – che è lo spirito più intraprendente ed esploratore del clan – ogni tanto se ne scappa via per vedere quello che c’è oltre, e l’oltre – lo si intuisce appena – è un mondo di luce ricco di opportunità e belle cose. Conoscerà un ragazzotto simpatico e sexy che non solo le farà tremare il cuore, ma le mostrerà e insegnerà cose che non aveva mai visto, come la meraviglia del fuoco.
Sarà lei a convincere papà a lasciare il mondo vecchio, nel frattempo in preda a rovinosi crolli, e a inoltrarsi tutti insieme – ragazzotto compreso – verso quell’universo che se ne sta al di là, sconosciuto e attraente. Ne dovranno superare di ogni prima di raggiungere la Terra Promessa, un tripudio di colori e luci, ma ce la faranno, ovvio (e la marcia della famigliola ricorda irresistibilmente – visto che a Hollywood giustamente non si butta via niente – gli Ebrei in fuga dall’Egitto dei Dieci Comndamenti di Cecil B. De Mille). Che dire? Carino, con una qualità grafica e scenografica assai superiore a quella dell’Era glaciale, anche se non proprio originale e innovativo. Più rassicurante che esploratore del nuovo. Io non ho una spiccata propensione per i cartoni più o meno tridimensionalizzati, it’s not my cup of tea, sorry, però quando l’ho visto lo scorso febbraio alla Berlinale (prima mondiale, tutto il cast – inteso come gli attori che nella versione originale hanno prestato la voce ai personaggi – schierato in conferenza stampa, da Nicolas Cage a Emma Stone e Ryan Reynolds) mi sono divertito e rilassato parecchio: un’oasi, una pausa, un ristoro in un festival pieno, come tutti i festival, di cose magari nobilissime ma inesorabilmente pese. Di sicuro non ha la complessità, i citazionismi, le strizzate d’occhio dei Pixar movies, che son così multistrato da sembrare delle volte quelle torte-torre di babele più scenografiche e spettacolari che buone davvero. I Croods non ha tali ambizioni, non racchiude mesaggi cifrati da decodificare, è più semplice e lineare, ma non così scemo. Questo percorso dal buio alla luce, questa ascesa dalle caverne verso un mondo più abitabile confortevole, ripropone in fondo il mito ottocentesco del progresso e la visione settecentesca dei Lumi, visioni legate fra loro, e di sfrenato ottimismo, che hanno permeato l’Occidente così come ancora lo viviamo e lo conosciamo. Nei Croods c’è qualcosa delle simbologie e mitologie massoniche (della prima massoneria, avete in mente Mozart e Il flauto magico?) fino, su su, all’adorniana-horkheimeriana Dalettica dell’illuminismo. Beh, non esageriamo, basta così, fermiamoci. In fondo è solo un cartone.

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