Recensione. IL CACCIATORE DI GIGANTI: indeciso tra fiaba e fantasy-horror

JIl cacciatore di giganti, regia di Bryan Singer. Con Nicholas Hoult, Stanley Tucci, Ewan McGregor, Eleanor Tomlinson, Ian McShane. Al cinema da giovedì 28 marzo 2013.J

Continua, dopo le due Biancaneve dell’anno scorso (e in attesa di Hansel & Gretel), la mania di rivisitare in chiave fantasy-action le storie per bambini. Stavolta tocca a quella, molto amata nei paesi anglosassoni, dei fagioli magici. Il risultato è un film sospeso e indeciso tra favola, fantasy e horror: troppo horror, che ha tenuto lontane le famiglie Usa (e i bambini) dai cinema e decretato il flop al box office. Eppure c’è qua e là un sapore di favola, di incanto vero che rende non così corrivo e banale questo Il cacciatore di giganti. Voto 6 +JACK THE GIANT SLAYER
In America è il più colossale flop della stagione, incassi modesti (neanche 60 milioni al box office Usa) a fronte delle centinaia di milioni di dollari investiti . La ragione, secondo molti osservatori di cose cinematografiche, starebbe nella natura ibrida di questo film che non risce a decidersi se essere fiaba, fantasy o horror. I giganti affamati di carne umana, che sono la parte brutta e cattiva del film, sono troppo realistici e orrorifici, hanno sentenziato gli esperti, dunque inadatti a un pubblico di fanciulli. Così le famiglie, il target privilegiato di queste operazioni produttive, hanno disertato e tenuto a casa i pargoli. Sbagliato, in quanto troppo sanuginario, sarebbe anche il titolo, che in originale fa Jack the Giant Slasher, Jack il tagliatore, lo squartatore di giganti. Un po’ troppo per i bambini, D’altra parte, se gli infanti vengono tenuti lontani, quale pubblico adulto potrebbe mai appassionarsi a una storia così vistosamente childish? E il risultato è stato, almeno in America, quello che è stato. Stiamo a vedere adesso come risonderà il box office italiano. Alla base c’è la fiaba, molto conosciuta soprattutto in area anglosassone, dei fagioli magici. Siamo in un paesaggio e in un tempo vagamente tardomedievale. Un ragazzo di povera famiglia si fa (apparentemente) fregare al mercato, vendendo un cavallo in cambio di un pugno di fagioli che l’acquirente, un monaco inseguito da loschi e spietati sgherri, gli assicura essere magici. A casa lo zio si dispera per quel pessimo affare concluso dal troppo giovane e ingenuo nipote. Ma quei fagioli si rivelerano davvero speciali, dando vita a piante immense che salgono su su fino al cielo, fino a un mondo altro e parallelo mondo abitato da micidiali giganti. I quali aprofitteranno di quelle piante, servendosene come di ponte, per discendere tra gli umani e conquistarli. Sarà guerra tra i buoni (la gente di giù, che si raccoglie intorno al re e al principe) e le orride creature venute dall’alto, e l’ingenuo ragazzo dell’inizio si trasformerà in eroe finendo con l’impalmare l’inevitabile principessa. Ora, l’intenzione evidente è quella di inserirsi nell’ormai rigoglioso filone della favole già ritenute per piccine (vedi Biancaneve), però rivisitate e revisionate e incrudelite secondo i codici del nuovo fantasy e l’estetica spesso pacchiana e sempre sovraccarica di segni della computer grafica (massì, CGI).
Solo che stavolta alla macchina da presa c’è un regista assai consapevole come Bryan Singer, che per me resta sempre, più che l’autore di X-Men, quello del memorabile I soliti sospetti, e dunque persona degna del massimo rispetto. Simger ha una sensibilità nel raccontare l’alterità piuttosto rara, e la immette anche in questa operazione. C’è più morbidezza, più finezza – soprattutto nella descrizione delle relazioni familiari – che in altri film dello stesso genere. Alcuni passaggi sono autenticamente fiabeschi, i personaggi della corte disegnati con precisi rimandi all’inconografia neomedievalista del primo Ottocento. Si respira qua e là un’aria incantata da fiaba vera, il che per contrasto rende ancora più tetro e minaccioso il mondo mostruoso dei giganti. Film irrisolto, che non sa a quale pubblico rivolgersi, ma con passaggi e momenti di autenticità che né le due Biancaneve viste al cinema l’anno scorso né Il grande e potente Oz possiedono. Purtroppo come protagonista c’è il segaligno e gelido Nicholas Hoult, già visto in Warm Bodies e, qualche anno fa, in A single man di Tom Ford. Ottimo invece Ewan McGregor, che ci fa capire cosa possa diventare un personaggio convenzionale nelle mani di un attore vero. Stanley Tucci e il villain, come principessa ritroviamo quell’incantevole ragazza che Elenor Tomlinson appena vista in Educazione siberiana di Salvatores.

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