Recensione. DUE AGENTI MOLTO SPECIALI: l’Omar Sy di Quasi amici va in polizia (ma non è la stessa cosa)

20385907Due agenti molto speciali (De l’autre coté du périph), regia di David Charhon. Con Omar Sy, Laurent Lafitte, Sabrina Ouazani.20331597Reduce dallo stratosferico successo di Quasi amici, Omar Sy rifà – stavolta in chiave poliziesca – il personaggio dell’uomo di banlieu rozzo ma di buon cuore. A fargli da contraltare c’è un poliziotto fighetto della Parigi bene. Chiaro che i due all’inizio baruffino, ma poi la strana coppia funzionerà e farà miracoli. Battute non sempre felicissime, aria di déjà-vu, un intrigo giallo inverosimile. Resta la simpatia di Sy, ma mica sempre può bastare. Voto 5 e mezzo20331600
Torna Omar Sy, che in Quasi amici era l’irresistibile banlieusard africano finito a palazzo a far da badante all’altoborghese tetraplegico. Esito sensazionale in tutto il mondo, il maggior incasso francese di ogni tempo, il film non americano di maggior successo di sempre (450 milioni di dollari worldwide). Come maneggiare un successo tanto esplosivo e, soprattutto, che fare dopo? Omar Sy ha deciso, non so quanto saggiamente, di rifare se stesso e il proprio personaggio in questo Due agenti molto speciali, riproponendosi ancora come parte proletaria, linguacciuta e irriverente-naïf di una coppia attoriale e mattatoriale. Anche se stavolta si tratta di un poliziesco (comunque virato abbondantemente in commedia). Se a lui tocca far l’agente venuto dai palazzoni popolari di Bobigny, all’altro, Laurent Lafitte, tocca invece la parte dell’agente fighetto sempre molto ben vestito e con molte ambizioni di carriera, nato e cresciuto a Parigi-Parigi, mica là dove finisce il mondo dabbene. Classica coppia di opposti, a innescare baruffe senza fine, rimbrotti, dispetti e rinfacci, e a cortocircuitare mondi e modi diversi onde far scaturare i soliti e prevedibili effetti comici. Omar Sy come agente della squadra antitruffa Ousmane Diakité rifà il repertorio già esibito molto meglio nel geniale Quasi amici, e dunque smorfie e stupori e boccacce e battute salaci e gaffe allorchè gli capita di trovarsi in ambienti borghesissimi della Parigi che conta, tra ori, velluti e damaschi, e tra mesdames e messieurs sempre alquanto sostenuti e smorfiosi (“questo è l’ottavo arrondissement”, cerca di tenerlo a freno il collega, “cioè la capitale di Parigi!”). L’altro invece, François, della Omicidi, in quegli ambienti sguazza con la naturalezza di chi li conosce da sempre. I due sono costretti a convivere e allearsi e lavorare insieme, nonostante mal si sopportino (ma poi naturalmente diventeranno una coppia perfetta e affiatata fino al languore) per far luce su una bruttissima faccenda, l’omicido di una gran signora borghese, moglie nientedimeno che del presidente di una associazione di industriali assai somigliante alla nostra confindustria. Una signora che amava frequentare le peggio bische clandestine dei peggio quartieri, e che, osando troppo e tradendo le proprie origini, finisce col restarci secca.
La parte di intrigo giallo di Due agenti molto speciali (però, che brutto e fiacco questo titolo italiano dell’originale De l’autre coté du périph) è pessima e inverosimile, e c’è da stupirsi che i francesi, così abili e professionali nella confezione di film anche mainstream, abbiano stavolta tirato via sciattamente con una storiaccia che non sta nè in cielo nè in terra: vogliamo parlare dell’inseguimento finale del villain? Il resto è commedia, con Omar Sy simpatico sì, ma debordante e talvolta irrefrenabile. Le battute non sono sempre magnifiche, anzi delle volte imbarazzano proprio (sarà solo colpa del doppiaggio?), e il livello di Quasi amici resta lontano. Diciamolo, nella gestione di Omar Sy si poteva fare di meglio, anche se poi qua e là i momenti di divertimento non mancano. Il pericolo è che diventi il clone francese di Eddie Murphy. Ma a dare più fastidio è il populismo che erompe dal film. Anche in Francia evidentemente spira un impetuoso quanto becero vento anticasta (il peggio tende subito a globalizzarsi), e dunque ecco Due agenti molto speciali addiutare al pubblico ludibrio i padroni – e relativi scherani – descrivendoli tutti come fetentissimi, corrotti, corruttori e pure dalle mani lorde di sangue. Un odio antiborghese così non me lo ricordavo dai tremendi anni Settanta, e non mi pare un bel segno per nessuno. L’agente Ousmane Diakité ha per film di culto Joss il professionista (1981, regia di Georges Lautner) con un meraviglioso Jean-Paul Belmondo nei suoi anni d’oro. Se lo guarda e rigarda, e ha fatto venire voglia anche a me di rivedermelo.
Postilla: anche qui, come in molti film americani, le squadre di polizie sono di ogni possibile etnia, e la battuta chiave di questo film – gridata da Ousmane al suo collega biancofiore François – è: “Francia 1998!”, a ricordare quel mondiale vinto da una nazionale composta da gente come Zidane, Lilian Thuram e Desailly. Non proprio originari dell’ottavo arrondissement. Cosa non fa il calcio.

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