Torna al cinema ‘Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto’: solo per tre giorni. Da lunedì 8 aprile

Torna al cinema, nella versione restaurata a cura della Cineteca di Bologna, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri. L’8, il 9 e il 10 aprile in tutte le sale The Space Cinema d’Italia.
L’elenco delle sale al link www.thespacecinema.it
Biglietti in vendita alle casse dei cinema, al numero 892.111 oppure online sul sito www.thespacecinema.it
Trailer e info: http://www.thespacecinema.it/portal/it/default/extra/indagine-su-un-cittadino-al-di-sopra-di-ogni-sospetto

imagesFlorinda-Bolkan-in-Indagine-su-un-cittadino1Vincitore dell’Oscar 1971 come migliore film straniero, gran premio della giuria al festival di Cannes 1970. Film leggendario, pietra miliare di quel cinema civile e d’impegno che è parte della nostra storia nazionale, e non solo di quella di Cinecittà. Script di Ugo Pirro, regia di un Elio Petri al massimo del suo cinema grottesco e neoespressionista, musica di Ennio Morricone, ovvio. Protagonista Gian Maria Volontè, di un virtuosismo mimetico impressionante, che ancora oggi lascia senza fiato. Film che riporta come pochi altri il clima di quegli anni, l’odore di quel tempo, di un’Italia in preda a convulsioni ribellistiche e antisistema, traumatizzata e vulnerata dalle vicende di piazza Fontana e dintorni, sempre più diffidente nei confronti delle istituzioni e in particolare degli organi giudiziari e di polizia. Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto è un teorema, chissà quanto lucido e chissà quanto complottista (e fors’anche un po’ paranoide), che intende dimostrare la deriva criminale dei poteri dello stato di quella fase della nostra storia nazionale.
Roma. Il capo della sezione Omicidi, nel giorno della sua promozione a capo dell’ufficio politico, uccide l’amante Augusta Terzi: per punirla (forse) della da lei sfacciatamente esibita storia con uno studente contestatore, soprattutto per dimostrare a sè e al mondo la propria onnipotenza. Uccide, e dissemina di indizi a suo carico la scena del delitto e fuori onde sfidare, in preda a inarrestabile hybris, la giustizia, per provare di essere oltre la legge e al di sopra di ogni sospetto. Allora sembrò un atto d’accusa ai poteri deviati dello stato, oggi ci appare il referto di un caso di psicopatologia, una deriva oltre ogni confine di salute mentale, una discesa nei labirinti dell’inconscio, anche un magnifico pretesto perché Petri potesse scatenarsi nelle sue deformazioni grottesche, nella sua visionarietà. Giustamente osannato Volontè, ma non si può dimenticare accanto a lui Florinda Bolkan, l’attrice più anni Settanta del nostro cinema, un’icona vera, una bellezza non così canonica e classica, un feticcio di quegli anni.

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