Recensione. IL VOLTO DI UN’ALTRA: trash tv, chirurgia estetica, fellinismi. Ma l’operazione non riesce

IVDUA_MG_1037Il volto di un’altra, un film di Pappi Corsicato. Con Laura Chiatti, Alessandro Preziosi, Lino Guanciale, Iaia Forte._MG_2989IVDUA_MG_3825 Elenco della sale
Un altro film che prende a bersaglio la tv dei reality più spazzatura e la smania della chirurgia estetica. Ma ne abbiamo già visti troppi, Corsicato arriva tardi. Non bastasse, il plot non sa dove andare, le immagini non sono così folgoranti come ci si aspettava. Restano le citazioni di tanto cinema del passato (Fellini, Ferreri): troppo poco. Ottimo Alessandro Preziosi. Voto 5 meno_MG_7677
Mah. Un altro film che bersaglia la tv con frecce e freccette più o meno avvelenate, un altro film sulla chirurgia estetica e relativi sogni di mutazione e giovinezze eterne, come se non ci fossero bastati i Matteo Garrone (Reality) e i Pedro Almodovar (La pelle che abito) e altri ancora. Il volto e il suo doppio, l’uomo (la donna) e la sua maschera, noi siamo la nostra immagine o quello che si cela sotto? Ah, saperlo. Per carità, Pappi Corsicato in questo suo film almeno non la mette giù dura, non ci aduggia con prediche moraleggianti e virtuose, e punta deciso al divertissement, allo sberleffo anche crudele, alla ballata grottesca, alla messinscena ultracamp. Il guaio è che il film è modestissimo come racconto, com ampie inverosimiglianze e incongruenze soprattutto nella parte seconda, e sul piano stilistico-figurativo-visuale, che è quello su cui mi pare Corsicato punti, resta abbastanza deludente, comunque al di sotto delle evidenti ambizioni del suo autore. Non ce n’è, se si privilegia la forma sui contenuti – com’è questo il caso – la confezione dev’essere smagliante, capace di costruire e restituirci immagini folgoranti, abbaglianti, stordenti, senza la minima imperfezione. Qui ci si prova, eccome, a mancare è il risultato.
Una villa-palazzo nel Sud Tirolo trasformata in beauty farm e clinica da un chirurgo estetico stregone capace di fermare (apparentemente) il tempo, trasmutare la melma in oro, rovesciare ogni inadeguatezza fisica in bellezza pura. Lifting blefaroplastiche liposuzioni e quant’altro. E dunque: pazienti con le teste fasciate (ma come faranno a respirare con quella roba sulla faccia?) deambulanti dentro e fuori la clinica che paiono uscire da performance di Vanessa Beecroft, anche parecchio muse inquietanti alla De Chirico, un pullulare di corpi appena operati o in attesa di esserlo, e bianchi lenzuoli e accappatoi come sudari tra Brueghel, Bosch e varie Passioni pittoriche. Sì, vediamo, e ci sforziamo anche di afferrare i rimandi figurativi, gli incessanti clins-d’oeil, però queste immagini non sono mai così assolute, sempre un filo sgangherate e approssimative, come se mancasse un’ultima messa a punto, la levigatura definitiva.
Bella (Laura Chiatti) è la conduttrice di un trashissimo programma tv in cui il marito René (Alessandro Preziosi), chirurgo estetico, interviene in diretta su facce, seni, glutei e quant’altro (ma soprattutto facce). Solo che gli ascolti calano, Bella viene licenziata, già si cerca la sua sostituta per la trasmissione: con la conseguenza che gli affari della demoniaca coppia precipitano. La villa-beauty farm sulle Alpi, epicentro del loro business, è difatti gravata da debiti e adesso, senza il propellente della tv, il fallimento si avvicina. Ma arriva un incidente che si rivelerà provvidenziale: la macchina di Bella viene colpita da un wc caduto da un camion e il suo volto ne esce colpito e sfigurato. Ed ecco l’idea, il piano messo a punto con il marito: si farà rifare da lui il viso in diretta, gli ascolti schizzeranno a livelli record, le loro finanze saranno salve. Ma ci si metterà di  mezzo un operaio addetto alle fogne della villa (wc, merda e dintorni hanno gran pregnanza simbolica in questo film) e niente andrà come previsto. Ora, il problema innanzitutto è che il plot si regge, seppur faticosamente, solo fino al momento dell’incidente e del piano successivo, poi si squaglia in una serie di contraddizioni e inverosimiglianze, avvitandosi in un finale che tale non è. Si buttano lì piste narrative secondarie, come quella della famigliola in camper fan assatanata di Bella, che poi vengono abbandonate. Un bel casino, ecco. Resta il grottesco, resta una quantità di citazioni cinematografiche da far girare la testa ed è questa, per un cinefilo, la parte più godibile di un film così irrisolto. Otto e mezzo di Fellini è l’evidente modello di riferimento, ripreso e rifatto – come in un’operazione di chirurgia plastica – in parecchie sequenze: i pazienti che si aggirano nella villa e nel parco ricordano la folla di anziani nella città termale del film di Fellini, le signore pre o post-operate che assediano René vengon dritte dalla famosa scena dell’harem, e Alessandro Preziosi (bravissimo, devo dire) rifà con tanto di occhiali quasi filogicamente il torpido Marcello Mastroianni. Lo scoppio delle tubature di scolo e delle fogne mi pare venga invece da La grande abbuffata di Ferreri, il pas de deux di Bella e René ha qualcosa di Ieri, oggi, domani di De Sica (l’episodio romano). Ma il citazionismo resta fine a se stesso, puro gioco di figurine piatte, e non innesca mai una narrazione originale. Laura Chiatti come trash-queen televisiva è, ovviamente, molto, molto bella, però la vera sorpresa di questo film è Alessandro Preziosi, che non sbaglia una mossa. Sta diventando uno dei nostri migliori attori, come dimostra anche nell’imminente Passione sinistra di Marco Ponti. Se solo avesse un grammo di simpatia in più.

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