CANNES il giorno prima: cronaca minima

AFF_CANNES_22X30.inddEccomi qui a Cannes, qui al Palais (du Cinéma), qui alla sala stampa wifi. Le ultime ore di caos calmo prima dello scatenamento e delle folle e delle follie e deliri di domani, giorno di apertura con Il grande Gatsby, anzi Gatsby le Magnifique come dicono ici. Leo DiCaprio, Carey Mulligan e Baz Luhrmann saliranno la montée de marche – non chiamiamola red carpet, qui in Francia ci tengono alla differenza cultural-linguistica – domani sera per la proiezione ufficiale delle 20,30, subito dopo la cerimonia di apertura (officiata da Audrey Tautou). Però la stampa il film potrà vederlo domattina alle 10 o il pomeriggio, o almeno lo potrà vedere chi ce la farà a entrare, visto che lo danno alla Salle Debussy che non è mica così enorme, anzi. Seguirà conf. stampa con il divino Leo e gli altri. Non parlate dei soliti privilegi da giornalisti, almeno stavolta, visto che Il grande Gatsby sarà nei cinema di tutta Italia da giovedì 16, il giorno dopo,  lo si potrà vedere piùcomodamente che a Cannes. Intanto i dilemmi e le ansie del cinefilo di fronte al mastodontico programma festivalesco si ingigantiscono: come riuscire a vedere tutto quello che si dovrebbe vedere? I film del concorso innanzitutto, ma anche moltissimi di Un certain regard, la rassegna seconda e parallela, quest’anno pieno di titoli forti (mentre l’anno scorso era un filo debole), da The Bling Ring di Sofia Coppola a Les Salauds di Claire Denis al nuovo di e con James Franco (da Faulkner! con lui che fa il farmer, anzi proprio il contadino). Per non parlare delle 4 ore del nuovo film del filippino Lav Diaz, uno dei cineasti più rigorosi e radicali sulla faccia della terra, e anche punitivi per lo spettatore. Lui, solito a film di sei ore almeno (come quello presentato a Venezia due anni fa), stavolta ha deciso di essere più buono e di regalarcene uno un po’ più snello e nemmeno più in bianco e nero, ma a colori. Grazie Lav. Ci sono pure le due rassegne extraistituzionali, extraufficiali, che non hanno sede nel Palais, non fanno parte del Festival, ma sono lo stesso di massima importanza e massimo culto cinefilo, La Quinzaine des Réaisateurs e La Semaine de la Critique. E la Semaine apre dopodomani con Salvo, film made in Italy, anzi made in Sicily di due registi esordienti, Fabio Grassadonia e Antonio Piazza (fotografia di Daniele Ciprì). Già, ma come incastrarlo nella già impossibile schedule? Oggi ho espletato le ineludibili pratiche burocratiche, sorta di iniziazione obbligatoria. Fila (velocissima) per il ritiro del badge senza del quale semplicemente non esisti, ritiro della bag ufficiale con logo, stavolta grigia e come sempre di resistente nylon. Poi pausa caffè al corner Nespresso all’interno del Palais. Un bar, direte? No, non c’è. O il caffè, nelle sue varie declinazioni, o un’acqua minerale, che di solito finisce la mattina verso le dieci e poi ti devi accontentare della boccia con acqua di rubinetto come dal dentista. Son le gioie del più grande festival di cinema del mondo. (Ma non lamentiamoci, non siam mica in miniera.)

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