Cannes, stamattina: standing ovation per Jodorowsky e il suo nuovo, meraviglioso ‘La danza de la realidad’

Schermata jpeg 2013-05-18 a 15.07.08Dopo le due ore al Palais del film di Desplechin, stamattina subito via di corsa direzione Quinzaine dove alle 11,30 si dava il nuovo, misterioso e girato in gran segreto film di Alexander Jodorowsky, ultraottantenne ancora in gran forma di testa e di membra. Uno che ha fatto la storia del cinema tra Sessanta e Settanta, anche se oggi il lettore medio globale lo conoisce più per i suoi libri esoterici dedicati ai tarocchi e altro.
Tre quarti d’ora in fila sotto una pioggia battente, fredda e cattiva, la peggior fila di questo Cannes e di quello dell’anno scorso, e i signori della Quinzaine che non si decidevano ad aprire le porte (peggio quasi che al Palais). Nonostante impermeabili e ombrelli e scarpe invernali, eravamo tutti fradici quando finalmente ci siamo potuti sedere sulle poltroncine rosse. Però il film – titolo La danza de la realidad – meritava e ci ha ripagato. Rimando a un ulteriore post per la recensione. Intanto dico solo che La danza ha convinto perfino me che non ho mai amato e talvolta detestato il regista di La montagna sacra, El Topo e Santa Sangre, capofila e padre di molti pessimi cineasti con voglie e derive surreal-ispaniche ma spesso privi di talento. Lui il talento ce l’ha, l’ha sempre avuto, come no, anche se magari scarsamente tenuto a freno e un po’ debordante. Stavolta ha girato assai fellinianamente (Fellini è cinematograficamente sempre stato un suo parente stretto) il suo personale Amarcord, raccontando – imagino con parecchie libertà – la sua infanzia in una cittadina del Cile con il padre autoritario, ateo e comunista e la madre invece sempre in contatto con una dimensione parallela. Non dico di più, se non che il film, oltre che rutilante e pieno di invenzioni visive e immaginifico come si aspetta da Jodorowsky, è anche assai divertente, commovente, tenero. Una grandissima riuscita che io, francamente, non mi aspettavo. La danza de la realidad potrebbe diventare per questo Cannes quello che fu l’anno scorso Holy Motors. Solo che Jodorowsky è più trasparente, meno cerebrale e anche meno artefatto di Carax, suo degno allievo. Alla fine un applauso che è stato un’esplosione, e quando lui è arrivato sul palco tutti doverosamente in piede. Una bella ragazza è perfino salita a baciarlo piangendo, ringraziandolo per quanto le aveva regalato il film.

La danza de la realidad

La danza de la realidad

Questa voce è stata pubblicata in cinema, festival, film e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.