Cannes 2013. Il mistero degli applausi e dei non applausi a Sorrentino

048538Dunque, ieri sera due proiezioni stampa di La grande bellezza di Paolo Sorrentino, la prima alla sala Debussy alle 19, la seconda alle 22 alla più piccola sala Bazin. Stando alle cronache, le reazioni all’una e all’altra sono state molto diverse, perfino opposte. Alla Debussy, il press screeening cui anch’io ero presente, alla fine, come ho subito postato su fb e twitter, gli applausi sono stati forti, ripetuti, lunghi, inequivocabili. E non ho avuto allucinazioni auditive, vi garantisco. Penso di essere sulla questione applausi uno abbastanza attendibile. L’anno scorso sono stato il solo, credo, a scrivere dei fischi, non clamorosi, ma indubbiamenti fischi, con cui alla Salle Lumière fu accolto qui a Cannes Reality di Matteo Garrone, cosa che poi su molta carta stampata e molti siti si sarebbe stranamente transustanziata in ‘trionfo’, ‘applausi di un quarto d’ora, ‘standing ovation’. Ma si sa, il cinema italino ai festival, soprattutto stranieri, gode di stampa amica e compiacente, nell’erronea convinzione che di un film nostro si debba parlare bene a prescindere. Tant’è che io ancora oggi sul mio blog ricevo insulti e commenti velenosi per aver scritto dei fischi a Garrone. Scusate la digressione, ma è per dire che non appartengo alla cosca filo-cinema italiano a ogni costo, e che gli applausi a Sorrentino alla sala Debussy non me li sono inventati. Tutto il contrario invece alla proiezione tarda delle 22 alla Salle Bazin, duecento posti, la più piccola del festival. Chi c’è stato, ed è gente affidabile, mi dice di una sala semivuota (se è per questo anche la Debussy alle 19 presentava molte poltrone non occupate), di un’assoluta freddezza, di zero applausi. Com’è possibile che il clima intorno a La grande bellezza si sia capovolto in così poco tempo? Più che possibile, invece. A me l’anno scorso è capitata la stessa cosa a proposito di Holy Motors di Leos Carax. Chi l’aveva visto alla prima proiezione stampa giù alla Debussy mi parlò di trionfo, addrittura di standing ovation con battimani prolungati per un quarto d’ora. Io, che l’avevo visto più tardi alla Bazin, rimasi basito. Perché a questa seconda proiezione nessuno, dico nessuno, aveva accennato al minimo applauso e il clima dominante era stato quello dello sconcerto, se non dello scazzo o dell’incazzatura aperta. Il giorno dopo i siti e i giornali francesi diedero il via al tam-tam pro-Holy Motors, seguiti da molti americani. A questo punto sono addivenuto alla seguente conclusione. Ieri alla proiezione di Sorrentino delle 19 evidentemente c’era un gruppo compatto e assai organizzato di supporter, immagino italiani, che hanno innescato l’applauso, il quale, si sa, fa presto a propagarsi per contagio e imitazione. Lo stesso in my opinion era accaduto con Holy Motors, dove però a fare da innesco al trionfo erano stati i francesi, molti arrivati a Cannes già convinti della grandezza del film di Carax. Però non basta la claque: la quale fallirebbe se non trovasse un clima adatto alla propagazione dell’applauso. Adesso stiamo a vedere cosa succederà davvero, in sede di palmarès e nei cinema italiani in cui sta per uscire, a La grande bellezza. In entrambi i casi non ci sarà nessuna claque.

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