Festival di Cannes 2013. La PREMIAZIONE e i VINCITORI in diretta

Ore 19,00. Audrey Tautou in rosso (e fascia e spalline rosa fucsia) dà il via alla cerimonia di chiusura e premiazione.

Entrano Jane Campion e Mads Mikkelsen. Si premiano i corti: tralascio titoli e autori delle menzioni. Palma d’oro dei corti a ‘Safe’ di un coreano di cui non chiedetemi il nome. Lui giovanissimo, Jane Campion lo abbraccia con ardore.

Zhan Ziyi e la Varda dovrebbero, se ho ben capito, consegnare la Caméra d’or. Che difatti va a a Ilo Ilo, film di Singapore di Anthony Chen, anche lui giovanissimo (presentato alla Quinzaine: non l’ho visto, del resto non l’ha visto quasi nessuno). Una sorpresa grande.

Finora abbiamo visto premiato solo l’Oriente.

Arriva sul palco Spielberg, presidente della giuria. E man mano arrivano tutti gli altri giurati.

Premio come migliore attore (lo consegna Laetitia Casta), che va a: Bruce Dern per Nebraska di Alexander Payne. Era tra i favoriti. Lui assente. Lo ritira per lui il regista.

Premio migliore attrice a Bérénice Bejo per Le Passé. Meritato. Ma vuol dire che difficilmente a questo punto il film di Farhadi vincerà la Palma. Sale sul palco anche, applauditissimo, anzi osannato, il regista iraniano.

Toh, c’è Asia Argento a introdurre il premio per il migliore screenplay. Voce roca da dark lady. Un po’ di Italia, almeno.
E il premio per la migliore sceneggiatura va al cinese Jia Zhangke per A Touch of Sin. Continua il trionfo dell’Oriente. Vuol dire però che anche il suo film non vincerà la Palma (era tra i possibili).

Rossy de Palma, ormai un donnone, introduce un altro premio:
il premio della giuria, che va al giapponese Like Father, Like Son di Kore-eda, e dunque pure questo esce dai palmabili. A questo punto il cerchio si stringe intorno a K., incrociamo le dita e tocchiamo tutto quel che va toccato.

Adesso il premio al migliore regista, che va al messicano Amat Escalante per il suo bellissimo e terribile Heli, sottovalutato qui da molti e grazie a Dio risarcito dalla giuria. Sono strafelice per questo premio non ovvio.

Mandano una sequenza da Vertigo, immagino che tra poco sul palco entrerà Kim Novak. E difatti: mesdames e messieurs Kim Novàk, annuncia la Tautou. Voce assai arrochita, la signora, sugli 80 credo, ha la faccia liscissima e tirata, anche se nel giro Hollywood si vede di molto peggio.

E il Grand Prix va a Inside Lewyn Davis dei fratelli Coen: ritira il pemio il protagonista, loro non ci sono.

E’ arrivato il momento: ecco la Palma d’oro, che va a… La vie d’Adèle di Abdellatif Kéchiche. Trionfo! E trionfo meritato. Ha vinto il migliore, e quasi si fa fatica a crederci. (la recensione di questo blog del film palma d’oro)

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