FESTIVAL MIX: il cinema gay (ma non solo per gay) è a Milano da mercoledì 19 giugno. I film imperdibili

'Interior: Leather Bar' di James Franco e Travis Mathews è tra i film più attesi.

‘Interior: Leather Bar’ di James Franco e Travis Mathews è tra i film più attesi.

Il polacco 'In the Name of', vincitore alla del Teddy Award

Il polacco ‘In the Name of’, vincitore alla Berlinale del Teddy Award

Milano, martedì 18 giugno 2013.
Presentato stamattina a Palazzo Marino l’ormai consueto Festival Mix. Nome alquanto criptico cui si aggiunge un sottotitolo più esplicito: ‘festival di cinema gay lesbico e queer culture’. Dunque, film a tema queer (ma quale sarà la definizione più politicamente corretta? Gay? Queer? Lgbt?), un centinaio di titoli – ed è una bella cifra –  il cui nocciolo duro sono le tre sezioni del concorso, ognuna con il suo premio finale: migliore lungometraggio, migliore documentario, miglior corto. Il Mix è alla sua edizione numero 27, ed è un bel traguardo di maturità, non c’è che dire. Finanziariamente si è arrivati con il fiatone, stando a quanto si è sentito stamattina alla conferenza stampa cui hanno partecipato gli organizzatori del festival, l’Arcigay Milano e rappresentanti del Comune, il quale ha sì contribuito, ma, visto l’ormai conclamata crisi economica in cui versano gli enti locali e non solo loro, decurtando rispetto agli anni precedenti. Tagli cui il Festival Mix ha risposto lanciando un crowdfunding su Internet, una modalità di raccolta fondi ampiamente sperimentata all’estero, ma da noi agli albori, e l’idea si è rivelata brillante e vincente, visto che in poco più di due mesi si son tirati su oltre 16mila euro da un totale di 308 sottoscrittori. Il che ha permesso di mettere a punto un programma ricco e frastagliato. Anche, in my humble opinion, un po’ troppo. Da cinefilo ritengo che il core business di questo festival – come di ogni film festival – debba essere il cinema. Tutto quella che ne esula, o che con il cinema ha solo labili rapporti, tutto quello che gli sta intorno (dibattiti, eventi di vari generi, dj set e quant’altro), sarà certo un utile riferimento per la comunità gay, sarà importante per l’affermazione dell’identità Lgbt, ma rischia di offuscare e confondere quanto costituisce la mission della manifestazione, i film. Questa, ripeto, è la mia personalissima opinione. Se potessi, abbasserei un attimo il volume dei dj set sul sagrato del Teatro Strehler, sede del festival, e proietterei qualche film in più, o meglio ancora, programmerei più proiezioni dello stesso film (quasi sempre ce n’è una sola, ed è un problema; si guardi a tutti gli altri festival, dai maggiori ai minori, dove dello stesso titolo si effettuano più screenings, almeno due, onde consentire il recupero dei film persi, magari perché sovrapposti ad altri interessanti).
Resta da vedere se il festival riuscirà a coinvolgere anche chi gay non è. Il programma di sicuro è attraente per tutti al di là delle distinzioni di genere e degli orientamenti sessuali, e la riprova è che molti film vengono da festival per così dire generalisti e non gay (come Interior: Leather Bar e In the Name of dalla Berlinale, Jack and Diane da Locarno, Opium da Cannes). È la cornice del Festival Mix che tende invece a essere fortemente connotata e identitaria, dunque – sempre in my humble opinion – a non incoraggiare l’afflusso dei non gay. Ulteriore riflessione: la presenza di film a tematica queer nei vari festival è ormai così massiccia e diffusa – si pensi anche a Cannes 2013 dove La vie d’Adèle, sull’amore tra due ragazze, ha vinto addirittura la Palma d’oro, e dove a L’Inconnu du lac è stato dato un altro premio importante nella sezione Un certain regard – che vien da chiedersi se le rassegne specializzate di cinema gay abbiano ancora il valore e il significato di quando furono fondate decenni fa (quando si trattava di mostrare, testimoniare, far uscire dall’ombra, sottrarre alla clandestinità) e se non sarebbe il caso di ripensarle.
Non mi azzardo neppure a darvi la mappa del Festival Mix 27, per cui rimando al sito: http://www.festivalmixmilano.com/2013/. Ricordo che si parte mercoledì 19 e si finisce lunedì 24 giugno.

Il programma
, giorno per giorno, ora per ora, a questo link: http://www.festivalmixmilano.com/2013/programma/

La lista dei film, sezione per sezione: http://www.festivalmixmilano.com/2013/film/

I film imperdibili. Si apre con il molto atteso Yossi dell’israeliano Eytan Fox, sequel di uno dei film gay più famosi di sempre, quello Yossi & Jagger che nel 2002 parlò di amore omosessuale tra due giovani ufficiali di Tsahal, l’esercito israeliano. Yossi verrò proiettato il 19 sera, Yossi & Yagger il 20 pomeriggio. Saranno presenti il regista Ethan Fox e il suo compagno di lavoro e di vita, il produttore-critico-giornalista Gal Uchovsky, oltretutto il Festival Mix – come hanno loro stessi ricordato in conferenza stampa – coincide con i 25 anni della loro storia. Ma l’attesa grande è soprattutto per Interior: Leather Bar, codiretto dal regista gay Travis Mathews (presente stamatttiuna e che sicuramente sarà alla proiezione, oltre che a uno workshop) con la superstar James Franco. C0me ho già scritto dopo averlo visto a Berlino (recensione) dov’era stato presentato in anteprima, il film parte da un’idea notevole, quella di ricostruire i 40 minuti tagliati e poi andati perduti di Cruising, il mitologico e a suo tempo molto discusso (anche dai gay) film di William Friedkin con un torvo Al Pacino poliziotto impegnato a indagare su una serie di delitti nell’ambiente dei locali gay-leather-fetish newyorkesi fine Settanta. Interior: Leather Bar intreccia la ricostruzione e messinscena di quei minuti perduti, comprese parecchie sequenze di sesso esplicito, con i ritratti degli attori – gay e non – chiamati a re-interpretare il Cruising perduto. Prevedibile la ressa, meglio prendersi subito i biglietti online qui: http://www.kapipal.com/salvamix
Nella sezione Documentari consiglio caldamente Bambi di Sebastien Lifshitz, anche questo presentato alla Berlinale 2013 dove ha vinto il Teddy Award come miglior doc a tema queer: storia per niente ovvia e con qualche sopresa di una transgender nata nell’Algeria ancora francese. Assolutamente imperdibile il polacco In the Name of, anche questo presentato alla Berlinale (e vincitore del Teddy Award come migliore film di fiction): un prete nella Polonia profonda si innamora di un ragazzo della comunità di recupero di cui si occupa. No, non si tratta di un film greve su preti pedofili e quant’altro, o dell’ennesima polemica contro gli abusi della chiesa, è invece un melodramma molto fassbinderiano su una storia al limite dell’impossibile. Segnalo pure L’âge atomique, due ragazzini – uno gay, uno per niente – un una notte buia di Parigi, uno dei film più aerei e nello stesso tempo intensi, fiammeggianti, che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni (l’han dato a Berlino 2012 e poi al Milano Film Festival). Ancora: Laurence Anyways del giovanissimo (25 anni) e già affermato canadese Xavier Dolan, storia di un ragazzo e una ragazza che resiste a tutto, anche al cambio di sesso di lui. Tre ore appassionanti che passano veloci. Dato e anche premiato l’anno scorso a Cannes a Un certain regard. Viene dritto dall’ultimo Cannes invece Opium, sofisticata ricostruzione con musiche e molta eleganza parigina dell stagione giovane di Jean Covcteau, compreso il suo amore per lo scrittore Raymond Radiguet. Dirige Arielle Dombasle, già attrice rohmeriana e moglie di Bernard Henri-Levy. Cameos eccellenti, come Marisa Berenson quale Marchesa Casati.
Mi fermo qui, ma c’è molto, molto altro. Tra i film che non ho visto ancora, mi interessa parecchio Out in Dark, la passione tra un israeliano e un ragazzo palestinese. Non mi aveva entusiasmato invece Jack & Diane, storia tra una ragazza molto testo e una dolce ragazzina (Juno Temple), visto al Festival di Locarno 2012.

Da qualche anno il Festival Mix proclama una Queen of Comedy, un’attrice o altra protagonista dello spettacolo particolarmente amata dal pubblico gay. Quest’anno il riconoscimento va a Valentina Cortese, di cui è stata annunciata la presenza domenica sera. Un premio alla memoria sarà per Mariangela Melato.

Altre notizie e info nel comunicato ufficiale del Festival Mix:
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