Film stasera sulle tv gratuite: FARINELLI (sabato 29 giugno 2013)

Farinelli – Voce regina, la7d, ore 21,10.
farinelli1Ebbene sì, ci fu un tempo in questo paese – un tempo che durò fino al primo Ottocento – in cui si castravano i bambini dalla voce angelica perché conservassero anche da adulti quella immacolata, androgina vocalità. Succedeva soprattutto, ma non solo, nel Regno Pontificio, dove alle donne era proibito cantare ed esibirsi in pubblico e dunque si ricorrreva a questo (chiamiamolo così) espediente per rimpiazzarle. Una consuetudine, una pratica che in noi, uomini del secolo numero 21, suscita scandalo, repulsione, indignazione, ma che pure, in particolare nel Settecento, nessuno si metteva in testa di contestare. Tant’è che, pur in piena rivoluzione culturale dei Lumi, i castrati italiani furoreggiavano nei teatri di tutta Europa suscitando entusiasmi e perfino deliri. Al più famoso, Carlo Broschi detto Farinelli, è dedicato questo film del 1995, di coproduzione belga-italiana (e belga è il regista Gérard Corbiau), che fu incredibilmente un trionfo arthouse internazionale agguantando anche una nomination all’Oscar. Di Farinelli si ricostruisce la vita, romanzandola però alquanto e inventando una rivalità con Haendel mai esistita, probabilmente per riecheggiare quella Mozart-Salieri dell’arci-successo Amadeus (un film che è l’evidente riferimento di questo). Ma il cuore drammaturgico, e anche drammatico, resta la relazione di Broschi con il fratello maggiore, un musicista che, per conservare ingaggi, soldi e fama, decise per la castrazione del povero Carlo, suo compagno di concerti ed esibizione. C’è pure nella trama un’improbabile storia d’amore del protagonista in cui, a formare un triangolo, si inserisce anche il fratello. Farinelli è Stefano Dionisi, che con questa performance sembrò per un attimo diventare una star europea (non sarebbe andata così). Enrico Lo Verso è il fratello sfruttatore. Non è il primo film sul tema dei castrati cantanti (tra l’altro, c’è qualche illustre musicologo che oggi li rimpiange e li vorrebbe risentire nei teatri). Ci avevano già provato Pasquale Festa Campanile e Massimo Franciosa dirigendo insieme nel 1964, nel periodo aureo del nostro cinema, Le voci bianche, con Paolo Ferrari e Anouk Aimée.

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