Recensione. OGGETTI SMARRITI è un film di molte ambizioni (alla Charlie Kaufman) e scarsi risultati

Oggetti-Smarriti-6-clip-della-commedia-con-Roberto-Farnesi-e-Giorgia-WurthOggetti smarriti, regia di Giorgio Molteni. Sogetto e sceneggiatura di Giorgio Fabbri. Con Roberto Farnesi, Ilaria Patanè, Chiara Gensini, Giorgia Wurth, Michelangelo Pulci, Francesca Faiella.oggetti-smarriti-lost-and-found-foto-dal-film-3_mid
Si può fare in Italia un film alla Charlie Kaufman, un film che mescoli realtà e sur-realtà e faccia del metacinema? Si può fare un film così, un film-labirinto, per raccontare di un padre che non ha voglia di fare il padre? Ci prova, ambiziosissimamente, questo Oggetti smarriti, e fallisce. Il risultato è solo un maledetto garbuglio in cui a smarrirsi è il povero spettatore. Però, tanto di cappello per il coraggio e l’incoscienza. Voto 5 menooggetti-smarriti-roberto-farnesi-e-guido-in-una-scena-del-film-278342-620x350
Spiace non parlare bene come si vorrebbe di un film italiano come questo, un film per niente solito, che ha il suo bel coraggio nell’esplorare strade impervie (di scrittura e struttura narrativa, soprattutto). Film piccolo, indipendente, presentato due anni fa al Giffoni Film Festival da dove si è portato a casa un paio di riconoscimenti, e che solo adesso per chissà quali misteri distributivi riemerge in sala, nella stagione oltretutto meno propizia. Questo lavoro firmato Giorgio Molteni (se ricordo bene regista un paio di decenni fa di Aurelia e poi di Il servo ungherese) è pieno di buone e ottime intenzioni, solo che – come si sa – non bastano le intenzioni a produrre risultati, e anzi ne sono lastricate le strade che portano giù nello sprofondo infuocato. E però, prima di maltrattarlo, questo Oggetti smarriti, apprezziamo il fatto che provi a raccontare (già, ma che cosa racconta devvero?), in modi che non sono quelli di una fiction di Rai Uno, lo smarrimento di un padre non proprio avvezzo all’esercizio della paternità. Neo single e neodivorziato, womanizer indomabile, Guido si vede un giorno recapitare nella sua casa-design di Savona la figlia Arianna, anni 8 o giù di lì, che lui poco conosce e di cui si prende cura con fastidio e insofferenza. Solo che Arianna misteriosamente sparisce, e sparisce dalla casa chiusa a chiave, impossibile che sia scappata, e allora dov’è finita? si sarà mica volatilizzata? Ecco, su questo canovaccio che per comodità definiamo giallo, si innesta una narrazione che mescola più livelli: quello della fattualità, di ciò che vediamo (o crediamo) succedere a Guido; quello di un narratore che, brechtianamente e godardianamente, ci guarda (guarda noi spettatori) in faccia, abbattendo la famosa quarta parete, per raccontarci una strana teoria sugli oggetti smarriti e sul metodo migliore per ritrovarli; un livello di surrealtà, con un ufficio alla Terry Gilliam che degli oggetti, e degli umani, smarriti è incaricato. Un garbuglio. Il protagonista Guido dopo la sparizione di Arianna si muove in questo labirinto senza capirci molto, e noi peggio di lui. Immagino che il soggettista-sceneggiatore, da ritenersi come l’autore vero di questo film, abbia voluto tentare con molta ambizione e una certa incoscienza un’operazione alla Charlie Kaufman (Se mi lasci ti cancello, Il ladro di orchidee, soprattutto Synecdoche, New York), un film che guarda se stesso, che si riflette in sè e rifette su di sè, con relative mises-en-abyme e racconti-dentro-il-racconto. Anche, annullando ogni barriera tra reale e ultra-reale, e derubricando il reale (e l’oggettivo, il fattuale) a mera proiezione di fantasmi più o meno inconsci del protagonista. Tentativo che merita rispetto, solo che il risultato è un gran casino. Nulla si tiene, ogni scheggia vola impazzita nella sua direzione senza incastrarsi alle altre e formare un alcunchè minimamente dotato di senso. Cos’è la cosa che ci troviamo di fronte, cos’è Oggetti smarriti? Un concept-movie teso a dimostrare la teoria enunciata sugli oggetti smarriti e ritrovati? Il percorso di Guido verso una paternità, come usano dire le pessime psicologhe, consapevole? Un puro gioco demenziale? Tutto questo e niente di questo. Solo un maledetto imbroglio impossibile da districare. Che poi, per farcela in simili progetti, ci vuole una sceneggiatura di ferro senza il minimo cedimento strutturale, e attori che siano in grado di reggere anche gli snodi più deliranti. Attori che qui – a parte Roberto Farnesi, bravo davvero – latitano.

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