Locarno Festival 2013. Recensione: U RI SUNHI (Our Sunhi), una ragazza, tre uomini e il gioco del caso e degli inganni

URI 1U Ri Sunhi (Our Sunhi – La nostra Sunhi), regia di Sangsoo Hong. Con Yumi Jung,  Sunkyun Lee, Sangjoong Kim, Jaeyoung Jung. Corea del Sud. Presentato nella sezione Concorso internazionale.URI 2
Sunhi e il suo professore, il suo ex ragazzo, il migliore amico di lui. Tutti la vogliono, ma lei non sa chi volere davvero. Un film coreano sul desiderio, l’attrazione, la doppiezza, la verità e l’inganno. Voto 7URI 3
Infaticabile Sangsoo Hong (o Hong Sangsoo), gran lavoratore e presenza costante ai festival. L’anno scorso si è visto a Cannes il suo In Another Country (attenzione, esce tra qualche settimana nei cinema italiani), in febbraio era alla Berlinale con Nobody’s Daughter Haewon, adesso eccolo qua a Locarno. Con un film che peraltro ha molti punti di contatto con quello di Berlino. Strano autore, che ha messo a punto una sua visione e idea di cinema assai riconoscibile, con film eccentrici, mai del tutto risolti ma sempre dal segno forte. Film raffinatissimi e sofisticati nella struttura e costruzione narrativa quanto, spesso, al limite della rozzezza nei dialoghi e in certi passaggi pochadistici. Molto amato, Hong Sangsoo, dai Cahiers du Cinéma, pochissimo dai nostri critici. Il suo è, sempre, cinema di conversazione alla Rohmer (senza però averne la leggerezza, anche perché la lingua coreana, così spessa e dal suono quasi materico, non è il francese), le sue storie si costruiscono attraverso le parole scambiate di volta in volta dai personaggi in campo. La macchina da presa segue e registra, una macchina da presa fissa che inquadra implacabilmente i personaggi, spesso frontalmente: come in un interrogatorio di polizia. La protagonista Sunhi studia cinema a Seul ma vorrebbe trasferirsi in un’università americana. Per avere una lettera di presentazione contatta un suo ex professore. Ritroverà anche il suo ex ragazzo, ora regista, e il migliore amico di lui. Tre uomini, una giovane donna. Tutti la amano o l’hanno amata, tutti la vogliono, lei non sa chi volere davvero dei tre. Forse tutti, forse nessuno. Il tocco speciale di Hong Sangsoo sta nel come racconta questo balletto del desiderio e dell’attrazione (e della repulsione, anche). Tutti i personaggi si conoscono, ma tutti nascondono qualcosa agli altri, ognuno di loro è cangiante, muta a seconda delle circostanze e di chi si ritrova di fronte. Verità e mezze verità, inganni e bugie. Il regista, secondo il principio della ripetizione differente, ricostruisce la stessa scena negli stessi luoghi ma a personaggi diversi, o a ruoli scambiati, spesso con gli stessi dialoghi. Tutto è uguale a se stesso e tutto cambia. Ma, anche, tutto inesorabilmente ritorna. Tutti restano imprigionati in una geometria narrativa a incastri e maglie così strette da non concedere vie di fuga. Il cinema di Hong Sangsoo, nella sua apparente volatilità, è tra i più claustrofobici che si siano mai visti.

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