Locarno Festival 2013. Recensione: TABLEAU NOIR, un anno in una scuola svizzera di montagna sotto minaccia di chiusura. Ma non bastano le buone intenzioni a fare un buon film

OC703269_P3001_176033-1Tableau noir (La lavagna), regia di Yves Yersin. Documentario. Svizzera.
Presentato nel Concorso internazionale.OC703270_P3001_176035
Un maestro e la sua multiclasse in una piccola scuola elementare delle montagne svizzere su cui incombe la minaccia della chiusura causa spending review. Uno di quei film di nobili intenzioni e ottimi sentimenti che non ti danno scampo e ti costringono a parlarne bene. Ecco, si potrà dissentire e dire che si tratta di un film noiosissimo e di poco interesse? Voto 4 e mezzoOC703271_P3001_176037
Di quei film ricatattori che, per le loro buone intenzioni, per il contenuto politicamente corretto fino all’asfissia, per la nobiltà dei loro intenti, concedono a chi ne scrive una sola possibilità: quella di parlarne bene benissimo, quella dell’elogio icondizionato. Sottrarsi all’obbligo significa passare per dei cuori di pietra, per dei mostri, dei sociopatici e quant’altro. Difatti, trattasi di un film che documenta un anno scolastico, dall’autunno all’estate successiva, in una piccola scuola elementare multiclasse delle montagne svizzere (area francofona) su cui incombe la minaccia della chiusura. Come peraltro su tutte le scuole multiclasse di tutta Europa. Il motivo è il solito: taglio e razionalizzazione della spesa pubblica. Un maestro sessantenne di lunga esperienza e la sua classe, tra lezione di lingua e matematica e attività, chiamiamole così extra, di varia creatività e ricreatività: musica (il maledetto flauto!), creta (ma sarà così importante imparare a fabbricare vasellame?), recite bizzarre di cui non si capisce molto il plot, piccoli stage tra gi artigiani locali del formaggio e delle tisane. I bambini son simpatici, buffi, talvolta imprevedibili, talvolta danno vita a momenti esilaranti, come tutti i bambini del mondo, come tutti gli scolari del mondo, come tutti i bambini in tutti i film con i bambini da che esiste il cinema. Scusate, ma cosa c’è di così travolgentemente nuovo? Oltretutto su una scuola di montagna esiste già un doc, Essere e avere di Nicolas Philibert, che è un piccolo classico. Bene, lo dichiaro: sono un cuore di pietra e io di fronte a Tableau noir – due interminabili ore – mi sono annoiato. È che il regista Yves Yersin registra sì i fatti, ma non riesce a creare una narrazione e delle storie che possano interessarci. Nessuno dei bambini balza fuori come personaggio forte, e nemmeno il maestro. La divisione in capitoli, ognuno introdotto da una parola scritta con gesso bianco sulla lavagna nera (ecco, non so se mi spiego), è pretestuosa e superflua. Tableau noir è l’ennesino esempio di come non bastino le buone intenzioni per fare un buon film.

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