Locarno Festival 2013. Recensione: TONNERRE. Se votasse il pubblico, vincerebbe il Pardo d’oro

Tonnerre 2Tonnerre, regia di Guillaume Brac. Con Vincent Macaigne, Solène Rigot, Bernard Menez. Francia. Presentato nel Concorso internazionale.Tonnerre 1
Un piccolo film francese a modo suo perfetto. Personaggi cui ti affezioni, sceneggiatura senza intoppi, dialoghi mai artificiosi. Con una storia universale. Un rocker in crisi si innamora di una ragazza più giovane, ma se la dovrà vedere col fidanzato calciatore di lei, uno cui non piace perdere. E l’arcadia della piccola città di Tonnerre si rovescia in incubo. Tra i film del Concorso, il più amato dal pubblico. Voto tra il 6 e il 7Tonnerre 3
Se il pubblico potesse votare per i film del Concorso internazionale e assegnare il suo Pardo d’oro (toccherà invece alla giuria presieduta dal molto radicale e autoriale regista filippino Lav Diaz) credo che Tonnerre vincerebbe a mani basse. Piccola, universale storia in una piccola città della povincia francese (siamo in Borgogna) in cui tutti possono riconoscere qualcosa di sè e del proprio mondo. Maxime, musicista rock sui 35 anni, con alle spalle dei buoni album ma un successo solo di nicchia e mai di massa, stanco e un filo depresso e frustrato decide di rifugiarsi nella natia Tonnerre, nella veccha casa con il padre, un vedovo sessantenne che lui sì ha ancora voglia di godersela la vita e nessuna intenzione di mollare. Dal giornale locale arriva un giorno per intervistarlo una ragazza assai carina di nome Melody, e non ci vuol molto perché i che i due finiscano a letto con reciproca soddisfazione. Fin qui Tonnerre ripercorre il luogo narrativo assai conslidato della provincia assonnata e però serena, tra personaggi curiosi e/o divertenti, e bozzettismi vari: puro Marcel Pagnol. Ma il quadro si intorbida, l’apparente arcadia nasconde veleni e cattivi umori e pericoli. Melody lascia misteriosamente, e di colpo, Maxime, il quale si dispera e non tarderà a capire che dietro alla faccenda ci sta l’ex moroso di lei, calciatore della locale squadra (pobabilmente est europeo) il quale deve averla minacciata, forse pure menata perché tornasse da lui. E Maxime si trasforma in maschio alfa pronto a lottare per il predominio del territorio e per i favori della femmina. Sicchè la commedia alla Pagnol si rovesca in una sorta di inferno rurale, dove anche i buoni e i puri di cuore possono impugnare un’arma e trasformarsi in vendicatori. Do you remember Cane di paglia? Non bastasse, tra Maxime e il padre si arriva ai ferri corti, disseppellendo brutte storie di famiglie con tanto di rimbrotti e rinfacci reciproci. Tonnerre ha il grande merito di tenerci inchiodati fino alla fine, di mettere in campo un personaggio come Maxime per il quale non si può non simpatizzare. Un film piccolo a modo suo perfetto. Storia che fila via liscia e solo nelle ultime scene mostra qualche incongruenza, ma son peccati veniali. Attori che recitano come respirano, e applausi per papà Bernard Menez.

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