Locarno Festival 2013. Recensione: TOMOGUI (Backwater), Edipo in un Giappone sporco, sordido e cattivo

OC701351_P3001_175196Tomogui (Backwater), regia di Shinji Aoyama. Con Masaki Suda, Misaki Kinoshita,  Yukiko Shinora, Ken Mitsuishi, Yuko Tanaka. Giappone. Presentato nel Concorso internazionale.OC701355_P3001_175203
Dimenticatevi le laccature e i formalismi di tanto cinema giapponese. Qui siamo in un film sporco e tenebroso, un dramma naturalistico a tinte foschissime con un figlio in conflitto con il padre violento e puttaniere, e una madre vittimizzata. Con molto sesso parlato e praticato. Uno di quei film disturbanti il cui status tende a crescere col tempo. Attenzione: possibile sorpresa in sede di Palmarès. Voto tra il 6 e il 7OC701354_P3001_175202
Uno di quei film giapponesi che non badano alla forma (nè tantomeno alle forme) e alle laccature, insomma per niente allineato alla retorica dell’impero dei segni, e invece sporco, rozzo e ruvido e sordido, genere certo Sion Siono (penso a Himizu), e anche più greve. Anni Ottanta. Un padre e un figlio in una piccola città a casa di Dio, un canale in cui pescare anguille, bottegucce e buchi per mangiare, una puttana triste. La madre ha perso una mano in tempo di guerra e si arrangia nel suo negozio di pesce con una protesi primitiva e minacciosa da horror movie, il padre non sta più con lei da un pezzo, dopo averla menata per anni, giacché il signore ha il viziaccio di pestare e stringere alla gola la poveretta con cui sta scopando quando è prossimo all’orgasmo. Adesso vive con una ragazza, regolarmente menata come le altre, ma non perde occasione di farsi le donne che gli capitano sotto mano. Il figlio ama la madre e odia quel padro violento cui non vorrebbe ma teme di assomigliare, in uno scontro-conflitto edipico che più da manuale non si potrebbe, e siamo tra Freud e l’Elia Kazan della Valle dell’Eden, solo in versione nipponico-tristissima. Toma, così si chiama il diciassettenne protagonista, dal genitore ha ereditato una sola cosa, la passione per le donne e per il sesso, con la differenza che lui non mena, anche se teme di averla, quella pulsione oscura, nascosta da qualche parte e pronta ad esplodere. Ecco, adesso le figure sono tutte disposte sulle scena perché il dramma possa cominciare: il maschio anziano e il maschio giovane, le donne lasciate e quelle in carica. A far deflagrare la già pericolosa miscela sarà lo stupro del padre sulla ragazza del figlio, e potete immaginare il casino che ne segue. Intanto Toma cerca di farsi la donna (incinta) di papà, e pure la puttana del paese di cui il genitore è un regolare cliente. Il corpo femminile come terra di conquista e supremazia tra i due maschi alfa. Il sesso è tanto, parlato e praticato. Tutto intorno è buio, rugginoso, nebbioso, piovoso. Un dramma naturalistico cupissimo, con i personaggi trascinati, il più delle volte verso il basso, dalla forza degli istinti, e nel quale ovviamente scorrerà il sangue. Truculento e trucido, ma per niente pulp. Qui non c’è esibizionismo e manierismo della violenza, la quale sgorga come puro dato naturale e in qualche modo incoercibile. Un film che ti fa sentire gli odori, un film di miasmi, da annusare, anche se la tentazione di turarsi il naso è forte. Di quel cinema che non ce la faccio ad amare subito, che mi disturba per la sua voluta rozzezza, che riesco ad apprezzare solo applicando la giusta distanza. Mi ha ricordato esperienze festivaliere altamente disturbanti come, due anni fa a Venezia, Alpis del greco Yorgo Lanthimos (oltretutto nella giuria di questo Locarno), un film che ho detestato alla visione e poi col tempo ho imparato ad apprezzare. Tomogui è di quelle cose da rivedere, ma dove, ma quando, fuori e dopo Locarno? A meno che gli diano un premio, cosa che, vista la composizione della giuria, non escluderei.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, festival, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Locarno Festival 2013. Recensione: TOMOGUI (Backwater), Edipo in un Giappone sporco, sordido e cattivo

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.