Locarno Festival 2013. Il regista svizzero Yves Yersin polemizza sul palco per un premio mancato

Yves Yersin

Yves Yersin

lo Yersin indignato ieri sera in PG a Locarno

lo Yersin indignato ieri sera in PG a Locarno

Si è appena conclusa in Piazza Grande qui a Locarno la cerimonia di chiusura dell’edizione numero 66 del festival con relativa consegna dei premi. Per la lista dei vincitori e dei vinti rimando al mio precedente post. Il vero momento clou della serata non è stata però la consegna del Pardo d’oro al catalano Albert Serra per il suo Historia de la meva mort, ma l’indignato discorso pronunciato (in francese) dal regista svizzero Yves Yersin. Un signore di non giovane età e dalla lunga e gloriosa carriera quale autore di cinema. Chiamato sul palco a ritirare la menzione speciale assegnatagli per il suo documentario Tableau noir (un anno in piccola scuola elementare delle montagne svizzere sotto minaccia di chiusura), si è inaspettatamente lanciato in una ardente filippica contro il festival, i suoi responsabili, soprattutto contro la giuria. “Stamattina mi hanno svegliato alle otto con una telefonato dicendomi che avevo vinto un Pardo d’argento. Mi sono messo in viaggio per Locarno quando mi è arrivata un’altra telefonata in cui mi si comunicava invece che a Tableau noir andava solo una menzione”. Con voce da indignado Yersin ha spiegato che così non si fa, che ringrazia invece la giuria delle chiese evangelico-riformata e cattolica per aver assegnato a Tableau noir il premio ecumenico. Comprensibile l’incazzatura di Yersin, e però bisogna anche dire che il suo film di insostenibile correttezza politica e ad alto tasso di buoni, troppo buoni, sentimenti, un premio più consistente non se lo meritava. Quindi meglio così. Altra polemica, anche se più contenuta, c’è stata al momento in cui è salito sul palco della piazza il sindaco di Lugano a consegnare un premio messo a disposizione dalla sua città. Nel rituale discorsetto ha ricordato en passant (ma era proprio il caso?) come il Locarno festival si sia svolto nelle sue due prime edizioni, 1944 e 1945, proprio a Lugano. Confesso di non averla mai sentita, questa storia, aspetto dunque ulteriori info e chiarimenti. Fatto sta che dalla platea locarnese sono arrivati parecchi fischi, fischi educatamente svizzeri se volete, ma sempre fischi. Perché le faccende di campanile son toste anche qui, come a ogni altra latitudine. Quanto al vincitore Albert Serra: ma quanto se la tira, signore santo. Un tipetto che non è proprio il massimo dell’amabilità, con l’aria del Grande Autore un filo maudit assai consapevole del proprio talento. L’annuncio della sua vittoria è stato accolto in Piazza Grande con qualche fischio e scarso entusiasmo, segno che il film non ha scosso le plateee paganti. Dopo aver ringraziato, ha aggiunto che di solito dopo un premio importante come questo un regista gira un film più grande, più importante, per un pubblico più largo. Lui no: promette che girerà un film ancora più folle e risqué (ha parlato in francese) di questo Historia de la meva mort. Signor Serra, non vediamo l’ora di non vederlo.

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