Venezia Festival 2013: NIGHT MOVES (recensione). A oggi il miglior film del concorso: ecoterroristi tra colpa ed espiazione. Una storia dostojevskiana nei modi del cinema indipendente

Night Moves, regia di Kelly Reichardt. Con Jesse Eisenberg, Dakota Fanning, Peter Sarsgaard, James Le Gros. Usa. Presentato in Concorso.
nightTre ecoterroristi americani mettono a segno un attacco contro una diga. Ma ci sarà qualcosa di imprevisto che scatenerà in loro la paura e il senso di colpa. Kelly Reichardt racconta in tono apparentemente impersonale e fattuale la parabola delle buone intenzioni ideologiche che si rovesciano in tragedia. Un film che si muove nella lentezza, e che va aspettato pazientemente perché lo si possa apprezzare. A oggi il migliore del concorso. Voto 7+

Uno di quei film che ai festival rischiano di passare inosservati perché privi di immediato appeal, film non clamorosi, che quasi non li noti ma poi agiscono sottotraccia e si fanno valere con il passare del tempo. A mio parere, a oggi sabato 31 agosto, il migliore del concorso. Un film che affronta un tema eterno, quello del misfatto, della colpa, della ricaduta sulle anime e sui corpi di chi il misfatto l’ha compiuto. Storia esemplare, archetipica, però aggiornata ai tempi odierni della iper sensibilità ecologista, e dell’ecoterrorismo (qualcosa affrontato anche nel recente, e parecchio interessante, The East). L’altro elemento che innesta il nuovo su un tronco narrativo così antico è lo stile, la scrittura cinematografica. Kelly Reichardt, la regista ameicana che portò qui a Venezia tre anni fa l’atipico western Meek’s Cutoff, adotta i modi ortodossi del cinema indie americano, l’immancabile camera a mano (anche se i movimenti sono meno frenetici e squassanti del solito), fotografia sgranata con effetto di iper realtà, accensioni e diversioni visuali che sconfinano nella videoart, nell’immagine in quanto immagine (penso in questo film alle carrellate sui banchi di frutta, o sulle verdure dell’orto biologico, fino a cavarne composizioni di pure forme). Ne esce un film che va intuito, atteso con pazienza, perché lo si possa apprezzare come merita. Un film che ha un’apparente bassa intensità di racconto, ma un’intensità costante, accelerazioni zero, secondo una velocità di crociera che resta fissa dalla prima all’ultima inquadratura, conferendo a Night Moves compattezza e un che di ipnotico. La storia: tre ecologisti si coalizzano per mettere a segno un attentato contro una diga, la quale, nella loro visione estremista e fondamentalista, è una rovina per l’ecosistema locale. Josh lavora in una fattoria biologica, Dena è una ragazza ricca che si è lasciata alle spalle gli agi per darsi all’engagement ambientalista, Harmon, il più grande e anche il più inquietante dei tre, è un ex marine che conisce le tecniche della guerra e le armi. Il piano è quello di portare con un motoscafo una carica esplosiva sotto la diga e poi di scappare su una canoa. La diga scoppierà, andrà distrutta, ma con un effetto collaterale che i tre non avevano messo in conto: un morto. Un povero campeggiatore che aveva avuto la pessima idea di piantare la tenda proprio a bordo bacino. Si scatena negli attentatori la paura delle conseguenze, il senso di colpa, e ad esserne più colpita è Dena. Quel che segue è qualcosa di assai tragico, e niente per nessuno sarà più come prima. Senza darlo troppo a vedere, senza mettere in campo né moralismo mé indignazione né ideologismi, Kelly Reichardt racconta mirabilmente una parabola in cui le buone intenzioni ideologiche si rovesciano in tragedia, come peraltro accaduto mille volte nella storia. Non vengono ponunciati giusidizi, si pedinano i personaggi, li si mostra nel loro agire, si registrano i fatti e la loro evoluzione. Il tono è pacato e perfino impersonale, quel che sta sotto, la sostanza, è invece oscura, tormentosa, indicibile, tra Bernanos e Dostojevsky. Una grande riuscita, e quanto Kelly Reichardt sia brava nel suggerire senza mai alzare e incendiare i toni lo si vede nelle scene notturne. Che sono poi la maggioranza. Scene iper realistiche e insieme fantasmatiche, proiezione del delirio dei tre protagonisti. Certo, bisogna resistere almeno tre quarti d’ora per arrivare all’anima del film, ma ne vale la pena. Jesse Eisenberg è ormai il perfetto nevrotico del cinema americano. Dakota Fanning è cresciuta e adesso mette bombe. Peter Sarsgaard è ancora una volta, come già in An Education e Lovelace, la carogna dal volto gentile.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, festival, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a Venezia Festival 2013: NIGHT MOVES (recensione). A oggi il miglior film del concorso: ecoterroristi tra colpa ed espiazione. Una storia dostojevskiana nei modi del cinema indipendente

  1. Pingback: Venezia Festival 2013: la mia classifica dei film in concorso (giovedì 5 sett. sera) | Nuovo Cinema Locatelli

  2. Pingback: Venezia Festival 2013: la mia classifica dei film del concorso (a merc. 4 settembre) | Nuovo Cinema Locatelli

  3. Pingback: Venezia Festival 2013: la mia classifica dei film del concorso (martedì 3 sett. sera) | Nuovo Cinema Locatelli

  4. Pingback: Venezia Festival 2013: la mia classifica dei film in concorso (lunedì 2 sett. sera) | Nuovo Cinema Locatelli

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.