Venezia Festival 2013: i film che ho visto oggi (venerdì 6 settembre). Allouache, Scola, Wang Bing

Feng ai, di Wang Bing

Feng ai, di Wang Bing

Venezia, venerdì 6 settembre sera.
I film che ho visto oggi (ho perso Moebius di Kim Ki-duk dopo l’ennesima fila a vuoto alla minuscola, nuova e già famigerata Sala Casinò; di questo scandaletto, dell’impossibilità di accedere a questo film intendo e dell’inadeguatezza della suddetta sala, si riparlerà).

1) Les Terrasses (Es-South) di Merzak Allouache. Concorso.
Giudizio: Viene dall’Algeria l’ultimo film del concorso, ed è una discreta sorpresa. Affresco a più storie che si svolgono su terrazze di diversi quartieri di Algeri. Città fascinosa, benissimo resa da questo film.
2) Che strano chiamarsi Federico – Scola racconta Fellini, di Ettore Scola. Fuori concorso.
Giudizio: Scola racconta Fellini, ma anche, e soprattutto, se stesso e i suoi incontri con il gran riminese. Operazione che lascia perplessi. Comunque applausone alla proiezione stampa.
3) Feng ai (‘till Madness Do Us Part) di Wang Bing. Fuori concorso.
Giudizio: 3 ore e 47 minuti all’interno di un manicomio cinese. Difficile trovare le parole per raccontare cosa sia questo film. Sconvolgente, ecco, ma non rende abbastanza. Wang Bing già l’anno sorso a Orizzonti aveva portato Tre sorelle, un film su esistenze al limite dell’umano. Stavolte va oltre, molto oltre, con questo documento che ti agghiaccia. In un festival ricco di esperienze e proposte filmiche radicali, questa le batte tutte. Che la Cina non fosse la patria dei diritti umani lo sapevamo, Feng ai ci porta le prove documentali.

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