Venezia Festival 2013: LES TERRASSES (recensione). Un film corale algerino, ritratto senza troppe indulgenze dell’Algeria di oggi

Les terrasses 2Les Terrasses (Es-Stouh), regia di Merzak Allouache. Con Adila Bendimerad, Nassima Belmihoub, Ahcene Benzerari, Aïssa Chouat, Mourad Khen, Myriam Ait El Hadj. Algeria. Presentato in Concorso.Les Terrasses
Algeri. Sulle terrazze di vari quartiere, dal popolare Bab e-Oued al centro città. Per ogni terrazza una storia. Fatti, misfatti, segreti, drammi. Tutto in una giornata, dall’alba alla notte, mentre le cinque preghiere quotidiane prescritte dal Corano scandiscono il tempo che passa. Un discreto film corale, che riesce a dirci qualcosa dell’Algeria oggi, e del mondo arabo. E con questo Les Terrasses si chiude il concorso di Venezia 70. Voto 6les terrasses 3
Dell’algerino Merzak Allouache si era visto l’anno scorso alla Quinzaine a Cannes Le repenti, dramma familiare intrecciato alla guerra civile che ha opposto per oltre dieci anni governo e jihadisti, con al centro la figura di un ribelle islamista pentito. Scrittura cinematografica tradizionale, e però una finestra aperta su un pezzo tragico di storia algerina non poi così conosciuto in Europa o almeno ampiamente trascurato (e in quella guerra non lontana da casa nostra ci sono stati 120mila morti, chi mai se lo ricorda qui?). Stavolta in my opinion Allouache fa un passo avanti, verso una narrazione non così ovvia, che cerca di emanciparsi da certi modi assai tradizionali presenti in tanto cinema arabo. Film corale, multistorie, su Algeri e l’Algeria di oggi, poco conciliante e con parecchi panni sporchi mostrati e non occultati. Film che nasce da un’idea efficace, raccontare la città attraverso le scene di vita, le persone e i personaggi, i fatti, i misfatti e i microeventi che si svolgono sulle sue terrazze. Perché la mediterranea Algeri, come Roma, è città in cui la terrazza è luogo imprescindibile. Passiamo dai tetti del quartiere popolare di Bab el-Oued a quelli di Notre Dame d’Afrique, di Belcourt, del centro città. Tutto in un giorno, dall’alba alla notte, con i tempi scanditi dalla cinque preghiere prescritte al fedele dal Corano. Una famiglia miserabile minacciata di sfratto, con una nonna-capofamiglia, una figlia psichicamente distrutta, un nipote nato dallo stupro da parte di un ribelle durante il rapimento della madre. Un boss e i suoi due sgherri che torturano un pover’uomo. Una piccola troupe che deve riprendere dall’alto la capitale per un film ufficiale e si immagina di propaganda dal titolo Algeri, gioiello arabo (e la regista, jena in carriera, intima all’operatore di fare una carrellata che però salti i cimiteri ebraico e cristiano, ed è un dettaglio che spiega parecchio). Un uomo impazzito che molto ha vissuto e visto, dalla guerra di indipendenza a quella civile, tenuto incantenato dalla famiglia e in particolare dal nipote fervente musulmano, nonché spacciatore di “roba mandataci dai nostri fratelli afghani”. Una band di pop music in cerca del successo che usa la terrazza della cantante per le prove. Sullo sfondo Algeri, la città bianca, ancora e sempre meravigliosa, quintessenza di mediterraneità, bella anche se di una bellezza provata e sfregiata, una città in degrado, sporca, polverosa, eppure capace di incatenare a sé chi ci abita (e noi spettatori). Drammi e delitti succederanno, niente è come pare a prima vista. Cadaveri finiranno in mare. Ogni terrazza nasconde il suo segreto. Non un film di denuncia (non ci sono accenni a governo, malgoverno, corruzione ecc.), però un intreccio solido di storie e fatti che qualcosa, e anche più di qualcosa, riesce a comunicarci dell’Algeria oggi, delle tensioni sotterranee del mondo arabo, mondo che continuiamo a capire poco. Non un grande film, ma di sicuro meglio di certo cinema arabo che ho visto negli ultimi due-tre anni in vari festival.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, festival, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Venezia Festival 2013: LES TERRASSES (recensione). Un film corale algerino, ritratto senza troppe indulgenze dell’Algeria di oggi

  1. Pingback: Venezia Festival 2013: i film che ho visto oggi (venerdì 6 settembre). Allouache, Scola, Wang Bing | Nuovo Cinema Locatelli

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.