Venezia 70, aspettando i Leoni. Che premi andranno all’Italia?

Mancano poco più di tre ore alla consegna dei premi di questa edizione numero 70 del Venezia Film Festival. Nessun rumors al momento. Solo ipotesi, anche folli, che rimbalzano tra sala stampa e sale in cui si continuano a proiettare film. Intanto ci si chiede, tra le molte altre cose, che cosa toccherà all’Italia in sede di Palmarès. Perché a Venezia, si sa, vige la regola non scritta – ma no, diciamo consuetudine – che al paese ospitante, cioè il nostro, qualcosa debba andare. Una sorta di costituzione materiale del Lido, ecco. Due anni fa, per dire, riuscirono nell’incredibile impresa di assegnare il premio speciale della giuria, il secondo per importanza, al mediocrissimo Terraferma di Crialese, poi scomparso dai radar e finito rapidamente nel limbo dei chi-se-li-ricorda-più. Pensare che c’era Shame, cui non solo scipparono il Leone per darlo a Sokurov, ma pure il premio assegnato a Crialese. Roba da matti. L’anno scorso a salire sul palco a ritirare un riconoscimento tecnico (mi pare per la fotografia) fu Daniele Ciprì per È stato il figlio, e non fu una cattiva scelta, trattandosi del migliore della triade italica presentata. Quest’anno in concorso si son visti L’intrepido di Gianni Amelio, Sacro GRA di Gianfranco Rosi e Via Castellana Bandiera di Emma Dante. Il meglio è stato Amelio, nonostante certi evidentissimi limiti, e però la mano del maestro la senti, con almeno cinque scene bellissime (l’incontro con la moglie, la palestra, il concerto al centro sociale ecc.). Ma L’intrepido è stato letteralmente fatto a pezzi da gran parte dei critici italiani, e non si capisce tanto accanimento. A questo punto è quasi impossibile che la giuria gli dia qualcosa, a meno che non tocchi ad Albanese ritirare la Coppa Volpi come miglior attore (ma verrebbe giù il palazzo del cinema per i fischi dei soliti ignoti, temo). Sacro GRA ha invece ottenuto, e anche questo è cosa assai strana, l’ennesimo inesplicabile mistero italiano, un’accoglienza trionfale da parte degli stessi che hanno massacrato Amelio. Nella mia opinione, un film ambizioso quanto mancato. Non penso che gli diano il Leone d’oro, sarebbe uno scandalo suvvia, ma il premio della giuria temo possa beccarlo, replicando a due anni di distanza il caso Crialese. Resta il film di Emma Dante, non male, ma non abbastanza forte da finire nel palmarès. Elena Cotta nella parte dell’ostinata Samira è straordinaria e meriterebbe la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile. Ma a sbarrarle la strada c’è una certa Judi Dench in lizza con Philomena, batterla è impossibile.

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