Recensione. RUSH: torna il duello in pista tra Lauda e Hunt. A tratti il miglior film di sempre sulla F1 (peccato per i troppi cliché)

RRush, regia di Ron Howard. Sceneggiatura di Peter Morgan. Con Chris Hemsworth, Daniel Brühl, Olivia Wilde, Alexandra Maria Lara, Pierfrancesco Favino, Christian McKay. Al cinema da giovedì 19 settembre.rush121R
Quel leggendario campionato 1976 di Formula 1 che oppose fino all’ultima corsa, fino all’ultimo minuto, il glaciale Lauda su Ferrari e l’inglese biondo e guascone Hunt su McLaren. Con quella domenica, maledetta domenica al Nürburgring. Si rinnova il sodalizio tra Ron Howard e lo sceneggiatore Peter Morgan che produsse la meraviglia di Frost/Nixon. Stavolta siamo un gradino sotto, pur nell’eccellenza dell’operazione, per via dell’eccesso di stereotipi, soprattutto nella messa a punto del carattere di Lauda. Voto 6 e mezzo.R
Gli anni Settanta. La Formula Uno. Ferrari versus McLaren. Piloti dai capelli biondi e lunghi, bellezze mondiali ai box, e tutto uno sfrecciare a massima velocità tra Monte-Carlo, Interlagos, Monza, Nürburgring. I circuiti storici, quando ancora il gran circo dei motori rombanti non andava a prender soldi dai diritti tv e dagli sponsor in Malaysia o Bahrein o Corea. Questo film mette in scena l’epica delle macchine più veloci del mondo calandola nei Seventies, gli anni più pazzi delle nostre vite, sulle piste e fuori. Lo fa attraverso la ricostruzione del duello tra due piloti che più diversi non sarebbero potuti essere per fisignomica, stili di vita e di corsa, Weltanschauungen, attitudine mentale. James Hunt, inglese bello, biondo, pazzo, furioso e guscone, sempre pronto ad addentare famelico la vita, e Niki Lauda, austriaco, una macchina fatta uomo, nessun appeal carnale con quei denti in fuori da topino e quel profilo da faina, calore umano vicino al grado zero dei non umani a sangue freddo. Si sa, l’opporre e il cortocircuitare due caratteri altrettanto forti quanto radicalmente diversi è una delle regole fondamentali della buona narrazione. Il duello. La disfida. Lo scontro. Lauda vs. Hunt fu un grande romanzo allora per le masse di appassionati, torna ad esserlo in questo film. Che ha momenti travolgenti. Che è scritto con abilità sopraffina. Che ha due interpreti perfetti per aderenza fisica e psichica ai loro personaggi. Chris Hemsworth come Hunt, finalmente liberato dagli eccessi muscolari e da certa tontitudine di Thor, e qui attore bravo davvero, una rivelazione, oltre che di quella bellezza e carica sessuale animalesca che il suo personaggio richiede. Daniel Brühl, anche lui emancipato dai molti ruoli passati di bravo ragazzo dalla faccia di bravo ragazzo, e qui come rattrappito e ingrigito, imbruttito e trattenuto fino all’implosione quale Niki Lauda, in una performance ad alto grado di difficoltà e assai riuscita. Prima li vediamo separatamente o casualmente intersecantesi. Hunt campioncino delle serie inferiori, ma voglioso di aggredire la gran torta della F1, strasicuro di sé, conquistatore di donne fino al collezionismo compulsivo. Lauda, figlio di una stirpe imprenditoriale viennese, e però papà non gli dà uno scellino per la sua passione motoristica, tant’è che dovrà ingegnarsi a trovarsi da solo finanziatori e soldi, a comprarsi quasi la scuderia che lo faccia correre. Lauda, che al volante sarà una macchina calcolatrice di giri, velocità e ogni altro dato indispensabile alla riuscita e alla vittoria, senza trascurare ovviamente i colori e i valori dei soldi. Chiaro che due caratteri così non possono capirsi e sopportarsi, né in pista né fuori. Il cuore di Rush è la loro sfida nell’incredibile campionato del 1976, Hunt su McLaren e Lauda su Ferrari. Testa a testa continui nella classifica piloti, sorpassi dell’uno e dell’altro. Fino all’incidente a Lauda al Nürburgring. Ce la fa a sopravvivere allo schianto e alle fiamme, ma ne uscirà con il viso ustionato e per sempre segnato. Eppure, dopo interventi dolorosissimi e un trapianto di pelle coscia-viso, Lauda quaranta giorni dopo – quaranta! – è di nuovo in pista contro Hunt. “Almeno questa mia nuova pelle in faccia è un vantaggio perché, essendo trapiantata, non fa passare il sudore che tanto tormenta noi piloti”. Continuerà la sfida, fino all’ultima corsa di quella stagione di F1 in Giappone, e ci sarà un vincitore, e ci sarà un vinto. Ora, a tratti Rush è il film perfetto e ultimativo sulla Formula 1. Peccato che quel meccanismo di alta orologeria che è la sceneggiatura messa a punto di Peter Morgan sia qua e là un po’ corriva. Narrativamente impeccabile, lo è meno nella messa a punto dei caratteri, costruiti su una mole di cliché eccessiva. Soprattutto Niki Lauda, preciso precisino e ossessivamente maniacale, e plumbeo secondo lo stereotipo del tedesco, solo che lui è austriaco, anzi di Vienna, che sarebbe il lato più spigliato e meno tetro della tedescofonia. Anche quel po’ d’Italia che si intravede nel film è conformato sui più vieti luoghi comuni. L’incontro di Lauda in Trentino con Marlene, la ex dell’attore Curd Jürgens destinata a diventare la sua donna, si interseca con due italiani genere pizza e mandolini e baffo nero e varie gesticolazioni e sguaiataggini che potevano esserci risparmiati. Due tipi così in Trentino, ma si può? Ma Peter Morgan che idea ha del nostro paese? Mi aspettavo un po’ di più da questo nuovo e secondo incontro tra Morgan e Ron Howard, che anni fa si erano ritrovati a lavorare insieme per il bellissimo Frost/Nixon, anche quello una sfida tra due uomini, benché di tutt’altro tipo. Mi pare che la scrittura di Morgan stavolta non ce la faccia a comporre una trama discorsiva e di dialoghi altrettanto scintillante e complessa. Di analoga complessità e stratificazione. Per carità, siamo a livelli alti e, se confrontati alla medie sceneggiature del cinema italiano, stratosferici. Però certe pigrizie nella messa a punto dei caratteri protagonisti, l’adagiarsi nei cliché, impediscono al film di volare tra le cose memorabili. Il nostro Favino è un baffuto e credibile Clay Regazzoni, compagni di scuderia Ferrari di Lauda e suo alleato. I super appassionati di bolidi di F1, soprattutto quelli che il campionato del 1976 se lo ricordano bene, han già avuto da ridire sul fatto che Rush si dimentichi di dire come fu il nostro Arturo Merzario a strappare Lauda dalle fiamme sul maledetto Nürburgring e salvarlo. Duello tra signore. Alexandra Maria Lara, bella, elegante e gran signora Lauda, stravince su Olivia Wilde, moglie infelice e tradita di James Hunt, poi da lei abbandonato per una stagione con Richard Burton.

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4 risposte a Recensione. RUSH: torna il duello in pista tra Lauda e Hunt. A tratti il miglior film di sempre sulla F1 (peccato per i troppi cliché)

  1. anna pelloni scrive:

    Scusa Luigi, ma non è il “maledetto abello di Norimberga” ma quello di Nurburg. Non che sia importante, ma ti so molto preciso e poi, per quello che può contare (!) vedo sussultare ferraristi e appassionati di F1…

  2. Claudio Fassini scrive:

    Buongiorno Luigi,
    solo un commento (al film, non alla tua ottima recesione), mi è dispiaciuto per il finale, estemamente “buonista” del Fuji, perchè in realtà Hunt non rientrò ai box chiedendo scusa a Teddy Mayer (DT Mclaren) ,ma invece era imbestialito con il suo box “reo” di averlo richiamato troppo tardi per il cambio gomme e Mayer ci mise un’po a convincerlo che era campione del modo.
    Saluti

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