Sì, Sorrentino nostro candidato all’Oscar è la scelta più sensata

L’importante non è scegliere il film migliore, ma quello con più chance di farcela.
23057-default-katalog_2013_horizons_grande-bellezza_wf-2Francamente, non ho mai capito, fin dalla prima a Cannes lo scorso maggio, il livore di tanta stampa italiana e di tanti commenti feisbucchiani e twitteriani su La grande bellezza di Paolo Sorrentino. Il quale, al solito, azzecca e sbaglia, e però stavolta ha più azzeccato che sbagliato, con oltretutto una magnificenza visiva da lasciare sbalorditi abbastanza. Sulla sua opera, che smaccatamente aspira al capo d’opera (e forse per questo sta tanto sulle scatole), si è esercitata la solita battaglia di pregiudizi opposti e incrociati di cui il nostro sistema informativo-mediatico è (cattivo) maestro. Dopo che si è saputo ieri che la commissione dell’Anica lo ha scelto come rappresentante italiano nella corsa all’Oscar per il migliore film in lingua straniera (attenzione: non il migliore film straniero), si è ripiombati nella caciara, ed ecco che i social network si son di nuovo riempiti di post scandalizzati e indignati. Ora, non son caduto in deliquio per La grande bellezza, ma son dell’idea che sia stata fatta se non la scelta giusta, di sicuro quella più sensata. Inutile candidare, come è successo due anni fa con La prima cosa bella, film che non varcano i confini e che non hanno la minima probabilità di convincere i vetusti votanti dell’Academy. Bisogna orientarsi su un prodotto che abbia qualche chance di piacere, e La grande bellezza le chance ce le ha. È molto italiano, profondamente italiano, di quell’italianità anche convenzionale che seduce all’estero, ha l’astuzia di fornire di Roma una galleria di cartoline di lusso cui è difficile resistere. Difatti già a Cannes molta stampa straniera ne era entusiasta, e le recensioni positive sono fioccate anche dopo la recente presentazione al Toronto Film Festival. Rotten Tomatoes gli assegna una score del 91%, altissimo, calcolato su 26 reviews. Certo, c’è anche chi dissente e si chiama fuori dal coro degli entusiasti, come Antonia Quirke del Financial Times che lo distrugge con un micidiale “It’s Fellini in Las Vegas”. Ma non si può mettere d’accordo tutti. Altro vantaggio per Sorrentino: la visibilità. Il suo film ha un distributore americano e uscirà il 22 novembre nelle principali città, il che vuol dire che quelli dell’Academy se lo potranno vedere per tempo e con comodo senza aspettare che gli recapitino chissà quando il dvd. L’unico possibile concorrente era La migliore offerta di Tornatore, anche quello un prodotto perfetto da esportazione, solo che (lo ricorda oggi Mereghetti sul Corriere), non era candidabile perché girato in inglese. Vedo che giornali e siti hanno riportato la notizia in modo corretto: era ora. Quasi più nessuno titola rozzamente e impropriamente, come succedeva gli anni passati in casi analoghi, ‘Sorrentino candidato all’Oscar’. Finalmente si scrive con maggior precisione ‘Sorrentino è il candidato dell’Italia all’Oscar’, che è cosa parecchio diversa. A rischio di passare da pedante ricordo, come ho scritto l’anno scorso e se è per questo pure l’anno prima, che la corsa verso l’Academy Award è molto, molto lunga e accidentata, e la procedura complicata. Prima ogni paese nomina il suo candidato, poi, a dicembre, l’Academy prende il listone, lo sfronda e lo riduce a una short list (l’anno scorso erano nove titoli). A gennaio altra potatura, con la designazione delle cinque nomination ufficiali. E queste e soltanto queste sono le vere candidature. Finora siamo solo al primo step, figuriamoci. Teniamo conto che oltre a La grande bellezza ci saranno almeno altri 70 film indicati da altrettanti paesi, e la lotta sarà durissima. Oggi anche le cinematografie periferiche hanno fior di prodotti da presentare e in grado di emergere. Singapore, per dire, ha candidato il notevole Ilo Ilo, vincitore a Cannes della Caméra d’or. Anche la Georgia, dico la Georgia, ha le sue belle chance con un film di forte impatto e alta qualità, In Bloom, lanciato alla Berlinale e vincitore qualche giorno fa del premio del pubblico al Milano Film Festival. È come nel calcio, non ci sono più le squadre materasso e le cosiddette grandi possono perdere con il Chievo o il Sassuolo. La Danimarca, per dire, deve ancora scegliere se puntare su Il sospetto, A Hijacking e il potente The Act of Killing, uno meglio dell’altro, uno più oscarizzabile dell’altro. Sicché è inutile stracciarsi le vesti e lamentarsi e rimpiangere i fasti passati, quando l’Italia quasi ogni anno si portava a casa l’Oscar della categoria. Primo, a concorrere allora c’era gente come Fellini, De Sica, Elio Petri, secondo, la corsa era assai meno accidentata. Al massimo i nostri se la dovevano vedere con quindici-venti candidati. Adesso ci si avvia verso il centinaio, ovvio che sia tutto più difficile. Molto dipenderà anche dalla capacità di promuovere il film di Sorrentino a Hollywood, e su questo si dovrà migliorare parecchio perché il lavoro di lobbying non è mai stato una nostra eccellenza.
Updating alle ore 17,09 del 26 settembre. Vedo adesso che la Danimarca ha scelto come suo candidato Il sospetto di Thomas Vinterberg.

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2 risposte a Sì, Sorrentino nostro candidato all’Oscar è la scelta più sensata

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