Febbre a 90° di David Evans (1997). Con Colin Firth.
Dal libro di culto (ma non per me) di Nick Hornby. I 90 si riferiscono ai minuti di una partita di calcio, poiché questo è eminentemente un racconto sul pallone e la smodata passione che è in grado di innescare. Una, per quanto piacevole, malattia. Ad amare la sfera – come la chiamano ancora in certe telecronache un filo vetuste – qui è Paul, insegnante sì di lettere, ma con il suo bel côté selvaggio quale tifoso. Per essere precisi dell’Arsenal, una delle tante squadre della grande Londra. Intanto c’è una storia con la collega di storia, ovviamente minacciata dal troppo amore per il pallone, anche per rimarcare la solita contraddizione gli uomini vengono da marte/le donne da venere. Il film si concentra su un anno nella vita di Paul e su un campionato, quello del 1988-89, con però ampie escursioni all’indietro. Con un (oggi) irriconoscibile Colin Firth ancora molto lontano dall’Oscar (il film è del 1997).
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