Film stasera sulle tv gratuite: GIULIETTA DEGLI SPIRITI di Fellini (giovedì 31 ottobre 2013)

Giulietta degli spiriti, Rete 4, ore 1,49. È uno dei due film di Fellini trasmessi da Rete 4 nel ventennale della scomparsa del regista, avvenuta il 31 ottobre 1993. L’altro è l’episodio Le tentazioni del dottor Antonio da Boccaccio ’70.

Forse il meno riuscito film della prima parte di carriera di Fellini, quella che arriva fino al Satyricon. Difficile da digerire, anche a vederlo adesso alla luce di tutte le riconsiderazioni, riletture, revisionismi, rivalutazioni. Un tonfo che fu inspiegabile allora e che lo è ancora. Come potè accadere? Eppure Fellini veniva da capolavori come La dolce vita e soprattutto Otto e mezzo, ovvero due tra le cose più influenti che si siano mai realizzate al cinema (ancora oggi legioni di registi copiano Otto e mezzo, mi vengono in mente il giapponese Sho Miyake di Playback visto quest’estate a Locarno e il Charlie Kaufman di Synecdoche, New York). Ci dev’essere una misteriosa, sotterranea legge di compensazione. Ma Giulietta degli spiriti può anche essere visto come il punto di passaggio al fellinismo, cioè a un cinema che si autoriferisce, si autocita, si alimenta di sè, nasce e si conclude al proprio interno trasformando le proprie peculiarità, i propri segni identitari e distintivi in vezzi, deformazioni, eccessi autoparodistici. Fellini purtroppo incomincia a prendere troppo sul serio certe visioni e letture e volgarizzazioni junghiane, certe escursioni nell’oltre-(e nel para-)psichico, si interroga con troppa consapevolezza e un filo di sussiego sul sogno, l’incubo, la visione, e su quanto realtà e delirio siano contigui. Giulietta ne è quasi un manifesto teorico. Una signora borghese, di quella borghesia perbene e veterocattolica così italiana, è a un punto di crisi della sua vita, esattamente come il Guido di Otto e mezzo. Il marito la tradisce, lei comincia a perdere i suoi equilibri, fantastica, le sue paure e i suoi fantasmi sembrano materializzarsi, danzare intorno a lei. La madre, la sorella, la vicina, ognuna di loro incarna una possibiloe scelta di vita e una pulsione psichica. L’amore, il sesso, la religione, la vita, il richiamo della morte. La borghesuccia Giulietta è fastornata e la sua mente partorisce visioni, trasformando in visioni anche le persone che la circondano. Forse a rendere poco sopportabile il film è Giulietta Masina nel ruolo principale, vezzosa e manieratissima, già è la sciura ammodo così lontana da Gelsomina e Cabiria che vedremo di lì a qualche anno in sceneggiati televisivi assai medi come Camilla. Ogni tanto mi capita di rivedere qualche pezzo di Giulietta degli spiriti e francamente non riesco a farmelo piacere. Con Sandra Milo, Caterina Boratto, Valentina Cortese, Sylva Koscina (e fu strombazzatissima la sua ripulitura d’immagine attraverso questo film, che non avrebbe però prodotto una svolta nella sua carriera), Mario Pisu. Il primo lungometraggio di Fellini a colori dopo l’episodio di Boccaccio ’70.

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