Un marziano al festival di Torino, ep. #1 (dov’è la sala stampa?)

La sala stampa dl TFF. Lontana, e con le stesse scomode poltrone con bracciolo di Venezia.

La sala stampa dl TFF. Lontana, e con le stesse scomode poltrone con bracciolo di Venezia.

Eccomi qua al TFF, dopo aver ritirato il badge dell’accredito e in attesa del film delle 16 Le Démantèlement. Nella mia cronachetta dal Freccia Rossa anticipavo le difficoltà a ottenere un qualsivogalia biglietto/ingresso/invito/lasciapassare/salvacondotto per la serata di gala e di apertura delle 20,30 – madrina Luciana Litizzetto – con proiezione di Last Vegas. Sono andato live all’ufficio stampa (davanti al cinema Massimo, terzo piano, ascensore in discesa sempre occupato), implorando e dunque un po’ vergognandomi, ma tutto quel che sono riuscito a ottenere è stato di lasciare il mio nome sulla lista d’attesa e “ripassi più tardi, però è difficile”. Mi dicono di provare lì all’attigua videroom, dove si possono recuperare in video alcuni film del festival (non sapevo che esistesse, è un servizio piuttosto comodo, quando c’è: ad esempio al Locarno Festival). Chiedo e naturalmente la risposta è: no, Last Vegas non è in menu. No visione in videoroom. Ovvio, penso io, un film appena uscito in America e non ancora in Europa mica lo mandano in giro in dvd o lo mettono online. Bene, son le 14.30, decido di andare ad esplorare il chiosco dove si prendono i biglietti (al TFF ci sono proiezioni miste pubblico-accreditati per cui non basta il badge stampa e gli accreditati devono munirsi di ticket non oltre le ore 13 del giorno di proiezione; sì, è un po’ complicata, è il sistema Berlinale, anche se là è ancora più astruso e teutonico). L’anno scorso si faceva la fila e ragazze più o meno gentili ti davano il biglietto, quest’anno tutto è stato sostituito da mcchinette con lettore del badge, e speriamo bene (non ho ancora sperimentato).Passiamo adesso alla voce sala stampa, servizio fondamentale soprattutto per i blogger come me che lavorano online direttamente e abbisognano dunque di connessione certa e costante, o tramite wi-fi DAVVERO funzionante o mediante cavo ethernet. Vado alla copisteria accanto al cinema Massimo dove l’anno scorsa c’era un qualcosa di simile alla pressroom, un po’ smandrappata ma di location comodissima, e mi dicono che no, quest’anno il festival non gli ha rinnovato la convenzione: “Dicono che dev0no risparmiare”. Allora? Il ragazzo non sa dirmi dove sia la pressroom, risalgo all’ufficio stampa e mi dicono: è in piazza Castello 165, nel palazzo della Regione. Non posso crederci, non voglio crederci. Ora, non è che sia lontanissimo, ma dal cinema Massimo, epicentro del festival per gli accreditati stampa, ci vogliono venti minuti almeno a piedi, oltretutto è dall’altra parte della piazza, dietro il Castello. Scomoda, diciamolo. Arrivo, faccio un attimo di fatica a trovare la Press & Lounge, questa la dicitura ufficiale, ed entro. Per carità, la saletta non è malvagia, fa un freddo cane ma è elegante, i computer però son pochi davvero, soltanto 6, l’wifi funziona (almeno adesso che non c’è ressa e non ci sono soprattutto i fotografi). Peccato che abbiano messo le stesse scomodissime e rigide sedie con braccio d’appoggio incorporato che disgraziatamente quest’anno a Venezia hanno sostituito i mitici, vecchissimi ma comodissimi pouf. Dev’essere lo stesso fornitore, o forse Venezia ha deciso di liberarsene e qualcuna è arrivata qua, mah. Ecco, da queste sedie di tortura vi scrivo. Tiriamo avanti, un cinefilo mica si arrende per così poco, e però smettiamola di sparlare di Roma e relativo festival presunto corrotto e decadente contrapponendolo a questo di Torino la virtuosa. Per quanto riguarda la sala stampa Roma batte Torino 1-0. Il resto si vedrà.

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