Torino Film Festival. Recensione: BLOOD PRESSURE, finora la vera sorpresa, quasi un italian giallo anni ’70

Blood Presure, regia di Sean Garrity. Con Michelle Giroux, Judah Katz, Jonas Chernick. Sezione Festa mobile.BLOOD-PRESSURE_1Una donna riceve misteriosi messaggi da uno sconosciuto: sarà l’inizio di una strana avventura umana. Dal Canada un bellissimo, sorprendente psycho-thriller che ricorda da vicino gli italian gialli anni Settanta e soprattutto il meraviglioso La vittima designata con Pierre Clémenti, di cui sembra a tratti un ricalco. Voto 7 e mezzoBLOOD-PRESSURE_2Capita che di alcuni film si perda la testa, anche irragionevolmente, senza badare ai loro limiti e imperfezioni. A me è capitato finora a questo Torino Film Festival – avaro di titoli che ti smuovano davvero le parti pre-razionali -, con Blood Pressure, canadese dell’area anglofona, presentato nella sezione Festa Mobile, panoramica alquanto larga e dai criteri d’inclusione alquanto elastici di cinema non così di nicchia e più mainstream di quello del concorso festivaliero. Protagonista una quarantenne di Toronto assai insoddisfatta su più fronti, anzi su tutti. Il suo lavoro di farmacista è un disastro, vessata com’è da un capo stronzo e asfissiante, col marito la crisi è nera e non si scopa più, i due figli, maschio e femmina, sono uno più piaga dell’altra. La povera donna non ne può più. Chiaro che quando comincia a ricevere misteriosi messaggi da un anonimo (uomo? donna?) che la lusinga, le solletica l’ego e l’autostima dicendole che è bellissima, fichissima, bravissima e che meriterebbe molto, molto di più di quel che ha intorno, qualcosa dentro di lei si accende. L’anonimo/a prima la omaggia, la corteggia, poi comincia a chiederle qualcosa, e poi sempre di più. Sempre nascondendosi dietro messaggi. La spinge a prendere lezioni di tiro al poligono. Le chiede di pedinare un tizio e di tracciarne una scheda dettagliata. Poi di seguirlo al parco. Poi di introdursi in casa sua mentre dorme. Il tizio cammina con fatica, è un giovane signore dall’aria assai coltivata che evidentemente soffre di una grave malattia. Perché l’anonimo vuol sapere tanto di lui? E perché ha scelto proprio la nostra protagonista per stalkizzarlo? Cosa c’è dietro? Cosa c’è sotto? Il regista sa dosare molto bene il crecendo di minaccia e paranoia, e il senso di ambiguità, pescando a piene mani da precedenti illustri, da Hitchock (Delitto per delitto e La donna che visse due volte), Brian De Palma e anche Roman Polanski. Ci sarà un twist, non così inaspettato, ma di notevole impatto. Tutto verrà chiarito e spiegato, e sarà una rivelazione agghiacciante. Scusate, ma io l’ho adorato. La regia è corretta, ma senza voli e invenzioni, un po’ troppo diligente e un po’ poco arrischiata. Però lo script è notevole. È che a me ha ricordato molti, adorati, gialli italiani anni Settanta, a partire da uno dei miei culti assoluti, La vittima designata di Maurizio Lucidi, con un indimenticabile Pierre Clémenti, di cui questo film è parente stretto e a momenti perfino una citazione. Tant’è che, chiudendo gli occhi, mi immaginavo Blood Pressure con Florinda Bolkan e con Clémenti nel ruolo del giovane uomo sofferente e ambiguo. Ecco, è questa sovrapposizione tra i due film che si è creata prima nel mio inconscio e poi nella mia testa, è l’amore grande che provo per La vittima designata, ad avermi fatto amare moltissimo Blood Pressure. Se vi capita, non perdetevelo.

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