Torino Film Festival. Recensione: THE STAG: addio al celibato irlandese molto politically correct

The Stag – Addio al celibato, regia di John Butler. Con Andrew Scott, Hugh O’Conor, Peter McDonald. Nella sezione FestaMobile/Europop.STAG_2
Dall’Irlanda un addio al celibato con escursione nella wilderness invernale. Gruppo maschile variamente assortito con anche, come usa oggi, una coppia gay. Divertente, ma non così tanto. Di interesse soprattutto sociologico, per come cerca di riconfigurare e contemporaneizzare la categoria di virilità. Voto 5

Inserito nella sezione EuroPop, varata dal neodirettore Paolo Virzì con l’intento di mostrare film campioni di incasso in patria, ma di scarsa o nulla circolazione poi all’estero. L’equivalente, per dire, dei nostri Zalone che non varcheranno mai la frontiera di Chiasso. Idea interessante, quella di Virzì, perché ci fa capire come, al di là di tutta la retorica della globalizzazione, resistano anche nel cinema le culture nazionali con le loro idiosincrasie, le peculiarità, i modi e gli stili di riferimento. Succede soprattutto con la commedia, che chissà perché è calata nelle viscere di una nazione e ne riflette ogni gorgoglio più di qualsiasi altro genere. Ridere sembra ancora una faccenda locale e poco globale, capita perfino con le commedia americane, che stentano quasi sempre fuori dai propri confini. Questo The Stag è commedia irlandese, abbastanza godibile (abbastanza), ma non credo al punto da solleticare la voglia di un qualche nostro distributore a inserirla nel proprio listino. Stag sta per addio al celibato. Dunque tema classicissimo della commedia tutta maschile, solo che qui c’è qualche aggiornamento significativo e presa di distanza dal molto già visto. Lo sposo prossimo venturo si interessa un po’ troppo al wedding planning, sempre lì a parlare di arredi e decori e perfino di ranuncoli per l’addobbo (o il bouqet, non ho capito bene). Cosicché la fidanzata comincia a preoccuparsi per tanta propensione frocesca (ma perché ha deciso di sposarsi una criptochecca del genere? misteri del cinema irlandese) e spinge così gli amici a coinvolgerlo in un bell’adio al celibato di masculi tra masculi, onde il fidanzato recuperi un barlume di virilità. No, niente bordelli, niente viaggi a Bangkok, solo un santo e sano trekking e camping tra le gelide alture d’Irlanda. Si unirà, per niente voluto, il fratello della sposa detto The Machine per il suo machismo efferato e la sua tendenza alla leadership non richiesta e non desiderata. Del gruppo fa parte anche un tizio ancora segretamente innamorato dalla sposina, che però si è fatto precedere nel chiederla in moglie dal migliore amico. Più una coppia gay, Kevin e Kevin, di cui il più giovane è il fratello dello sposo. La brigata non così allegra si addentra into the wild, e saranno scazzi e qualche colpuccio di scena. Si ridacchia, ma non così tanto. L’inevitabile messa a nudo di gruppo avviene di notte al freddo. Tensione erotiche o anche omoerotiche, zero. Tutto finisce in gloria, non senza un po’ di ipocrisia. Niente de che. Interessante per come oggi in una commedia o commediaccia maschile e raunchy si cerchi di riconfigurare la mascolinità adeguandola alla sensibilità contemporanea: smussando dunque le punte più aspre e selvagge e incudendo naturalmente l’omosessualità nel panorama, come correttezza politica vuole. La coppia gay del film è tra le più insopportabilmente perbenino e bon ton e smorfiose  e pucci pucci che si siano viste: sempre lì a scambiarsi baciucci e occhiate tenerone. Insopportabili. No grazie.

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