Torino Film Festival. PELO MALO (recensione). Una madre alle prese con l’incerta identità sessuale del figlio

Pelo Malo (Capelli difficili), regia di Mariana Rondon. Con Samuel Lunge e Samantha Castillo. Torino 31 (Concorso).PELO-MALO_1
Il film venezuelano che ha vinto il festival spagnolo di San Sebastian. Una giovane madre vedova alle prese con il figlio di dieci anni ossessionato dal suo pelo malo, i suoi capelli ricci, che invece lui vorrebbe lisci e vaporosi. Un’ossession narcisistica che è il segnale dell’incerta identità sessuale di Junior (così si chiama il ragazzino). La regista tocca un tema assai sensibile, ma poi come spaventata se ne ritrae. Ne esce un film indeciso e irrisolto (però di quei film molto da festival, che anche qui potrebbe vincere qualcosa). Voto tra il 5 e il 6PELO-MALO_2
Arriva qui in concorso a Torino questo Pelo Malo (che potremmo tradurre con Capello ribelle) dopo la vittoria al festival di San Sebastian e le recensioni assai favorevoli, anche dei media americani, seguite alla sua proiezione al festival di Toronto. Non una primizia, dunque, ma un film di rispetto sì. Uno di quelli che il prossimo anno potrebbe fare il giro del circuito arthouse mondiale. Made in Venezuela, Pelo Malo narra di una giovane madre vedova di Caracas di nome Marta (il marito è rimasto ammazzato in una qualche sparatoria) con due figli a carico, il grandicello Junior – a occhio sui dieci anni – e un altro poco più che neonato. Ma il nocciolo duro del film sta nella relazione burrascosa tra Marta e Junior. Il fatto è che lei non sopporta l’ossessione del figlio di volersi allisciare quei capelli ricci, quell’attenzione spasmodica a quel pelo malo, o forse non sopporta quello che tale ossessione rivela e porta a galla, ovvero il rifiuto del bambino della propria parte black ereditata dal padre. E, soprattutto, ad allarmare mamma è il narcisismo del ragazzino, il suo volersi rendere seducente come una femmina. È l’incerta identità sessuale, messa a nudo da quell’attenzione spasmodica ai capelli, a inquietare Marta, è l’estasiarsi di Junior di fronte a un ragazzo parecchio più grande di lui dagli occhi grandi e dalle ciglia lunghe. Come se già la povera donna non avesse abbastanza guai, visto che ha perso il lavoro e adesso non sa come mantenere i figli, tant’è che si prostituisce all’immondo capo per riacchiappare il suo posto di vigilante (che in Venezuale è professione diffusa e ben remunerata, anche se rischiosa, per via di interi pezzi di territorio in mano a bande criminali armate). La presenza più perturbante del film è però la nonna di Junior, la suocera di Marta, una signora black con l’aria di averne vissute e viste di ogni e adusa a ogni arte della sopravvivenza. Lei quel narcisismo femmineo di Junior lo asseconda, anzichè ricacciarlo indietro, mettendosi in urto con la nuora. Proponendole poi uno scambio: Junior lo lasci a me, ci penso io a mantenerlo, tu occupati solo del figlio piccolo. Lo fa per amore del nipote? O perché vuole sfruttarne le propensioni trangender? Pelo Malo è brusco e duro al punto giusto, un film di quelli che guardano alle miserie senza paraocchi e senza contarsela su, e quei lividi falansteri già rovinati e rovinosi non si dimenticano. La pur brava regista Mariana Rondon disegna due piste narrative (almeno due), quella della madre single che si deve arrangiare a sopravvivere e quella della confusa identità sessuale di Junior, e purtroppo non sceglie ma le segue tutte e due, sovrapponendole e confondendole, e non riuscendo a percorrerne davvero fino in fondo nessuna. L’impressione è che la regista si sia trovata per le mani un tema assai sensibile come quello di un bambino diciamo così transgender, però poi se ne sia ritratta, ne abbia distolto gli occhi. Forse temendo di essersi spinta troppo in là a un certo punto fa dietrofront, e fa gridare a Junior “io mi sento un maschio, non una femmina!” (è quando rifiuta l’abito da spettacolo che la nonna gli ha confezionato, giudicandolo troppo femminile). Si osa, poi però si smussa e si arretra. E allora, scusate, di che parla Pelo Malo? Cosa vuole dirci Mariana Rondon?

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, festival, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.