RENZI perde sui social network e stravince alle primarie: il perché di un paradosso

slide_328730_3199636_freeDomanda semplice semplice: come mai ho letto e ancora oggi continuo a leggere su Facebook e Twitter commenti e lamenti contro Renzi e poi il giovin signore e rottamatore di Firenze va a vincere alle primarie con cifre da cappotto? Signore e signori, ragazze e ragazzi, qui c’è qualcosa che non torna. Escludendo che a non funzionare e a non tornare siano i conti delle urne, perché i numeri cosa oggettiva e incontrovertibile sono, non resta che una risposta. Sono i social networks ad avere dentro qualcosa di storto, a restituire un’immagine sfuocata e imprecisa, se non deformata, del mondo reale che sta là fuori, lontano dalla virtualità. Gradirei che qualche analista dei new media – ce ne sono in abbondanza e spargono sentenze indistintamente sul cartaceo e sull’online – mi svelasse l’arcano e mi spiegasse il paradosso. Intanto, mi arrangio da me e cerco di darmi una qualche risposta.
1) Come ha detto su fb la mia amica Ilaria, commentando un mio status che anticipava in sintesi quanto sto scrivendo adesso: “Dipende dagli amici che hai”. Sacrosanta osservazione. È più probabile che io, per appartenenza generazionale e imprinting cultural-antropologico, mi ritrovi immerso in un ecosistema virtuale che ha poco a che spartire con Renzi e il renzismo, e molto più con chi gli è avverso. Se per motivi anagrafici vieni incluso in automatico nella blacklist dei rottamandi, ovvio che scatti in te il riflesso di autodifesa e di rigetto dell’autoproclamantesi nuovo che avanza.
2) Gli anti-renziani tendono ad essere sui social netwoek ciarlieri ed espliciti, i renziani silenti o comunque reticenti.
3) I social network non sono lo specchio fedele del mondo reale, o della società reale, o del paese reale. Sono un universo parallelo, una bolla che si autoalimenta dei propri umori e delle proprie secrezioni interne, delle proprie passioni, idiosincrasie e pregiudizi. Un insieme autoreferenziale che rappresenta solo se stesso, pur pretendendo di rappresentare il tutto. I suoi frequentatori lo percepiscono oscuramente, e si consolano e autoingannano pensando di essere ciò che una volta, in politica e nelle pratiche d’arte, si chiamava avanguardia: siamo sfasati rispetto alle masse, perché le precediamo, esplorando strade a loro ignote; siamo nel giusto in quanto abbiamo la visione del futuro, e di una complessità che alle masse vogliose e ansiose di semplificazioni sfugge. Dunque: una sorta di reincarnazione-aggiornamento della vecchia categoria leninista dell’avanguardia. Categoria che ha storicamente creato guasti e portato ai fallimenti che sappiamo, e non c’è bisogno di aggiungere altro.
4) L’abitante dei social network, soprattutto il twitterista – il facebucchista meno -, si autopercepisce come essere di superiore sensibilità (sociale, estetica, intellettuale). Un elitario ed un elitista che fatica ad apprezzare il rampante Renzi, trovandolo volgare nella sua smodata ed esibita, mai ipocritamente nascosta, ambizione di essere il primo, di voler comandare il partito e, dopo di quello, l’Italia tutta. Il vitalismo, la ribalderia di questo uomo nuovo paiono allarmanti e teppistici al twitterista colto e chic, così bravo, fino al virtuosismo, nell’inventarsi ogni volta aforismi ed epigrammi fulminanti nella gabbia delle 140 battute. In quell’immane palestra-laboratorio del nuovo elzevirismo italiano vacuo e futile e narciso che è Twitter, non ci può essere spazio per la sia pur minima solidarietà a una creatura intrinsecamente rozza, e sanguigna e carnale, come il (per ora soltanto) sindaco di Firenze. Molto più elegante – pensa il ns. twitterista dandy – stare dalla parte del perdente Cuperlo, nobile hidalgo rappresentante di una decrepita nomenklatura votata alla sconfitta, o del neo piacione Civati. Renzi mai, troppo cheap.
P.S. Non ho votato alle primarie, ma, se l’avessi fatto, avrei votato Renzi.

Questa voce è stata pubblicata in a latere, Container e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a RENZI perde sui social network e stravince alle primarie: il perché di un paradosso

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.