I 50 MIGLIORI FILM DEL 2013 (secondo me)

io, a Venezia 2013

io, a Venezia 2013

È stato un buon anno per il cinema, che non solo ce l’ha fatta a difendersi dagli attacchi da una parte della rete dall’altra della tv (la serialità, soprattutto), ma ha contrattaccato elaborando nuovi linguagi e visioni. Il documentario per esempio, che si è innestato sulla fiction rivitalizzandosi e creando ibridi magari ambigui e di statuto incerto, ma assai interessanti. E i doc son proprio quelli che lasciano il loro segno sul 2013 (in questa classifica difatti ce n’è uno al comando, e altri ce ne sono sparsi). Poi, la videoart che confluisce nel cinema e gli fa scoprire immagini e immaginazioni impreviste, mi riferisco a cose come Manakamana, rivelazione dell’ultimo Locarno festival. Nel compilare la lista che vedete mi sono basato su un criterio semplice: pescare tra tutto quanto ho visto, nell’anno solare che si sta concludendo, in sala, ai festival (Berlino, Cannes, Locarno, Venezia, Roma, Torino e quelli milanesi: Milano Film Festival, FilmMaker, Festival Mix, ecc.) o in rassegne varie, anche se non ancora distribuiti in Italia. Non è per snobismo, ma se mi fossi limitato a scegliere tra i titoli usciti da noi avrei sacrificato decine di cose interessanti viste altrove. Non troverete in elenco film importanti arrivati nelle sale italiane nel 2013 e che mi sono piaciuti, ma che avevo già inserito in classifica l’anno scorso, avendoli intercettati nei vari festival. Mi riferisco a The MasterSpring Breakers, Il sospetto, Anna Karenina, Su Re, Leviathan, To the Wonder, Holy Motors, Killer in viaggio e a qualcun altro. Sono film che troverete spulciando I 50 migliori film del 2012. Ci sono poi due film, Lincoln e Zero Dark Thirty, che l’anno scorso non ho incluso perché non ancora usciti, e che adesso non mi sento di mettere perché usciti ormai da troppo tempo (primi di gennaio 2013). Mi spiace, sono due grandi film.
Cliccare sul link per leggere la recensione

TOP TEN
1) The Act of Killing di Joshua Oppenheimer
Documentario in cui si dà la parola a coloro che nel 1965 massacrarono in Indonesia gli oppositori del golpista Suharto. Pentiti? Per niente. Anzi, rimettono in scena per la macchina da presa le loro efferatezze. Sconvolgente, ma davvero. Un film come non se ne sono mai visti. Uscito semiclandestino in qualche città italiana distribuito dalla bolognese I Wonder Pictures. Ribeccatelo se potete.
2) La vie d’Adèle (La vita di Adèle) di Abdellatif Kéchiche
Il film Palma d’oro a Cannes che poi, quando è arrivato in Italia, non è stato così amato. Errore. La Vie d’Adèle è qualcosa che resterà.
3) Stray Dogs (JiaoYou) di Tsai Ming-Liang
Premio della giuria a Venezia 2013. Il cinema del taiwanese al suo massimo. Opera estrema, capitale.
4) Le dernier des Injustes (L’ultimo degli ingiusti) di Claude Lanzmann
Visto a Cannes fuori concorso. Il quasi novantenne Lanzmann ritira fuori dai suoi archivi un’intervista fatta negli anni ’70 per Shoah e allora non utilizzata. L’intervista, fatta a Roma, è a Benjamin Murmelstein, decano del ghetto-lager di Terezin, accusato di collaborazionismo con gli aguzzini nazisti. Quattro ore, ma vale la pena. Questo film è una discesa nel bene e nel male che non si dimentica. Qualcuno please lo importi in Italia.
5) Miss Violence di Alexandros Avranas
Due premi a Venezia 2013. Dalla Grecia un altro film che colpisce duro e lascia storditi.
6) Before Midnight di Richard Linklater
Stupidamente snobbato e sottovalutato in Italia. Dialoghi meravigliosi e parecchia crudeltà che non t’aspetti in questo terzo episodio della saga Before con Julie Delpy e Ethan Hawke.
7) Lo sconosciuto del lago di Alain Guiraudie
Rivelazione di Un certain regard a Cannes 2013. Un gay movie assai esplicito con venature hitchockiane. Una delle sorprese belle dell’anno.
8) Manakamana di Paco Velez e Stephanie Spray
Vincitore a Locarno della sezione Cineasti del presente. Un funivia in Nepal va su e giù portando pellegrini a un monastero indù e altra umanità, e la mdp registra impassibile. Due ore di pura ipnosi. Film che esplora e si muove sui confini del cinema attuale (e della nostra percezione) e li spinge un po’ più in là.
9) Les rencontres d’après-minuit di Yann Gonzalez
Visto al Milano Film Festival. I convenuti a un’orgia si raccontano. Con scene assai hard (è uno dei tratti, questo, del cinema 2013) e molte citazioni di Buñuel e Cocteau.
10) Gravity 3D di Alfonso Cuarón
La fantascienza si fa molto umana. Il miglior 3D mai visto. Un’avventura sensoriale per lo spettatore.

11-20
11) Her
di Spike Jonze
Innamorarsi di un sistema operativo si può, e forse è anche bello. Grandissimo Joaquin Phoenix. Visto al Roma Festival.
12) Hard to be a God di Aleksej Jurevic German
Visto pure al Roma Festival. Film postumo di un grande eretico del cinema russo. Un delirio di fango, deformità, umori corporali in forma di fantascienza malata. Forse (e dico forse) un capolavoro. Tre ore in b/n. Opera massima, anche per pesantezza. Con qualche affinità col Faust sokuroviano.
13) Cat and Fish (Mahi Va Gorbeh) di Shahram Mokri
Visto a Orizzonti a Venezia 2013. Un film iraniano tra i più cerebrali ed estremi, tutto girato senza stacchi, in un unico, avvolgente piano sequenza di due ore e più. Virtuosistico. Sul Mar Caspio, due macellai-cannibali e un gruppo di campeggiatori.
14) Tom à la ferme di Xavier Dolan
Bellissimo noir-mélo in cui il 24enne canadese Dolan conferma di essere un talento di prima fascia. Visto a Venezia. Uscitone purtroppo senza premi.
15) Nella casa/ Giovane e bella di Francois Ozon
Ozon è un grande, ma i suoi film da noi restano sottovalutati. Quest’anno ne sono usciti due, uno più bello dell’altro. Li accorpo in una sola segnalazione.
16) Frances Ha di Noah Baumbach
Visto alla Berlinale e poi al Torino Festival. Frances ragazza incasinata e goffa a Manhattan, ma più Coen Brothers che Woody Allen. Magnifica Greta Gerwig, regina del cinema indie-mumblecore.
17) Il passato di Asghar Farhadi
Dopo Una separazione Farhadi si conferma con questo film straordinariamente scritto e costruito.
18) Only Lovers Left Alive di Jim Jarmusch
Squisita extravaganza firmata Jarmusch sul tema dei vampiri, qui trasformati in esteti-dandy. Visto a Cannes.
19) Gloria di Sebastian Lelio
Una 58enne che dalla vita vuole ancora molto, e ci prova. Lanciato alla Berlinale, un film cileno che ha conquistato il pubblico di mezzo mondo.
20) Mouton di Gilles Deroo e Marianne Pistone
Visto a Locarno, sezione Cineasti del presente. Storia di un poverocristo in stile Dardenne, ma il bello viene da come i due registi manipolano la struttura narrativa. Uno dei film più sperimentali e di esplorazione di quest’anno.

21-30
21) Upstream Color
di Shane Carruth
Produzione indie americana vista al Milano Film Festival. Tra i film più azzardati degli ultimi tempi. Una storia d’amore che è viaggio psicotico che è viaggio cosmico alla Malick. Un delirio che fa bene agli occhi e alla mente dello spettatore. Carruth è da tenere d’occhio.
22) Salvo di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia
La miglior cosa prodotta dal cinema italiano quest’anno. Imperfetto, ma di gran forza.
23) Luton di di Michalis Konstantatos
Al Torino Film Festival questo film greco mi ha conquistato. Cinema del malessere e del disagio, come vuole la nouvelle vague ellenica.
24) E agora? Lembra-me di Joaquim Pinto
Doc autobiografico in cui il regista portoghese Pinto si racconta e racconta il suo essere Hiv-positivo. Sempre a ciglio asciutto. Visto al Locarno Festival.
25) Our Sunhi e gli altri film di Hong Sangsoo (In Anothe Country e Our Daughter Haewon)
Il coreano Hong Sangsoo, amatissimo dai Cahiers, è da noi sottovalutato alquanto. Cinema geometrico e nel segno della ripetizione più o meno differente. Our Sunhi era a Locarno, Our Daughter Haewon alla Berlinale, In Another Country è uscito quest’anno nelle nostre sale dopo la sua prima mondiale a Cannes 2012.
26) In the name of di Malgoska Szumowska
Mélo polacco alla Fassbinder, con un prete che si innamora di un ragazzo. Niente sporcaccionate e pedofilie da sacrestia però (e per fortuna). Presentato alla Berlinale, poi vincitore a Milano al Festival Mix.
27) Harmony Lessons di Emir Baigazin
Film kazaco che è stata la rivelazione della Berlinale 2013. Austero e formalmente perfetto.
28) Dietro i candelabri di Steven Soderbergh
Liberace e il suo fidanzato, in un biopic per la Hbo che è però puro cinema. Strepitosi Michael Douglas e Matt Damon.
29) La grande bellezza di Paolo Sorrentino
Piaccia o meno, il film italiano dell’anno. Frammenti-capolavoro e parti insopportabili in pari misura. Ma l’occhio di Sorrentino non si discute.
30) Under the Skin di Jonathan Glazer
A Venezia è stato il film più odiato dai critici italiani istituzionali e bon ton. Invece questa strana storia di un’aliena venuta sulla Terra a uccidere i maschi è grande cinema visionario di fantasmi e ossessioni.

31-40
31) The Selfish Giant
di Clio Barnard
Premiato alla Quinzaine des Réalisateurs a Cannes 2013. Storia tostissima di un ragazzino nell’Inghilterra più diseredata. Film di scuola Ken Loach-Andrea Arnold.
32) La danza de la realidad di Alejandro Jodorowski
A 84 anni Jodorowski firma quello che in my opinion è il suo film migliore. Il suo Amarcord. Stralunato e anche molto divertente, senza troppe grevità surrealiste vetero-jodorowskiane. Visto a Cannes alla Quinzaine.
33) Eastern Boys di Robin Campillo
Vincitore a Venezia della sezione Orizzonti. Uno dei molti bei film a tema gay che hanno espugnato i cine-festival di questo 2013.
34) Yumen di J.P. Sniadecki, Huang Xiang, Xu Ruotao
Visto a Milano a FilmMaker (e però lanciato alla Berlinale). Tra videoart, documentario, cinema di racconto e finzione. In una ghost town cinese prendono corpo storie e fantasmi del passato. Cinema di contaminazione ed esplorazione.
35) Class Enemy di Rok Biček
Presentato a Venezia alla Settimana della critica, un piccolo film sloveno di perfetta e tesa scrittura drammaturgica. In un liceo tutti gli equilibri si spezzano dopo il suicidio di una studentessa.
36) Sebunsu Kodo (Seventh Code) di Kiyoshi Kurosawa
Visto al Roma Film Festival, un corto-lungo (dura un’ora esatta) di atmosfere noir e con molte sorprese, ambientato in un non-luogo di fascinoso squallore come Vladivostock.
37) The wind rises di Hayao Miyazaki
Stando alle dichiarazione di Miyazaki, il suo ultimo film. Speriamo di no. È il suo Novecento, ricostruzione del Giappone tra le due guerre attraverso la storia di un ragazzo innamorato degli aerei. Discontinuo, ma a tratti formidabile. A Venezia non è piaciuto molto, ed è un altro abbaglio dei nostri critici paludati.
38) Blood Pressure di Sean Garrity
Film canadese visto al Torino Film Festival. Uno psycho-thriller che a me ha ricordato certi meravigliosi italian gialli anni Settanta come La vittima designata.
39) L’intrepido di Gianni Amelio
Maltrattato a Venezia, eppure – nonostante le sue evidenti pecche – pur sempre il film di un maestro. L’intrepido sa restituire il disagio e il cupio dissolvi dell’Italia di oggi come nessun altro film. Da rivalutare.
40) Venere in pelliccia di Roman Polanski
Ottimo ritorno di Polanski a un cinema molto suo, di cannibalismi psichici e torture mentali.

41-50
41) This is the End – Facciamola finita
di Seth Rogen e Evan Goldberg
Volgare e sofisticata, la miglior commedia dell’anno.
42) Inside Llewyn Davis di Ethan e Joel Coen
Visto a Cannes, di imminente uscita in Italia. Osannato come un capolavoro. Non sono dell’idea: il film è a momenti magnifico, ma incerto sul suo focus narrativo.
43) Miele di Valeria Golino
Una bella sorpresa, questo esordio alla regia della Golino. Ha solo avuto la sfortuna di venire, trattando di fine-vita, dopo Amour di Haneke.
44) The Canyons di Paul Schrader
Il più vilipeso e massacrato del 2013. Invece, riuscito cinema della crudeltà in cui si incontrano e a volte scontrano le visioni di Paul Schrader (regista) e Bret Easton Ellis (sceneggiatore).
45) Ida di Pawel Pawilowski
Visto a Torino, il film polacco che a sorpresa ha trionfato al London Festival. Due donne ebree – la zia e la nipote – si ritrovano nella Polonia dei primi anni Sessanta. Un film sulla memoria e i segni della Shoah.
46) Il sud è niente di Fabio Mollo
Esordio di un autore italiano che merita. Con troppa roba dentro e troppo irrisolto e sbilanciato, però con momenti potenti. Da vedere.
47) Blue Jasmine di Woody Allen
Io che non ho mai molto amato Woody Allen, non avrei mai pensato di inserire un suo film tra i miei preferiti. Ma Blue Jasmine mi è piaciuto davvero. Finalmente un Woody Allen spietato e non compiacente verso lo spettatore.
48) Une autre vie di Emmanuel Mouret
Mélo scatenato e insieme controllato che al Festival di Locarno mi è molto piaciuto.
49) Orlando ferito – Roland blessé di Vincent Dieutre
Un doc autobiografico dato prima a Roma, poi a Milano a FilmMaker. Un regista francese e il suo viaggio in Sicilia, tra pezzi di vita privata (gay) e riflessioni amarissime sull’Europa di adesso. Trapela un’ideologia alquanto datata, e le analisi sono fastidiosamente apocalittiche e ideologiche. La forza del film sta nelle sue visioni, nel fluire delle immagini e della narrazione, e nell’uso insolito del teatro dei Pupi.
50) Solo Dio perdona (Only God Forgives) di Nicolas Winding Refn
Uno dei flop clamorosi di questo 2013. Refn sbanda, non ce la fa a replicare il successo di Drive. Only God Forgives ha comunque momenti meravigliosi in cui il talento del suo autore ci folgora.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, film, My faves, Post consigliati e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.