Recensione. COLPI DI FORTUNA: quel che resta del cinepanettone (e viva Christian De Sica)

1422592_717957511567669_1342385032_nColpi di fortuna, regia di Neri Parenti. Con Luca e Paolo, Christian De SIca, Francesco Mandelli, Lillo e Greg.1385265_705453132818107_2111725545_nIl film natalizio di Aurelio De Laurentiis punta (come quello dell’anno scorso, Colpi di fulmine) su una comicità più fine e meno greve dei cinepanettoni passati, chiamando gente dai tinelli buoni della tv come Luca e Paolo e Lillo e Greg. Eppure, in questo Colpi di fortuna, a stravincere è ancora il più cinepanettonico di tutti, Christian De Sica. L’unico a farci ridere davvero. Voto 5+1381371_693122734051147_1270816438_n
Il problema è che non si ride quasi. Mollando il cinepanettonismo che lo aveva reso produttore di primo piano (e immagino anche economicamente affluente), e accompagnato i Natali popolari di questo paese per un quarto di secolo, Aurelio De Laurentiis già l’anno scorso aveva virato su un film più perbenino, meno grasso, più fine, Colpi di fulmine. Credo non sia andata male al botteghino, anche se con risultati non paragonabili ai Boldi-De Sica più leggendari e di massimo incasso. In questo 2013 vien ripetuta la formula della risata diciamo così depotenziata, passando però dal movie-movie (due episodi) dell’anno scorso al tre-episodi. Con un esile filo a unirli, quello dei colpi di fortuna e/o del suo opposto. Dei vecchi cinepanettoni rimane solo la presenza di Christian De Sica, quasi un’autocitazione, cui si aggiungono Luca & Paolo e (già presenti l’anno scorso) Lillo & Greg. Coppie comiche di incubazione tevisiva, già frequentatrici di salotti e salottini e tinelli tv alquanto bon ton, o comunque ben accetti dalla parte di questo paese che si sente antropologicamente e culturalmente superiore. Il che consente al prodotto di acquisire, se non una patina di nobiltà, almeno di rispettabilità e prsentabilità. Tutto bene, sulla carta. Perché poi il risultato è che gli episodi di Luca & Paolo e di Lillo & Greg non fan ridere per niente, mentre l’unico che riesce a strapparci qualche sana risata senza pensieri è quello centrale, quello con De Sica, insomma il più ruspante e cinepanettonico. Storiella di un industriale del cashmere in trattativa con un mongolo per una preziosa partita di lana di barba caprina, il quale è costretto a farsi assistere da un traduttore portasfiga. Uno che ove si palesa succedono disastri a persone e cose, sulla scia del patentato pirandelliano (lo impersona Franceso Mandelli, formando con De Sica una coppia di opposti niente male). Ecco, a momenti questa storia o se preferite storiaccia è davvero irresistibile, e Christian De Sica strepitoso, altroché. Il più bravo, che tutti gli altri se li ingurgita a colazione in un attimo. Per carità, qualcosina da salvare c’è anche negli altri due episodi, ma proprio qualcosina. Nel frammento Lillo & Greg è caruccia l’idea di fare del protagonista un ex del corpo di ballo di Raffaella Carrà, con lei che alla fine si palesa in carne, ossa e simil-tuca tuca. In Luca & Paolo la cosa più rimarchevole, in una trametta che ruota intorno a un biglietto vincente della lotteria smarrito da Paolo (e sembrano cose degli anni Cinquanta), è l’apparizione della superstar del Napoli Calcio Marek Hamsik (che si rivela attore legnosissimo), nonché, in una scena collettiva, di Rafa Benitez. Così Aurelio De Laurentiis realizza quello che mi pare il primo esempio di autosinergia e auto product-placement del nostro cinema (se mi sbaglio mi corriggerete). A questo punto mi vien voglia di farmi un ripasso, io che i cinepanettoni non li ho frequentati molto, del meglio di Christian De Sica.

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