Chocolat di Lasse Hallström (2000), Con Juliette Binoche, Johnny Depp.
Non proprio il mio tipo di cinema preferito, però doverosamente segnalo perché Chocolat, dell’anno 200o, è stato un successo da tutte le parti, da noi come in America, dove ottenne una quantità di nomination all’Oscar. Anche il film di maggior successo della carriera di un regista astuto e nonprivo di qualità come lo svedese Lasse Hallström, e una grande affermazione (meritata) per Juliette Binoche. In un villaggio nella Francia profonda e bigotta del 1959 arriva Vianne che in pieno periodo quaresimale, dunque di astinenze e sacrifici, ha la sfrontaezza di aprire un negozio di cioccolato, dunque indicando alla comunità locale la via del piacere anziché della rinuncia. Immediata reazione del sistema, incarnato dal bieco conte sindaco. L’antitesi tra rigido cattolicesimo repressivo e inno alla libertà metaforizzata dal cioccolato bisogna dire che drammaturgicamente funziona, anche se nel fondo banale e basata sui cliché. Vianne diventa la bandiera dell’istintualità, del piacere, dell’eros e dei suoi diritti, anche per via della sua storia con uno zingaro di passaggio, che è un Johnny Depp ancora non caricatura di se stesso. Film adorato dalle signore. Io adoro il cioccolato, un po’ meno Chocolat.
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