Qui Berlinale. Tempo bello e tiepido, troppe sovrapposizioni di film, orgoglio Berlinale, poca Italia

Schermata 2014-02-07 a 14.18.41Allora, la notizia vera, altroché – soprattutto per noi che veniamo dal Sud Europa e siam come Totò a Milano, preoccupati di ghiacci e ogni possibile intemperia – è il tepore quasi primaverile della Berlino di questi giorni. Oggi la massima vien data a 11 gradi, che neanche a Milano.  Si va in giro incapottati e impiuminati, prò senza guanti e il berretto di lana è optional. Sarà anche questo clima più mediterraneo che quasi-baltico a darmi l’imprssione, che mi perseguita da quando sono arrivato, di non essermi mai spostato davvero da Milano. Ormai, alla terza Berlinale, i mei percorsi cominciano a rioetersi inesorabilmente e conosco pietre, palazzi, palazzi, tunnel del metrò, son parte del mio paesagio, ecco. Entro ed esco dalla stazione Stadmitte, linea rossa U2, la più vicina al mio albergo, e mi sembra di percorrere i cunicoli del metrò Loreto. La gente è uguale, vestita uguali, solo alcuni labili tratti etnici distinguono un est europeo da un berlinese vero (ma chi è il berlinese vero?) da un italiano o da uno spagnolo o un francese. Molti mi rivolgon la parola in tedesco, e io subito viro sull’inglese, in una marmellata linguistica indifferenziata che tempo sia anche culturale. L’omologazione pasoliniana! Poi però le differenze emergono oltre questa superficie così apparentemente comune, anzi quest’anno ho l’impressione che la città sia friendly, più prussiana-merkeliana, più arcigna, meno accogliente verso i forestieri venuti da altri paesi dell’Europa, e ti sembra che ti buttino in faccia tacitamente in ogni momeno “visto che siam tutti nell’euro, tocca a noi mantenere i vostri debiti e il vostro cicaleggiare”. Ma forse son paranoie di un italiano d’oggi, pure proiezioni, prove non ne ho, e le impressioni non sono certo tali.
Il festival procede con quella implacabilità teutonica che lo distingue e ne fa un unicum. Centinaia di film sparsi nelle varie sezioni, iper regolamentazione, meccanismi complicati per gli acessi alle sale anche per chi ha il badge stampa. Ma il problema vero, dovuto alla moltitudine di film, son le sovrapposizioni di screenings e i sold-out. Stamattina davano la proiezione stampa di Yves Saint Laurent in contemporanea con quella di un film tedesco della Competition, Jack. Ho visto Jack e ho preso (già ieri) il biglietto di YSL per stasera al riaperto dopo molti anni Zoo Palast, uscita Banhof ZooGarten (Christiane F. è grande ormai, ma ieri sera davanti al Cinemaxx son statio assalito da un tossico come ormai non se ne vedevan più dagli anni Settanta, e inevitabile il pensiero è corso a lei, Christiane e a tutti i ragazzi dello zoo). Stamattina altra alternativa del diavolo: o si andava a vedere il terzo film in concorso, quello di Rachid Bouchareb, o il mockumentary L’enlèvement de Michel Houellebecq (Il rapimento di MH), ho optato per il secondo e non mi son pentito, trattasi di un gioiellino assai divetente e intelligente, con un MH mattatore impagabile. Altro problema, dicevo, i sold-out. Anche se vai presto al counter dove distribuiscono i biglietti stampa, per alcuni film non li trovi più. Mi è capitato oggi per quello di Michel Gondry su e con Noam Chomsky. Detesto l’uno e l’altro, però ‘sto film è di quelli che van visti comunque, e chissà se riuscitò a recuperarlo perché credo ci sia solo un’altra proiezione e basta (ma con quale criterio dico io, visto che ieri sera hanno date tre proiezione, dico tre, in rapida sequenza, del film vietnamita Nuoc che ha aperto Panorama? Tra l’altro, introducendo il film, è stato ricordato che i due vincitori di Panorama dell’anno scorso, The Act of Killing e The Broken Circle Breakdown, son tutte e due nominati all’Oscar, ed è scoccato un applausone in platea di legittimo orgoglio berlinese).
Fossero questi i problemi, direte. Ma per un cinefestivaliero è uno smacco dover rinunciare a qualcosa di bello e importante.  Domani sera danno la prima di Edoardo Winspeare a Panorama: la perderò, visto che ho in contemporanea il Bouchareb da recuperare. Un casino. Intanto, di Italia ce n’è abbastanza poca, aspettando Winspeare e soprattutto l’omo-doc di Amelio. Prima di ogni film proiettato compaiono i saluti della Berlinale. in sei lingue, ma l’italiano non c’è. Al primo posto il tedesco, seguono inglese, francese, spagnolo, russo, cinese. Tutte lingue dal peso geopolitico superiore al nostro.

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