Berlinale 2014. Recensione: LA VOIE DE L’ENNEMI, un noir dignitoso e classico (con una Brenda Bethyn da premio)

La voie de l’ennemi (Two Men in Town), regia di Rachid Bouchareb. Con Forest Whitaker, Brenda Blethyn, Harvey Keitel. Presentato in concorso.
20144685_1Remake amnientato negli Usa di un polar anni Settanta di José Giovanni. L’archetipica storia del galeotto decido a redimersi e cambiare vita, ma che dovrà vedersela con il proprio passato. Meraviglioso per sottigliezza Forest Whitaker, stratosferica Brenda Blethyn quale poliziotta. Tutti e due candidati al premio per la migliore interpretazione. Voto 6.

il regista Rachid Bouchareb

il regista Rachid Bouchareb

Il regista francese di radici algerine Rachid Bouchareb resta a tutt’oggi l’autore soprattutto di Indigènes, film – presentato a Cannes qualche anno fa tra non poche polemiche – sulla seconda guerra mondiale vista attraverso quattro soldati agrebini arruolati nelle truppe coloniali francesi. Poi è volato a Londra per girare London River, tappa successiva gli Stati Uniti dove ha curiosamente girato questo remake di un polar di José Giovanni degli anni Settanta, Due contro la città, interpretato da due monumenti del cinema francese come Alain Delon e Jean Gabin. Strana idea, anche pazza. Che però non funziona così male. Sarà che da questo film non mi aspettavo niente, invece, nonostante le stroncature supericiliose e un po’ pigre che ho letto qua e là, La voie de l’ennemi è un prodotto assai dignitoso, non così importante certo (Bouchareb non è regista di forte impronta autoriale, non sa trasmetterci una particolare idea di cinema), ma con qualche lato non così banale, anzi. La storia è l’eterna storia del galeotto che tenta, in tutti i modi, di rifarsi una vita e riscattarsi, ma è destinato a non farcela, perché il passato ritorna e presenta inesorabilmente i conti. Quante volta l’abbiamo vista? Tanto sappiamo già che quando uno con crimini sulle spalle cerca di trovarsi un lavoro perbene, di farsi una famiglia, poi verrà punito dal destino. Succede anche qui, ovvio, e non ditemi che sto spoilerando, sennò vuol dire che di cinema non siete grandi consumatori. Profondo USA, dalle parti della frontera col Messico. William Garnett esce di galera dopo diciotto anni per l’omicidio di un poliziotto, dentro si è ripulito, adesso è un altro, anche grazie alla conversione all’Islam che ne ha fatto un sottomesso a Dio, rispettoso delle ferree regole morali e di vita che ai fedeli musulmani sono imposti. Lo vediamo rispettare puntigliosamente le cinque abluzioni giornaliere, leggere il Corano. L’Islam come segno evidente della redenzione avvenuta dal passato criminale e di una ritrovata forza interiore di fronte al male. Trattasi di uno degli elementi nuovi e interessanti, anzi il più interessante, di questo film di genere, una delle rare volte in cui al cinema si dà dell’Islam una visione non grezza e non stereotipata, e si vede che alla regia c’è un autore di origine araba e tra gli sceneggiatori c’è Yasmina Khadra, pseudonimo femminile sotto cui si è celato per molti anni uno scrittore (uomo) algerino di tostissimi noir per sfuggire agli integralisti che lo volevano morto. William fuori se la deve però vedere con lo sceriffo, che non ha mai digerito quell’uccisione di un suo agente, e convinto che il galeotto prima o poi ci ricascherà. Dall’altra parte una burbera poliziotta che invece crede nel possibile riscatto di William  e cerca di aiutarlo e sta dalla sua parte. Come in un’allegoria medievale in cui le anime vengono disputate e strattonate tra bene e male. William conoscerà anche un ragazza messicana di nome Teresa con cui penserà di metter su casa e famiglia. Lo scenario è quello desertico del Texas profondo che a Bouchareb forse ha ricordato, chissà, quello del sud algerino. Non ci sono grandi sorprese, il canone del genere viene rispettato muniziosamente e ossessivamente, non ci sono colpi di alta autorialità, ma neanche sciatterie. Ritmo contemplativo, che trasmette al film un che di rituale. La voie dell’ennemi regge piuttosto bene soprattutto per i suoi interpreti. Forest Whitahker è capace di inaudite sottigliezze nel darci il suo William, bravo e perfino commovente nella rabbia trattenuta, nel controllo quasi zen delle proprie pulsioni. Ma la meraviglia è Brenda Blethyn quale poliziotta americana genere lesbo-butch, in grado di andare oltre la convenzionalità del suo personaggio per cavarne una sorta di dimensione materna. Naturale candidata al premio come migliore attrice. Finora, nei film del concorso, nessuna come lei.

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