Berlinale 2014. Recensione: LA TERCERA ORILLA (La terza riva). Dall’Argentina un film estenuante

A001_C019_08306WLa tercera orilla (La terza riva), un film di Celina Murga. Con Alián Devetac, Daniel Veronese, Gaby Ferrero, Irina Wetzel. Presentato in concorso.
A003_C015_09058TIn una famiglia argentina sembra tutto in ordine. Non è così. Sarà il figlio più grande a intercettare il marcio che c’è, e ad agire. Peccato che per un’ora e mezza non succeda niente. La regista fallisce nel tentativo di confezionare l’ennesimo esempio di cinema della minaccia. Voto 5 meno.
A004_C012_0906M3Non il peggiore film di questa Berlinale, ma di sicuro il più noioso. Bisognerebbe ricordare alla regista, la signora Murga, il fulminante aforisma di Hitchcock secondo cui “il cinema è la vita con le parti noiose tagliate”. Invece qui non si taglia niente, si mostra tutto di una (apparentemente) normale famiglia argentina medioborghese, padre medico rispettato, madre casalinga, il figlio più grande impegnato con molta serietà nella parte di fratello maggiore assai assennato e responabile Tutto un cucina, salotto, veranda, divano davanti alla tv e meste chiacchiere mentre si fa colazione o si cena. Si va a scuola con lo zainetto, ci si ritira nella cameretta, si telefona agli amichetti. Dio mio, ma facciam succedere qualcosa? A un certo punto intuiamo da indizi vaghissimi che il rispettato pater familias (macho argentino tipico, con la passione della caccia difatti) ha un’altra famiglia, e un altro figlio. Il maggiore se ne rende conto e a modo suo cercherà di stabilire un ponte, un contatto, sviluppando nel frattempo un edipicissimo rifiuto di quel tronfio papà. Poi alla fine qualcosa accadrà, ma abbiamo aspettato un’ora e mezza, e francamente è troppo tardi. Non riesce alla regista quel cinema della minaccia cui chiaramente aspira, e dunque la piatta quotidianità da lei rappresentata piatta resta, e non ce la fa mai a farsi allusione e svelamento ed evocazione di un rimosso familiare. E si esagera in psicologismo (peccato che purtroppo riscontriano spesso nel cinema femminile), come in una pessima seduta di terapia familiare.

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