Berlinale 2014. Recensione: TO MIKRO PSARI (STRATOS), la nouvelle vague greca incontra il noir

20142517_2To Mikro Psari (Stratos), un film di Yannis Economides. Con Vangelis Mourikis, Vicky Papadopoulou, Petros Zervos. Presentato in concorso.
20142517_1Stratos ha un debito con un boss, e per tirar su i molti soldi che gli servono fa il sicario professionista. Sicuro, preciso, affidabile. Faccia impassibile di chi ha visto di ogni, secondo i grandi modelli del noir soprattutto francese. Ma qui siamo in Grecia, una Grecia triste e pietrosa come quella di Anghelopoulos, in una desolazione e in un clima malsano e disturbante in linea con la nouvelle vague ellenica. Il protagonista potrebbe vincere il premio come migliore attore. Voto 7 e mezzo.

il regista Yanis Economides

il regista Yannis Economides

Stratos ha la faccia triste, e una vita desolata, senza luce, divisa tra un lavoro in una panetteria con un padrone schiavista e un secondo lavoro, quello di sicario prezzolato pronto a uccidere il bersaglio indicatogli dal suo agente. Siamo in una Grecia per niente solare e per niente felix, nordica e pietrosa e lurida come in certi film di Anghelopoulos, i più angoscianti, forse siamo a Salonicco, forse no. In questa geografia indeterminata si muove lui, Stratos, il cui unico affetto è per una ragazzina figlia di una vicina (ringrazio Paola che me l’ha precisato, io l’avevo presa per la figlia di lui, anche per via dei sottotitoli in un inglese pazzesco e sporchissimo che cerca di restituire come può la lingua interrotta e marcia dell’originale). Delitto chiama delitto, morte chiama morte, violenza chiama violenza, come titolarono una volta le sorelle Giussani un loro Diabolik. Questo è un noir sotto i più plumbei cieli della Grecia, ma ha molto a che fare con il polar anni Sessanta-Settanta dei Melville e José Giovanni, e molto anche, come sempre nel cinema di queste parti (vedi anche Miss Violence) con Eschilo, Sofocle, Euripide. Inevitabilmente, inesorabilmente. È il senso del fato (uso la minuscola) a dominare questo bel film, ostico, antipiacione, volutamente sgradevole, a tratti detestabile per come estenua lo spettatore con un plot aggrovigliatissimo fino a perdersi e a perderci (il mito del  labirinto?), con i silenzi del killer Stratos, uno che poco fa e molto agisce e molto spara senza mai sbagliare un colpo, e con, al contrario, la loquacità fino alla logorrea di molti character collaterali, il boss con cui Stratos è indebitato, l’ambiguo Markis, l’altro boss che lo vorrebbe ingaggiare e comprare per motivi che poi si scopriranno abietti. Parlano parlano parlano, in una lingua marcia e spezzata, piena di ‘mallàka’ che poi gli english subs traducono con fucking, bastard, asshole. Una lingua turpiloquio di cui mallàka è il mattone principale, a indicare qualunque cosa sia maledetta, orrenda, detestabile (attendo che un greco mi spieghi il suo esatto senso). Il racconto si sviluppa lungo quasi due ore e mezzo, per spirali sempre più avvolgenti e soffocanti, e scendendo sempre più giù, arrivando lentamente ma inesorabilmente al centro dell’inferno, come in ogni noir che si rispetti. Il tutto calato in una desolazione perfettamente in linea con la cosiddetta nouvelle vaga greca, qualla aperta da Lanthimos e Tsangari, un cinema duro, feroce, heinekiano, crudele, disturbante e perfino malato e malsano. Questo film dirige la nuova tragica grecità cinematografica – che a mio parere non ha niente a che vedere con la concomitante crisi economico-finanziara del paese come invece, con basso sociologismo e storicismo, si tende ad accreditare – verso un cinema apparentemente meno autoriale e più di genere. Distinzioni, però, che poco importano. Economides riesce bene a comunicarci con il suo To Mikro Psari un senso claustrofobico, di oppressione, di destino cattivo e punitivo. Con scene magnifiche, a partire da quella di apertura nel cimitero degli autobus, o quella del matrimonio in un remoto villaggio. Secche, precise come un laser, ma anche dense di allusioni, sottotesti, minacce. Il protagonista Vangelis Mourikis, con la sua faccia impassibile e la sua coolness alla Frank Costello faccia d’angelo (film, credo, che il regista ha tenuto d’occhio e cui non possiamo non pensaare), si candida al premio come migliore attore. Se la dovrà vedere con il Forest Whitaker di La voi de l’ennemi e il ragazzo di Boyhood (anche con Ethan Hawke, però).

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, festival, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

5 risposte a Berlinale 2014. Recensione: TO MIKRO PSARI (STRATOS), la nouvelle vague greca incontra il noir

  1. Pingback: Berlinale 2014. LA MIA CLASSIFICA dei film in concorso (a giov. 13 feb. sera) | Nuovo Cinema Locatelli

  2. Pingback: Berlinale 2014. LA MIA CLASSIFICA FINALE dei film del concorso | Nuovo Cinema Locatelli

  3. Pingback: Berlinale 2014. I FAVORITI all’Orso d’oro a poche ore dalla premiazione | Nuovo Cinema Locatelli

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.