Berlinale 2014. NO MAN’S LAND: dalla Cina un omaggio a Sergio Leone

20147226_1Wu Ren Qu (No Man’s Land) di Ning Hao. Con Xu Zheng, Yu Nan, Huang Bo, Dou Bujie. Presentato in concorso. Voto 6 e mezzo
20147226_2Un avvocatino giovane e assai perbene deve andare a casa di Dio, nel deserto dello Xinjiang – la parte più estrema, desertica, occidentale (e islamica se ricordo bene) del grande paese – per un processo su una fccenda di bracconieri e falchi cacciatori. Sarà solo l’inizio di un’avventura che gli stravolgerà (diciamo così) l’esistenza, mettendolo a confronto con uomini al limite del bestiale, avidi, violenti, corrotti, senza alcun freno morale, e costringendolo a tirar fori la parte selvaggia di sè. Quella della bestia che vuole sopravvivere, in ogni circostanza e a qualunque costo. Ne incontrerà di ogni, il gestore di una stazione di servizio che è l’avamposto dell’inferno, un ladro che pensa di avere ucciso invece no, una ragazza prostituta schiava. Fughe, scontri belluini, attacci e contrattacchi, ritorsioni sanguinose. Il bravo avvocato si fa belva tra le belve, ma non gli basterà per vincere. Un film isterico, fracassone, di una violenza volutamente enfatizzata e gonfiata, sporchissimo, cinico e cattivo. Dichiaratamente ispirato a Sergio Leone e allo spaghetti western come genere. Solo che qui, al posto di pistoleros, fuorilegge e altri pericolosi rappresentanti della specie western, ci sono uomini di un altro mondo ai margini e a parte. C’è, come in certi italian western picareschi, ironia e il senso esagerato e fumettistico degli scontri armati. Ne esce uno spettacolo assai accattivante, ma il plot è confuso, non viene evitata una certa ridondanza, c’è una sorta di coazione a ripetere le scene pià violente che inibisce un vero sviluppo narrativo. Un altro film di genere venuto dalla Cina a questa Berlinale, insieme al noir Black Coal, Thin Ice. Battuta, detta dal villain: “Tu sei vegetariano, io carnivoro”.

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