ALABAMA MONROE, il film che ha sconfitto Sorrentino ai César (e suo rivale anche agli Oscar). Recensione

'Alabama Monroe (The Broken Circle Breakdown)'

‘Alabama Monroe (The Broken Circle Breakdown)’

Ieri sera ai César tuttti si aspettavano che il premio come migliore film in lingua straniera se lo portasse via Sorrentino con La Grande bellezza (fresco vincitore dei Bafta per la stessa categoria) o Django Unchained di Tarantino, peraltro presente in sala. Invece, ed è stata una delle non poche sorprese della serata, il César è andato al belga di lingua fiamminga Alabama Monroe, il titolo con cui sarà in sala anche in Italia (doveva uscire ai primi di marzo distribuito da Satine Films, ma è stato rinviato a data da destinarsi) quel The Broken Circle Breakdown che da un anno in qua sta facendo sfracelli dappertutto. Lanciato alla Berlinale 2012 nella sezione Panorama, s’è subito preso lì il premio del pubblico, e ricordo ancora l’ovazione di dodici minuti della platea la sera in cui lo vidi. Snobbato al solito dalla nostra stampa, s’è fatto largo poi in parecchie manifestazioni internazionali, riuscendo a portarsi a casa tra i molti riconoscimenti pure il premio Lux del parlamento europeo, prevalendo su Miele della nostra Valeria Golino. Alabama Monroe ce l’ha fatta anche ad essere nominato agli Oscar, sempre come miglior film in lingua straniera, categoria dove ritrova tra i rivali il Sorrentino di La grande bellezza. Vediamo stavolta comne va a finire, e tocchiamo intanto il toccabile. Film irresistibile, anche ruffiano se vogliamo, un mélo che parte come travolgente storia di amore e sesso e meravgliosa musica bluegrass e volge poi in dramma. Ma è qualcosa di più e di meglio di una fabbrica di lacrime e commozione.
Ripubblico la recensione di Alabama Monroe scritta dopo la proiezione nel febbraio 2012 al festival di Berlino (dove è stato presentato con il titolo The Broken Circle Breakdown).

The Broken Circle Breakdown (Alabama Monroe)
, regia di Felix van Groeningen. Con Johan Heldenbergh, Veerle Baetens, Nell Cattrysse. Belgio-Olanda. In fiammingo. Presentato alla Berlinale nella sezione Panorama, è stato il più votato dal pubblico.
20137059_1
Applausi interminabili a fine proiezione: questo è il film che più ha convinto gli spettatori al festival di Berlino. Tra melodramma, musical e romantic comedy, la storia di Didier e Elise e della loro figlia colpita da una malattia. Siamo nel Belgio fiammingo, ma la musica che Didier ed Elise suonano e cantano è un americanissimo, meraviglioso bluegrass. Qualcuno importi The Broken Circle Breakdown in Italia, please. Voto 720137059_2
Fossi un distributore, acquisterei subito per l’Italia questo film belga (area fiamminga) che non sarà un capolavoro, non sarà un film dal segno autoriale forte, ma che alla Berlinale ha conquistato il pubblico come nessun altro. Un applauso interminabile alla proiezione cui sono andato, e mi hanno detto anche alle altre. Difatti ha poi vinto il premio della sezione Panorama, la seconda per importanza del festival, analoga a quello che sono Orizzonti per Venezia e Un Certain Regard per Cannes. Solo che per Panorama non sono previsti premi ufficiali, ad assegnarli è solo il pubblico, cui viene consegnata all’entrata una scheda (come succede per i film in Piazza Grande a Locarno e, credo, al festival di Toronto). Gli spettatori, dunque, hanno massicciamente votato per The Broken Circle Breakdown, penso soprattutto le spettatrici (chi volesse vedere la lista di tutti premi di Panorama vada alla pagina della Berlinale, voce PanoramaAudienceAward). Una rom-com, uno psycho-drama, anche un musical. Un film, tratto peraltro da un lavoro teatrale di gran successo nelle Fiandre, che mescola i generi, anche se poi tutti li scioglie in melodramma. Ci sono molti punti di contatto con il bellissimo (e anche più bello) La guerra è dichiarata di Valérie Donzelli uscito da noi l’anno scorso, ed è la malattia gravissima di un bambino, di un figlio. Là era una rara forma di cancro, qui una forma di leucemia che colpisce Maybelle, adorata figlia dei protagonisti Didier ed Elise.
Ma The Broken Circle Breakdown, più che sulla malattia e poi la morte di Maybelle, è un film su come i genitori reggano o non reggano a un trauma simile. Questa è la storia commovente e anche impietosa della costruzione e distruzione di un amore, di come una coppia possa costituirsi, consolidarsi e poi deflagrare a seguito di un lutto quasi impossibile da elaborare. In linea con i dettami correnti della narrazione per immagini, il racconto viene destrutturato, i salti spaziotemporali sono continui, la crisi di Didier ed Elise si mescola e sovrappone ai momenti del loro incontro e alla malattia della figlia, in un montaggio frenetico che ha però il gran pregio di non confondere la storia. Tutto ha un andamento sussultorio, in un su e giù, un avanti e indietro nel tempo da rollercoaster, ma ogni cosa alla fine diventa chiara e ordinata, segno che il play teatrale che ci sta dietro ha una ferrea, inattaccabile costruzione (è cosa nota che si può decostruire una narrazione quando la si sa costruire, sennò son guai).
Siamo nel nord fiammingo del Belgio. Didier è il musicista-cantante di una band di bluegrass, la parte nobile del country americano. Innamorato pazzo dell’America: capellaccio e stivali da cowboy, la voglia di metter su una sua fattoria con tanto di cavalli e altri animali, e intanto vive in un caravan. Conosce in un tattoo parlor Elise, che i tatuaggi non solo li fa ma ne è una vetrina vivente, ne ha dappertutto, compresi i nomi dei suoi ex  che, quando la storia finisce, vengono incorporati e ricoperti da altri disegni, è per Elise il modo di dire basta. Tra i due è subito sesso surriscaldato e amore. Si mettono insieme, sistemano la casa di campagna che diventerà il loro covo e rifugio e casa della vita, lei entra nella band come cantante, e saranno duetti grandiosi a sentirsi. Si sposano, nasce Maybelle, anche se lui non è così entusiasta di diventare padre, non ci aveva pensato, non l’aveva programmato, non si sente pronto. Eppure Didier perderà la testa per quella bambina, diventando un genitore amorevole come nessuno. Poi, la malattia. Quel che segue è il tentativo di tenere insieme la storia con Elise, ma sarà arduo. Ognuno per sopravvivere alla batosta avrà le sue derive e anche follie. Didier se la prenderà con i poteri politici e religiosi, colpevoli a suo dire di impedire quella ricerca sulle staminali che avrebbero potuto salvare Maybelle, Elise si rifugerà in una sorta di consolatorio neawagismo. Illusioni, deliri. Non dico ovviamente come finirà, dico solo che il film ti arpiona e non ti molla più, con i suoi avanti e indietro nella narrazione, i due formidabili interpreti, la musica che vorresti sentire ancora e ancora e ancora. A convincere poco è solo il confusissimo comizio pro-staminali di Didier (e qualcuno tra il pubblico ha pure applaudito). Alla fine, tutti commossi in platea e un successo che pochi credo si aspettassero. Insisto: un distributore se lo accaparri subito.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, film, Oscar, premi, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.