Recensione. LA MOSSA DEL PINGUINO: sfigati in cerca di gloria. Un buon esordio alla regia per Claudio Amendola

1897870_261808173988229_1833540333_nLa mossa del pinguino, un film di Claudio Amendola. Con Edoardo Leo, Ricky Memphis, Ennio Fantastichini, Antonello Fassari, Francesca Inaudi, Rita Savagnone.1620413_267421696760210_1103352808_nClaudio Amendola passa alla regia con questo film che non è il solito prodotto paratelevisivo di battute messe in fila senza un progetto, un’idea, una storia. Qui la storia c’è, e pure una buona sceneggiatura. Con quattro sfigatissimi che metton su una squadra di quello strano sport chiamato curling per partecipare alle olimpiadi di Torino. Un po’ Rocky, un po’ Moneyball, e molto I soliti ignoti. Amendola segue con affetto i suoi personaggi, sa farceli amare. Prima parte buona, la seconda meno, quando il tasso di inverosimiglianza si alza. Però, un buon esordio registico. Voto 6+
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Amendola sul set

Amendola sul set

Dopo l’inarrivabile e iconico Francesco Totti, tra gli uomini simbolo della romanità contemporanea bisogna includere di diritto Claudio Amendola. Pochi come lui han dato voce e carne e corpo alla capitolinità popolare negli ultimi due decenni (e anche qualcosa di più). Di origine borghese – padre e madre attori e doppiatori, e la madre, la grandissima Rita Savagnone, compare in questo film in un cameo come direttrice di un museo – ha saputo diventare sugli schermi (grande e piccolo, e ricordo il meraviglioso sceneggiato Storia d’amore e amicizia di Franco Rossi che segnò il suo debutto) il perfetto uomo del proletariato urbano, oggi. Adesso passa alla regia, e lo fa bene, molto seriamente, con un film che non è il solito commedione italian style e paratelevisivo e postzeligiano, sequenze di dubbie battute messe lì a nascondere la pochezza della storia e la mancanza di idee – ma è un film strutturato, con un buono spunto narrativo di partenza, una sceneggiatura vera e caratteri assai ben delineati. E con ambizioni evidenti di riallacciarsi alla commedia all’italiana gloriosa dei Monicelli e dei Risi, con un grupo di sfigati e povericristi che si buttano in un’impresa più grande di loro, e non si può non pensare a I soliti ignoti. La mossa del pinguino è un vero film, con una regia attenta che sa seguire e valorizzare al meglio i suoi personaggi, che sa far uscire la storia dai confini vernacolari e sottoetnici per farne una narrazione a comprensione e fruizione universali. Si parte molto, molto bene, con il piccolo mondo, però descritto con precisione e acume e anche empatia, di un ragazzo sui trent’anni e qualcosa, Bruno, uomo di pulizie di notte, di sua moglie Eva, del giovane e sveglissimo e assai maturo figlio, del suo amico di sempre nonché suo collega di spazzolone Salvatore. Mancano in casa sempre i soldi, e quei pochi che ci sono Bruno se li fa fregare da una finta agenzia immobiliare. Lui ha il difetto di essere un sognatore, cosa che mal si concilia con le esigenze pratiche, soprattutto quando c’è di mezzo una famiglia, e una moglie innamorata sì, ma pronta a rinfacciarti la tua inadeguatezza a far da sostegno e mandare avanti la baracca. Il milieu romano-proletario odierno è benissimo descritto da Amendola. Il film comincia a perdere qualche colpo allorché Bruno, in uno dei suoi improvvisi innamoramenti per strane e impossibili imprese, incappa del curling, quello strano sport che poi altro non è che il gioco delle bocce su ghiaccio. Sono imminenti le olimpiadi d’inverno a Torino (siamo nel 2006), di squadre italiane di curling c’è quasi niente, e allora ecco l’idea in Bruno: perché non metterlo su lui un team di curling? Obiettivo Olimpiade, ovvio. Subito viene aggregato al progetto il collega-amico Salvatore, cui si aggiungono un ex vigile in pensione e un campionissmo delle bocce con agganci nel sottogiro malavitoso. Saranno allenamenti con pentole a pressione lanciate sul pavimento, a simulare bocce del curling, finché Bruno sciaguratamente si beccherà i soldi messi da parte per il figlio per comprarsi l’attrezzatura. Sarà crisi con la moglie, lui cacciato di casa ecc. Siamo dalla parte di Rocky – esplicitamente citato, con un nessuno che incredibilmente arriva su, in alto, e siamo anche dalle parti di un film di tre anni fa, Moneyball, dove un Brad Pitt caoch portava al vertice una sfigatissima squadra di baseball. Con un esito per Bruno e compagni che naturalmente non sto a dire.
Ora, La mossa del pinguino nella prima parte è film degnissimo, è nella seconda che però cade sull’eccesso di patetismo, di buoni sentimenti, secondo la coazione a tutto sistemare e accomodare e rimuovere asperità e problemi che è del nostro paese, e di tanto cinema italiano. Bravissimo nel dipingere ambienti e personaggi, Amendola non ha abbastanza cattiveria e freddezza e svolta tutto in un colossale volemose bene, con anche grossolane e evidenti incongruenze (il ritorno della moglie, per dire). Con un tasso di inverosimiglianza francamente troppo alto. Com’è possibile che quattro così possano mettere su un team da olimpiade, per quanto in uno sport marginale? Che poi c’è una vena di follia in Bruno, in questo suo insano progetto, e sarebbe stato interessante se Amendola e gli altri sceneggiatori fossero andati più in profondità nel delirio del loro protagonista. Quando vediamo i quattro nostri sfigatissimi competere con un team di curling di giovani, intutati e sexy, francamente non riusciamo più a credere al film. Ritmo non travolgente, La mossa del pnguino dura una ventina di minuti di troppo e qualche accelerazione qua e là avrebbe giovato. E però, non lamentiamoci, questo è un buon esordio alla regia per un attore così amato come Claudio Amendola. Se solo ci avesse messo un po’ di cattiveria in più, quella dei Risi e Momicelli.

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