I migliori film di stasera (mart. 18 marzo 2014) sulla tv in chiaro

11 film. Rossellini, Mario Martone, Tinto Brass, Andrew Dominik, John Carpenter, Curtis Bernhardt. Un classico giapponese. Un gran successo del recente box office italiano. Un Brad Pitt premiato a Venezia. E altro.

Paisà di Roberto Rossellini, Rete Capri (canale 20 dt), ore 21,00.

Maria Michi nell'episodio romano

Maria Michi nell’episodio romano

Di quei film da storia del cinema, da cineteca, da cineforum-segue-dibattito anni ’60 (e oltre). Un monumento, ecco. Che conviene demonumentalizzare, guardare con occhio come dire ingenuo, come se su Paisà non si fossero depositato fin dal suo apparire, anno 1946, una quantità insostenibile di commenti, critiche, glosse, guide alla visione. Allora, abbandonarsi a Rossellini, al suo cinema incredibilmente, quasi fantasmagoricamente respirante insieme al reale, insieme all’oggetto rappresentato e inquadrato. Realismo, neorealismo nel senso più primario e perfino ovvio. Registrazione senza apparenti filtri, senza apparente messa in scena (e qui sta la maestria) di ciò che succede dando l’illusione della presa diretta documentaristica. Cattura del soffio vitale. Sei episodi a raccontare l’avanzata da Sud a Nord degli alleati, dalla Sicilia alla Padania, erodendo man mano il territorio sotto controllo di tedeschi e repubblichini. Quasi un instant movie, con la restituzione nitida e precisissima di un’Italia ancora segnata, ancora in macerie, ancora sotto trauma, ancora stordita tra fine del fascismo, sconfitta in guerra, e un nemico diventata di colpo amico (con quante ambiguità? dopo quali giravolte?) e ingombrante presenza occupante con cui fare i conti. Instant movie che però è già, nonostante l’adesione impressionante al cosiddetto reale, sguardo distaccato da storico. Film enorme, film di un’epoca, di un mondo finito in cerca di un ricominciamento. Una lezione di cinema cui guardò il mondo intero, dove Rossellini perfezionò il modo di girare sperimentato in Roma città aperta. Impressiona, oggi, la solida trama narrativa, lo storytelling nascosti dietro le maniere documentaristiche. Film naturale e insieme costruitissimo, strutturatissimo nella messa a punto dei sei episodi. Con sconfinamenti e derive, che peraltro erano già in Roma città aperta, nel melodramma (l’episodio sicialiano, e quello napoletano, e soprattutto quello romano). Restano impressi il ragazzino-truffatore a Napoli e la sua presa.vittima, quel soldato di colore gigantesco dispensatore di cioccolato. La ‘segnorina’ romana, ragazza di buona famiglia diventata prostituta per gli americani. Quei cartelli ‘partigiano’ affioranti dai corpi buttati nelle acque sempilaudose del delta del Po nell’episodio terminale. La battaglia di Firenze, con l’Arno a dividere la parte sud già liberata dagli americani e la parte nord ancora in mano ai tedeschi, con quei passaggi segreti attraverso la galleria degli Uffizi, e il complesso sistema per comunicare con i partigiani dall’altra parte, e di mezzo pure una storia d’amore (il melodramma di cui sopra, appunto). Episodio nel quale alcune scene son state girate, stando alla vulgata, da Federico Fellini, assistente di Rosellini e coautore della sceneggiatura. L’italia in macerie quasi in diretta. Film che ha contribuito potentemente al mito di fondazione della nuova Italia postbellica come paese nato dalla resistenza antifascista. Il che è bello e fa da toccasana all’orgoglio nazionale, alla malferma identità nazionale, ma mette in ombra le collusioni tra popolo e regime di un ventennio, e l’accettzione del regime da parte di molti italiani. Ma questa è, letteralmente, un’altra storia.

Noi credevamo di Mario Martone, Rai 5, ore 21,15.
Miracolo, un film italiano che avvince e coinvolge, anche se dura quasi tre ore e mette in scena complicate storie risorgimentali. Mario Martone azzecca il miglior risultato della sua carriera scavando nel nostro inconscio collettivo e ponendoci di fronte alla nostra incerta identità nazionale. (recensione estesa)

L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford di Andrew Dominik, con Brad Pitt, Iris, ore 21,07.
La storia di Jesse James vista attraverso l’uomo della sua banda che lo tradì. Il leader e Giuda, legati da trame oscure e segreti inconfessabili di fascinazioni-repulsioni reciproche. Ambiziosissimo western post-moderno (anno 2007) di estenuante lentezza, ma che penetra nei corpi e nelle anime come pochi. Brad Pitt, anche produttore, è ovviamente il protagonista, Casey Affleck il suo antagonista viscido e roso dall’invidia (dal desiderio mimetico, direbbe René Girard). Il regista Andrew Dominik, neozelandese, ha il senso del paesaggio del Malick prima maniera, e racconta questa storia di un assassinio quasi rituale come un Bergman o un Dreyer (o un Mishima). Brad Pitt si prese la Coppa Volpi a Venezia come miglior attore, che ritirò l’anno dopo, e fu un premio meritato, nonostante le chiacchiere e i molti commenti maligni dei critici bon ton (una superstar premiata al Lido: scandalo! attentato alla purezza dell’Arte Cinematografica!). Il film non ebbe fortuna, peccato. Lungo, a tratti insostenibile, ma notevolissimo. Da Jesse James però Brad ha preso l’abbrivio per infilare un film più bello dell’altro (The Tree of Life, Moneyball, 12 anni schiavo e, ancora con Andrew Dominik regista, Cogan – Killing Them Softly).

Senso ’45 di Tinto Brass, Cielo, ore 23,15.
Tinto Brass rifà a modo suo, accentuando e espandendo fino al punto di esplosione il tasso di erotismo visibile, Senso di Visconti e il racconto di Camillo Boito che ne è all’origine. Caduta e abiezione di una signora rispettabile che, per amore e soprattutto per desiderio di un uomo più giovane di lei, non esita a mettere in gioco tutto quello che ha, affetti, posiziono sociale, onore. Tinto Brass sposta l’azione dalla Venezia ancora occupata dagli Austriaci ma prossima a passare all’Italia di Visconti-Boito, al Veneto (e alla Venezia) foschissimo della Repubblica di Salò allo stadio terminale. La moglie di un uomo molto in alto nella gerararchia fascista perde la testa per un ufficiale delle SS. Sarà una discesa all’inferno, fino alla vergogna. Il clima plumbeo e fantasmatico di Salò ben si addice a questa storia di perdita di sé, di fine di un mondo. Con Anna Galiena che se la deve cedere con il modello, insuperabile, di Alida Valli. Come ufficiale sexy delle SS e angiolone perverso un Gabriel Garko non ancora eroe delle soap televisive. Buon film, davvero.

Vajont di Renzo Martinelli, Rai Movie, ore 21,15.
Son cinquant’anni e qualcosa da quel 9 ottobre 1963 in cui duemila persone morirono nel disastro del Vajont. Una frana gigantesca si abbattè dal monte Toc sul bacino di quella diga, solevando un’onda gigantesca che avrebbe spazzato via a valle vilaggi e persone. Perché la diga era stata costruita in una zona così geologicamente instabile? Questo film del 2001 ricostruisce con i linguaggi, i modi e gli strumenti della fictionalizzazione quel pezzo drammatico di realtà, di cronaca e, ormai, storia. Il prima, il durante, il dopo il disastro. La ricerca di una causa, di una ragione. Le polemiche, i processi. La richietsa di giustizia dei sopravvissuti. La regia è di Renzo Martinelli, autore qui e successivamente di un cinema magniloquente e formalmente agressivo fino alla spacconeria. Spettacolarità e narrazione anche grezza, al fine però di coinvolgere al massimo possibile lo spettatore. Criticatissimo, Martinelli, ma in questa occasione meno del solito. Questo Vajont il suo dovere di ricordare e informare i disinformati lo fa. Laura Morante è una giornalista che si era opposta, inutilmente, alla costruzione della diga e poi riprende la sua inchiesta in cerca delle colpe e dei perché. Con lei Michel Serrault, Daniel Auteuil, Leo Gullotta.

Immaturi di Paolo Genovese, Canale 5, ore 21,10.
Commedia per niente malvagia del 2011 diretta da Paolo Genovese. Gran sucesso e, un anno dopo, il sequel. Una classe di liceo si ritrova dopo vent’anni causa annullamento per vizio di forma dell’esame di maturità. Dovranno rifarlo e, soprattutto, dovranno fare i conti con il tempo passato e i cambiamenti intervenuti da allora. La classica reunion degli ex compagni di banco in versione italico-romana. Con Luca e Paolo, Ricky Memphis, Raoul Bova, Barbora Bobulova, Ambra  Angiolini, Luisa Ranieri, Anita Caprioli.

Lonely Hearts di Todd Robinson Rai Movie, ore 23,20.
Storia vera e assai dark, quella raccontata in questo film Usa del 2006. Guardie contro criminali, stavolta una coppia diabolica che colpì negli Stati Uniti anni Quaranta. Raymond Fernandez e Martha Beck, questi i nomi dei due complici, si fingevano fratello e sorella, adescavano tramite annunci per cuori solitari donne disperate e disperse nelle più profonde plaghe americane, toccava poi a lui fingere e tessere love affair, quindi passavano all’uccisione e all’incasso dei soldi della vittima. Storia terrificante che prima di questo film aveva già ispirato più volte il cinema, e per un paio di volte son stati grandissimi risultati: con I killers della luna di miele, opera unica del musicista Leonard Kastle, un vertice assoluto del cinema indie tra anni ’60 e ’70, e più tardi con Profundo Carmesi del messicano Arturo Ripstein, 1998, film stilisticamente improntato all’eccesso, al barocco latinoamericano più fiammeggiante e anche parecchio camp. Stavolta dietro la mdp c’è Todd Robinson, nipote di uno dei due poliziotto che inseguirono la coppia criminale, e che qui sono John Travolta e James ‘Sopranos’ Gandolfini. Maniacale ricostruzione degli anni Quaranta, ispirata ai noir di quel tempo come La fiamma del peccato o Il grande sonno. Jared Leto e Salma Hayek sono i due truffatori assassini. Film passato inosservato e che merita invece una prova d’appello. Interessante, parecchio.

Coco Chanel & Igor Strawinsky di Jan Kounen, La effe, ore 0,05.
Incredibilmente Jan Kounen, già regista dell’ultra pulp Dobermann con la coppia Bellucci-Cassel, si converte nel 2009 al period drama raccontandoci la storia vera e di vero amore tra due colossi del Novecento, Coco Chanel e un Igor Stravinsky a Parigi in fuga dal bolscevismo. Lui è il grandissimo (lo adoro) Mads Mikkelsen, lei è Anna Mouglalis, una delle più belle donne del cinema di oggi. Vederla nel film di Garrel dato a Venezia 2013, La Jalousie, per credere.

Lord Brummel di Curtis Bernhardt, Iris, ore 0,16.
Biopic con molte libertà di Lord Brummel, il gentiluomo londinese del primo Ottocento diventato il simbolo del dandismo e dell’eleganza maschile. Con una storia di amico dei potenti e poi di esule non così banale. Protagonista Stewart Granger, che accentua il lato avventuroso e mschile rispetto ai languori scicchettosi. Con lui Elizabeth Taylor e Peter Ustinov.

Vampires di John Carpenter, Rai 4, ore 0,30.
Un John Carpenter del 1998 non più al suo acme, ma pur sempre rispettatissimo quale maestro del cinema di genere. La lotta ingaggiata da due cacciatori di vampiri a uno stuolo di succhiasangue maschi e femmine. Con tanto di motel assediato e espugnato dai vampiri che molto ricorda il Distretto 13 di un capolavoro carpenteriano. Con James Woods e, attenzione, il grande Maximilian Schell.

La condizione umana (parte 4) di Masaki Kobayashi, Rai Movie, ore 1,10.
Quasi una biografia in cinema del Giappone, o meglio di un pezzo di vita del Giappone novecentesco, dalla guerra primi anni Quaranta alla disfatta. Una trilogia realizzata nei primissimi Sessanta da Masaki Kobayashi, che già dal suo titolo (comune a tutte le parti), La condizione umana, stabilisce soggetto e oggetto della narrazione. Ovvero l’uomo comune giapponese travolto e sovrastato da eventi cui non può sottrarsi. L’everyman che tutti riassume in sé, l’uomo dalle storie e dal destino esemplari, è il giovane ingegnere Kaji, inviato nel 1943 nella Manciuria occupata dal suo paese. Lo accompagna la moglie, e insieme potranno vedere con quale spietatezza siano trattati i prigionieri cinesi e la popolazione locale. In seguito a una tentata evasione di lavoratori-schiavi cinesi dalla miniera di cui è responsabile, Kaji viene destituito, arruolato e mandato in guerra. L’ultima parte della trilogia, forse la più interessante, vede il nostro protagonista dopo la disfatta del suo paese, la fine dell’impero, le bombe su Hiroshima e Nagasaki. Resterà intrappolato nella Manciuria ormai liberata, anzi occupata, dall’Armata rossa, e sperimenterà la brutalità dei vincitori. Un film che in patria ebbe un successo enorme e servì al paese tutto a rielaborare quel passato così vicino e così doloroso. Il Giappone si identificò in Kaji, nel suo essere buono e pacifico, nel suo essere stato coinvolto suo malgrado nella guerra, e in qualche modo si autoassolse. Forse fu (anche) una gigantesca rimozione di responsabilità, ma ci sono momenti in cui c’è bisogno di cancellare, anche di negare. Le indicazioni fornite da Rai Movie su quanto verrà mandato in onda stanotte sono scarne e lacunose. Gli indizi lascian pensare che sia il primo film della trilogia, Nessun amore è più grande, ma potrebbe tratarsi anche di un episodio della riduzione fatta a suo tempo dalla tv giapponese e trasmessa pure dalla Rai. Attendo chiarimenti da Rai Movie, vi terrò informati.
Updating. Rai Movie mi ha risposto, tramite Twitter, precisando che ogni film della trilogia è diviso in due parti. Dunque in tutto fanno sei puntate. Quella di stasera è la quarta, ovvero la seconda parte del secondo espisodio (Il cammino verso l’eternità), ove si racconta di Kaji in guerra, soldato riluttante ma leale.

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