I migliori film di stasera (giov. 27 marzo 2014) sulla tv in chiaro

Contagion di Steven Soderbergh, Canale 5, ore 21,11.
CCSperiamo che Steven Soderbergh non mantenga il proposito, annunciato alla Berlinale 2013, di non girare più film dopo Effetti collaterali (sì, certo, poi è arrivato Behind the Candelabra, ma ufficialmente era per la tv). Perché c’è bisogno di gente come lui, gente che sappia muoversi con scioltezza tra cinema autoriale e di genere fregandosene beatamente dei confini e di ogni pretestuosa barriera doganale. Oltretutto, Soderbergh è abilissimo nel girare con relativamente pochi mezzi e nei modi del cinema indie prodotti altamente spettacolari. Questo Contagion del 2011 – ottimi incassi al box office americano e non solo – illustra perfetamente la sua idea di cinema, la sua visione. Drammatizzando la paura planetaria per una possibile pandemia influenzale molto, molto letale, Soderbergh racconta di come un virus sfugga ai controlli e si propaghi rapidamente. Il primo a esserne vittima è un businessman di ritorno da Hong Kong (si sa, è sempre la Cina la maggiore indiziata di incubare i peggio microrganismi), altri presto seguiranno, e sarà lotta per arginare il contagio. Thriller medical-virale che riprende un classico come il paurosissimo Bandiera gialla di Elia Kazan. Facile vederci una metafora di altre ossessioni serpeggianti in questo nostro mondo contemporaneo. Con una squadra d’attori di serie A che, come sempre, Soderbergh è riuscito a radunare, Matt Damon, Marion Cotillard, Jude Law, Gwyneth Paltrow, Kate Winslet, Laurence Fishburne. Da vedere.

I fiori della guerra di Zhang Yimou, Rai 3, ore 21,05.
Berlinale-62-The-Flowers-of-WarMegaproduzione cinese con star occidentale (Christan Bale) costruita apposta per sfondare sui mercati internazionali. Ma il film, gonfio di cliché e girato senza convinzione né partecipazione da Zhang Yimou, irrita e delude. Un melodramma bellico che butta via l’occasione di raccontare degnamente uno dei momenti cruciali della Cina moderna, il massacro di Nanchino del ’37 per opera degli occupanti giapponesi. (recensione estesa)

Ritratto di signora di Jane Campion, Iris, ore 21,05.
È un ottimo momento per Jane Campion, tornata a far parlare molto di sé con la serie tv Top of the Lake, un Twin Peaks, dunque assai ambiguo e minaccioso, però giù nei geli della Nuova Zelanda meridionale. A maggio sarà poi presidentessa di giuria al Festival di Cannes. Riconsideriamola allora, e torniamo a guardare ai suoi classici, e non solo il palmadorato Lezioni di Piano. Questo Ritratto di signora, per esempio, girato nel 1996 con una Nicole Kidman al suo massimo storico e il sempre ghignante John Malkovich. La giovane americana Isabel Archer si reca al seguito di una zia in Europa, prima in Inghilterra poi a Firenze, dove resterà impigliata in un reticolo di trame e inganni. Da Henry James, uno dei plot così tipicamente suoi di confronto-scontro tra vecchio e nuovo mondo. Ma qualcosa non funziona in questo pur notevole film. Forse Jane Campion è incompatibile con le sottigliezze e le nervature psicologiche di Henry James, lei è una muscolare dei sentimenti e delle passioni, le ombre, i chiaroscuri non le si addicono.

Staying Alive di Sylvester Stallone, Rai Movie, ore 21,15.
Uno dei più deludenti sequel della storia del cinema. Del 1983, non riesce mai, neppure in un fotogramma, ad allontanare il fantasma del primo e fondativo La febbre del sabato sera. Non funziona niente, a partire dalla sballatissima regia, che è di Sylvester Stallone. Il quale per il musical non ha in tutta evidenza la minima vocazione, e neanche passione, e si vede. Così lui, e gli sceneggiatori, commettono il marchiano errore di muscolarizzare John Travolta, facendone fisicamente un quasi-clone dello stesso Stallone, stravolgendone la figura, la silhouette, marmorizzandolo, pietrificandolo, sottraend gli quella flessuosità e anche ambiguità che avevano incantato in Saturday Night Fever. E che avevano trasformato Travolta-Tony Manero in quell’icona che sappiamo (e che ancora dura). Qui, piattamente e banalmente, si racconta di un Tony aprodato a Manhattan deciso a sfondare come ballerino nella scena teatrale. Ha una ragazza che lo ama e lo sostiene, ma ne conoscerà un’altra, ricca e un po’ stronza, che potrebbe dargli una mano in carriera. Tutto finisce bene, cone in un qualsiasi, pevededibile success-story, mentre non c’è più quel meraviglioso contesto working class dell’episodio precedente che dava forza e spessore. Non tutta la colonna sonora è dei Bee Gees, e anche questo ha il suo peso.

Emigrantes di Aldo Fabrizi, Rete Capri, ore 21,00.
Film da un’Italia che non c’è più e che oggi ci sembra aliena. Interpretato e diretto da Aldo Fabrizi (sì, fu anche regista tra fine anni Quaranta e Cinquanta di sei film). Del 1949, Emigrantes ci parla di un’Italia che non ospitava immigrati ma, povera e prostrata com’era dopo la guerra, mandava migranti in tutto il mondo. Giuseppe lascia Roma e con moglie (incinta) e figlia e si imbarca su un piroscafo direzione Argentina. Là non sarà così facile, la moglie Adele soffirà di insopprimibile nostalgia, poi le cose, come quasi sempre nel cinema nostro, si accomoderanno. Un neorealismo molto alla Fabrizi e dunque molto romano e bonario, con amplissimi sconfinamenti nella commedia sentimentale e nel melodramma. Con Adolfo Celi, Saro Urzì e Ave Ninchi. Da vedere. Un reperto del nostro cinema com’era.

X Men 2 di Bryan Singer, Mtv, ore 21,10.
X-Men non è una serie qualsiasi. Il regista che l’ha iniziata e ideata, Bryan Singer (e che firma anche questo secondo episodio), è quello dello strepitoso I soliti sospetti ed è da sempre sensibile alle diversità sociali ed esistenziali. Gli X-Men sono degli outsider, creature che hanno tutte in sè il gene dell’alterità. Mutanti, dunque dei diversamente normali, mal addatati alla vita e oscuramente in cerca di una affermazione di sè, e di accettazione. Il che conferisce a X-Men una profondità e un pathos che altre serie di super eroi non hanno. In questo sequel i vari Wolverine, Magneto ecc. proseguono nelle loro avventure e disavventure abbastanza prevedibili. Ma si consolidano e fissano nelle menti del pubblico come prototipi assoluti. Tant’è che arriveranno poi serie tv come Heroes e Misfits che di X-Men sono una derivazione palese, per non parlare del recente fenomeno del web italico, quella serie Freaks messa su con un pugno di euro e molte idee da quattro ragazzi romani e che, mandata su Youtube, ha raccolto milioni di spettatori.

Tenebre di Dario Argento, Rai Movie, ore 23,30.
Un Dario Argento che (siamo nell’82) torna al thriller dopo due incursioni pesanti nel demoniaco-horror come Suspiria e Inferno. Non ritrova la naturalezza dei meravigliosi suoi thriller dell’inizio, come L’uccello dalle piume di cristallo e Il gatto a nove code, ma confeziona un buonissimo prodotto che mantiene in pieno tutte le promesse di paura fatte allo spettatore. Uno scrittore americano di gialli arriva a Roma per presentare il suo nuovo libro Tenebrae e si ritrova coinvolto in una serie di efferati omicidi che sembrano ricalcare quelli del romanzo. Film molto amato dagli argentiani duri e puri, convinti che si tratti di uno dei massimi risultati del maestro. Cast notevolissimo: Anthony Franciosa, Giuliano Gemma, John Saxon, Lara Wendel e John Steiner e la grande Daria Nicolodi, che è poi la mamma di Asia Argento. Occhio, tra gli interpreti c’è anche Veronica Lario, spesso però tagliata nei passaggi televisivi. C’è pure Anja Pieroni, a quel tempo legata a Bettino Craxi.

José e Pilar, un documentario su José Saramago. La Effe, orer 23,00.
Mai uscito nei cinema italiani ma solo in dvd, questo documentario del 2010 che cerca di catturare il quotidiano di José Saramago, lo scrittore portoghese premiato con il Nobel nel 1998. Il regista Miguel Gonçalves Mendes pedina lui e la moglie Pilar del Rio mentre passano da un paese all’altro, da una presentazione all’altra in giro per il mondo, e mentre Saramago mette a punto il suo Il viaggio dell’elefante. Uno sguardo oltre la facciata e l’ufficialità che è anche il resoconto di una tenace, immarcescibile unione di coppia. Frase che resterà (detta da Saramago): “C’è sempre un altro modo di dire le cose”. Il documentario lo segue tra il 2006 e il 2008. Lo scrittore morirà nel 2010. Prodotto (anche) da fratelli Almodóvar.

L’isola del tesoro con Orson Welles, Rete Capri, ore 23,00.
Versione 1972 del classico di Stevenson. Una coproduzione italo-britannico con la regia di John Hough e, in parte, di Andrea Bianchi. Da non perdere per la presenza di Orson Welles, gigantesco e irresistibile, quale filibustiere Long John Silver, e a vederlo non si può più immaginare nessun altro nella parte. Uno di quei lavori che Welles acettava per motivi alimentari – era sempre a caccia di soldi, anche per girare i suoi film – ma dove lui lasciava la sua impronta. Con Lionel Stander e il nostro Rik Battaglia, uno dei machos del cinema italiano dal ’50 in poi.

Nick mano fredda di Stuart Rosenberg, Italia 7 Gold, ore 23,15.
Mitologico prison-movie del 1967 con uno dei migliori Paul Newman di sempre, ribelle senza causa e con molta rabbia. Nick (in originale Luke) finisce in carcere per una stupida bravata da ubriaco, gli toccherà vivere e sopportarne di ogni. Indomabile, non si piegherà, tenterà la fuga, una, due volte, tre. Un’escalation di violenza e soprusi. Un racconta che si fa parabola su come il viaggio all’inferno sia costantemente dietro l’angolo, basta fare un passo falso e ci cadi dentro. Un classico. Da vedere almeno una volta.

L’armata delle tenebre di Sam Raimi, Rai 4, ore 23,36.
Altro non è che l’episodio numero 3 di La casa (Evil Dead), la saga che ha trasformato il suo regista Sam Raimi in quel regista-culto che sappiamo. Stavolta il protagonsita si ritrova trasportato, in uno dei viaggi nello spazio-tempo che il cinema ci ha dato, all’indietro nel Medioevo, però con moderne armi in mano. E già questo. Per cultori dell’orrorifico e non solo.

Michel Petrucciani – Body & Soul di Michael Radford, Rai 5, ore 0,30.
Il documentario che Michael Radford (ebbene sì, il regista di Il Postino con Massimo Troisi) realizzò un paio di anni fa sulla vita e la musica di Michel Petrucciani, pianista jazz, leggenda jazz. Avventura esistenziale e artistica potente come poche di un uomo che, nostante la malattia genetica invalidante e il nanismo, riuscì a diventare chi sappiamo. Radford non aggiunge, non contorce, non arzigogola una biografia che è già smisurata di suo, che ha bisogno solo di essere riportata, raccontata, mostrata per quanto è. Ed è quello che Body & Soul fa egregiamente, entrando anche negli aspetti privati, perché Petrucciani – scomarso nel ’99 – fu uomo dalle molte passioni.

The Liability di Craig Viveiros, Rai 4, ore 1,03.
Un killer navigato e un ragazzo che dovrebbe imparare il mestiere. Un noir made in Uk che parte in Tarantino-style, poi svolta in storia di vendetta e truci regolamenti di conti. Colpi di scena e torsioni che ti tengono sveglio fino alla fine. Violenza quale dato naturale, pre- o post-morale, come ormai in molto cinema. Un fim niente male, a conti fatti. (recensione estesa)

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