Recensione: TI RICORDI DI ME? ( e però questi film Verdone li sa fare meglio)

foto-ti-ricordi-di-me-6-lowTi ricordi di me?, un film di Rolando Ravello. Con Edoardo Leo, Ambra Angiolini, Paolo Calabresi, Susy Laude, Pia Engleberth, Ennio Fantastichini.
foto-ti-ricordi-di-me-9-lowUna di quelle nuove, o seminuove, commedie italiane garbate che rifiutano ogni neri-parentismo. Bea e Roberto si incontrano a una psicoterapia di gruppo, seguiranno corteggiamento e amore. Ma c’è un problema (di lei) che complicherà le cose. Un film che per un’ora va avanti in un modo e poi diventa altro. Anche parecchio déjà-vu. Dialoghi così così, e siamo alle solite. Uno di quei dramedy che Verdone ha sempre fatto, però molto meglio. Leo e Angiolini son bravi, però non basta. Voto 5 meno.
foto-ti-ricordi-di-me-16-lowTratto da un testo teatrale di Massimiliano Bruno (però la sceneggiatura non è sua), una di quelle seminuove – nel senso che la nascita del fenomeno si può datare alla decade scorsa ormai – commedie italiane che ripudiano ogni residuo di vanzinismo e neri-parentismo per andare sul garbato e il caruccio, rilacciandosi pur se tenuissimamente ai remoti telefoni bianchi di Camerini e dintorni, anche se, ovviamente, senza quell’inarrivabile grazia ed eleganza. Sì, la calata è sempre vernacolar-capitolina (e però ripulita e risciacquata nelle zone bene, o benino), la location sempre Roma capoccia, qualche incursione nel registro basso e plebeo capita ancora, però le storie e gli ambienti son piccolo- o piccolissimo borghesi, ci si astiene perlopiù dalle sguaiataggini del fescennino e della farsaccia per privilegiare i mezzitoni. Nel segno, se vogliamo cercare un riferimeno un po’ più recente, di certo Carlo Verdone ‘malincomico’. Ecco, vedendo questo film di tipi variamente nevrotizzati e sbalestrati, la mia amica E. ha giustamente fatto notare che son cose che il Verdone, pur tanto snobbato e perfino sbeffeggiato dalla mejo intellettualità o aspirante tale del nostro paese e da criticazzi e critichini, sa fare assai meglio, con più profonda conoscenza di causa, acume, mestiere. Parole sante. In Ti ricordi me? si comincia con una terapia di gruppo di persone, uomini e donne, variamente difettate e variamente assortite, e non si può non pensare, con rimpianto, a Ma che colpa abbiamo noi proprio di Verdone, alle sue finezze che al confronto di quel che vediamo qui sembran bergmaniane e alleniane.
Roberto (Edoardo Leo, al suo terzo film in sala in due mesi dopo Smetto quando voglio e La mossa del pinguino – è nata una star nel nostro pallido firmamento? -, con quella faccia sempre un po’ abbacchiata da bravo calciatore cui non danno mai il calcio di rigore) è un bravo ragazzone però affetto da cleptomania, intendiamoci, robe e robette rubacchiate qui e là, mica gioielli o tesori. Il quale si decide a partecipare alla suddetta terapia di gruppo tenuta da una psicologa (o psicanalista?) che ha l’aria austera della Pia Engleberth già missionaria in Un giorno devi andare di Giorgio Diritti. Ci va anche Bea, trentenne fidanzata, anzi prossima sposa, di un avvocato maneggione e pure fedifrago, e sofferente (lei) di narcolessia, quella cosa di cui era affetto il povero River Phoenix in Belli e dannati, per cui quando meno te l’aspetti ti vien l’abbiocco e cadi steso addormentato dove capita capita. A Bea capita in classe – è maestra – e la faccenda è un attimo imbarazzante. Da qui la decisione di mettersi in cura. Roberto la placca subito, la corteggia goffamente, ma figurarsi, lei fa la sostenuta. Comincerà a cambiare, e a sciogliersi, quando scoprirà che il promesso sposo la tradisce. Certo, perché il corteggiamento vada in porto Roberto dovrà sobbarcarsi un bel po’ di nevrosi e mattane di lei, compresa una fobia per le strisce (ma che c’entra con la narcolessia, scusate?) che ricorda smaccatamente quella di Gregory Peck in Io ti salverò di Hitchcock. Le cose vanno avanti come non posso rivelare, sennò son spoiler, che poi mi danno addosso. Dico solo che dopo un’ora – un’ora! – il film di colpo svolta e imbocca quel che è il suo vero asse narrativo, peccato ci abbia impiegato una vita ad arrivarci. Vengono a galla le amnesia dure di Bea, che son la sua vera psicopatologia, altro che narcolettica, smemorata è, nel senso proprio di smemorato di Collegno, visto che non si sa bene né come né perché lei all’improvviso dimentica tutto, quella che è stata fino a quel momento, il suo nome, il passato, la vita, una tabula rasa insomma. E che dunque per Roberto il problema diventa come riconquistarla, anzi come conquistarla ex novo, come se non si fossero mai conosciuti e non avessero già un pezzo di vita insieme alle spalle. Ricorda qualcosa? Come no, ricorda clamorosamente Se mi lasci ti cancello di Michel Gondry & Charlie Kaufman, oltre al meno blasonato 50 volte il primo bacio con la coppia Drew Barrymore-Adam Sandler. Ma siccome non son di quelli che urlano al plagio e alla scopiazzatura ogni due per tre, dico che va anche bene guardare a modelli alti e altri, e rifarcisi, però, sant’Iddio, rifacciamoli bene. Invece Ti ricordi di me? ha un andamento narrativo altalenante, difetta di coerenza, parte e va avanti per un po’ come rom-com di due caratteri un po’ strambi e poi, soltanto poi, vira verso il caso clinico pesante, oltretutto neanche psichicamente coerente con quel che si è visto fino a quel momento. Un film diviso in due, anzi in due film diversi che non stanno proprio attaccati. Benché tutti, il regista Rolando Ravello e la coppia di attori Edoardo Leo-Ambra Angiolini (lei è brava davvero e si merita di più) non si risparmino, il film non ce la fa mai a togliersi di dosso una cert’aria malinconica di cosa minore e mal riuscita e arrangiata, con quei dialoghi poverelli che si vorrebbero da commedia (abbastanza) sofisticata e levigata e invece sono solo goffi e improbabili. Problema che è di molto cinema italiano di oggi, del resto. In controluce vedi non solo Verdone, ma Woody Allen, ma anche Noah Baumbach, e al paragone ti vien lo sconforto. Però, please, Ambra Angiolini resista resista resista, è brava, le arriverà qualcosa di notevole prima o poi. Lo stesso dico di Edoardo Leo che, nonostante si abbandoni al piacionismo e alla captatio della benevolenza del pubblico (debolezza diffusa nel cinema nostro), è simpatico e ha una bella faccia onesta da italiano vero.

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