Al cinema: NOTTETEMPO (recensione). Un piccolo film italiano che guarda a modelli alti, ma purtroppo non ce la fa

1801136_825423924138120_306085336_oNottetempo, un film di Francesco Prisco. Con Giorgio Pasotti, Nina Torresi, Gianfelice Imparato, Esther Elisha, Antonio Milo. Distribuito da Videa.1655652_829643383716174_1671668388_o1796932_824813100865869_1488603236_oTre vite che sembrano andare ognuna per conto proprio, ma che finiranno con l’incrociarsi e incastrarsi. E tutte connesse a un incidente stradale che, nottetempo, coinvolge un autobus. Detto così, suona quasi come un Arriaga-Iñarritu (Babel, AmoresPerros, 21 grammi). Purtroppo è il solito piccolo film italiano di molte ambizioni e scarsi o nulli risultati. Con una sceneggiatura inverosimile, dialoghi inascoltabili etc. Voto 4.
1978344_825443664136146_1727144202_oEcco, quando si dice il cinema italiano. Quando si dice, puntatemi pure addosso il kalashnikov, ma io un film italiano non lo vado a vedere. Quando si dice, signora mia eravamo il paese di Fellini Antonioni Visconti Monicelli Risi, ed ecco come siamo ridotti. Non è per sparare sulla croce che ha sede là, in Elvezia, anzi si vorrebbe parlare bene di un piccolo nostro film come questo, fatto con pochi mezzi e immagino molti sacrifici, un film che comunque dimostra voglia di cinema e amore per il cinema, ma come si fa? Non si può proprio. Goffo, imbarazzante, questo Nottetempo. Un perfetto esempio di wannabismo. Di evidenti ambizioni cui non corrispondono né gli strumenti né i modi. Con una sceneggiatura impossibile, cui non riusciamo a credere, e personaggi balordi e mossi da vettori interni e motivazioni assurde. Ma vi par possibile che una ragazza si strugga d’amore per un uomo cui non ha mai rivolto la parola e solo visto da lontano, che non le ha mai parlato e che non l’ha mai degnata di uno sguardo? e che sia così pazza d’amore da risalire tutta l’Italia per inseguirlo e ritrovarlo, come una Adele H. de noantri, solo che qui non c’è Truffaut? E vi par possibile che un tizio voglia vendicarsi di un uomo il quale, dopo un incidente, ha soccorso e salvato un’altra persona e non la sua donna? (tenete conto che tutto si svolge in pochi secondo e il soccorritore salva chi può salvare). Ci vorrebbero ancora i produttori che prima di metterci i soldi rivoltavano le sceneggiature e, se necessario, le buttavano e – implacabili – le facevano riscrivere. No, nell’era dell’autorialità assoluta e narcisa ci si scrive addosso, si realizzano film che sono degli iper selfie ombelicali, sull’onda del mito cattivo della libertà creativa sciolta da qualsiasi vincolo e deresponsabilizzata, e i risultati purtroppo si vedono. Eppure, questo Nottetempo cerca di battere strade mica così consuete per il cinema italiano, guardando a modelli alti che sono soprattutto, mi pare, i tre film della coppia Guillermo Arriaga (sceneggiatore) e Alejandro González Iñárritu (regista), intendo AmoresPerros, Babel e 21 grammi. Con persone e personaggi che seguono ciascuno le proprie traiettorie, con storie-monadi, o che sembrano tali, e che però poi si incrociano, si incontrano, si incastrano a formare una trama complessa che tutti e tutto avvolge e connette. Destrutturando il racconto, spezzando la linearità narrativa. Un poliziotto è roso da non si capisce che cosa e decide di mollare l’area di Napoli, dove lavora, per salire su su, fino al Sud Tirolo, con la sua moto. La ragazza di cui si diceva, innamorata a distanza e furiosamente di lui. Un comico già televisivo e già divo di un simil Drive In ora precipitato nell’anominato, costretti a spettacolini di ultimissimo ordine in localacci equivoci e squallidi e para-malavitosi. Un autobus finisce fuori strada di notte, si incendia. Il poliziotto salva poprio la ragazza che è matta di lui, la porta in ospedale, poi parte per il Sud Tirolo. Lei scappa e si mette sulle sue tracce. E chi troverà a dargli un passaggio?, proprio l’attore malmesso. Intanto, lassù dalle parti di Bolzano, il poliziotto ritrova la donna che gli ha dato un figlio, ma che adesso sta con un altro. Ogni storia si incastrerà nell’altra, e qualcosa cambierà. Ora, un plot che sulla carta sembra promettere bene, ma che messo in cinema è semplicemente diastroso. Per le incongruenze di cui sopra. Per alcuni attori (gran parte degli attori, purtroppo) palesemente inadeguati. Per una regia che si prende molto sul serio e non ha il senso del ridicolo. Per dialoghi (siamo alle solite) che sarebbero da silenziare, da tanto sono inudibili. Di buono c’è una certa capacità di creare immagini (la sequenza notturna dell’autobus incidentato e poi bruciato non è male) e di usare in modo piuttosto contemporaneo e non provinciale la macchina da presa, sempre molto mobile e nervosa. Se il come si salvicchia, è il cosa, è il materiale narrativo, a essere un disastro. Il poliziotto è Giorgio Pasotti, al cinema anche nel nuovo Vanzina Un matrimonio da favola (niente male), ed è quello che in Nottetempo ci mette dentro più mestiere, e pure un fisico assai ben coltivato che la regia spoglia e mostra non appena possibile. Come se fosse l’unico vero appeal dell’operazione, il corpo di Pasotti, e forse è davvero così.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.