I migliori film di stasera (merc. 16 apr. 2014) sulla tv in chiaro

L’uomo senza sonno, Rai 4, ore 21,11.
25759_gal11568_galIl nuovo Robert De Niro è Christian Bale. Almeno per la feroce determinazione con cui si adegua fisicamente al personaggio. Se il leggendario Bob De Niro per Toro scatenato aveva messo su 35 chili, in questo film (girato nel 2004 a Barcellona, spacciata però per gli Stati Uniti) Bale ne ha persi 28, e di altrettanti sarebbe dimagrito di lì a qualche anno per il ruolo del fratello tossico in The Fighter, strepitosa perfomance giustamente premiata con l’Oscar. Per poi reingrassare e mettere su pancia per American Hustle. Qui Bale è un operaio che soffre di insonnia estrema, da un anno non riesce più a dormire, il suo fisico si è inscheletrito, gli occhi incavati baluginano follia, la mente è intossicata da incubi e visioni. Trevor crede di essere perseguitato da un certo Ivan, ed è andando a fondo di questa paranoia che capirà qual è l’evento traumatico che l’ha ridotto in uno stato di sveglia perenne. Thriller della mente, visionario e perturbato. Un piccolo, interessante film, che ha il suo punto di forza in Christian Bale, uno dei migliori attori della sua generazioni, anche se non di massima simpatia (e però il suo Batman è riuscito lo stesso a conquistare le masse). Attenzione, la visione di Bale ridotto a uno scheletro è davvero impressionante, puro horror, e accende qualche dubbio sull’opportunità per un attore di arrivare a certi confini estremi (e di fronte a cose così viene in mente la sana leggerezza di Marcello Mastroianni che, a chi gli chiedeva cosa facesse di speciale per calarsi nel personaggio, rispose: “Niente, quando sento il ciak incomincio a recitare”).

Indiscreto, Rai Movie, ore 21,10.
Lui si finge sposato per evitare che la storia con lei prenda una piega troppo impegnativa. Cary Grant e Ingrid Bergman in una romantic comedy con brio firmata dal grandissimo Stanley Donen nel 1958, uno che queste cosa le sapeva fare davvero. Bello, ma Ingrid Bergman, allora appena oscarizzata per Anastasia, forse non ha il talento leggero della commediante. Donen avrebbe trovato la sua attrice perfetta di lì a qualche anno nella Audrey Hepburn di Sciarada. Astuzie: il codice Hays, ancora in vigore in  quegli anni, proibiva di mostrare due amanti tra le lenzuola, e così Stanley Donen astutamente aggira il divieto accostando, attraverso lo spleet screen, Cary Grant e Ingrid Bergman in letti diversi, ma come se fossero uno accanto all’altra (della scena parla, se ricordo bene, Mark Vousins nel suo Story of Film).

Scoprendo Forrester, Iris, ore 21,12.
Quasi un self-remake di Will Hunting da parte del regista Gus Van Sant, che anche qui si ritrova a trattare la storia di un ragazzo talentuoso cresciuto in un ambiente difficile e che deve solo trovare l’occasione e le persone giuste per esprimere le sue potenzialità. Jamal, cresciuto nel paradigmatico Bronx, è un ragazzo black ugualmente versato, e ottimamente versato, sia nella scrittura che nel basket. Ma quando ci prova per una borsa di studio, lo respingono non credendo sia lui l’autore di una prova scritta tanto impeccabile. Intanto si sstabilisce una strana alleanza e una strana amicizia tra lui e Forrester, uno scrittore che vive volontariamente recluso e lontano dai media, genere Salinger per intenderci. Dopo il loro incontro qualcosa cambierà in entrambi, e niente sarà più come prima. Van Sant alle prese con le sue storie di adorati adolescenti un po’ ribelli un po’ difficili, anche se stavolta non sono biondi come nei suoi film più famosi. Sean Connery è il vecchio scrittore (ed è anche il produttore del film).

The History Boys, Iris, ore 23,43.
Un’occasione, questo passaggio televisivo, per ripescare un film di cui in Italia non si è accorto nessuno, e invece tutt’altro che trascurabile, anche perché tratto da un premiatissimo play di Alan Bennett, lo scrittore-drammaturgo inglese di cui Adelphi ha pubblicato una serie di bestseller, da La sovrana lettrice a Una vita come le altre a Nudi e crudi. Scrittura acuminata e nello stesso tempo tersa e lineare, dialoghi perfetti, costruzioni narrative impeccabili: Alan Bennett è un talento di pura scuola britannica, e con The History Boys ha messo a segno uno dei suoi più grandi successi teatrali. Il film è del 2007 e rispecchia fedelmente il testo d’origine. In una scuola superiore di provincia (siamo nell’83, nello Yorkshire) un gruppo di allievi si prepara ai test di storia per essere ammessi a Oxbridge, i college più prestigiosi del regno, Cambridge e Oxford, culla da sempre della ruling class. Paure, dubbi, impegno forsennato, c’è chi ha una determinazione di ferro e chi è tentato di abbandonare l’impresa. Sostengono e sorvegliano due insegnanti, dai metodi profondamente diversi, e il preside. Vite adolescenti, riti di passaggio, sogni di scalata sociale. Attori eccellenti, tra cui quel Dominic Cooper che poi si farà velere in Mamma Mia!, Tamara Drewe e An Education. Regia di Nicholas Hytner. The History Boys è diventato anche uno dei grandi successi degli ultimi anni del Teatro Elfo di Milano, un allestimento che ha ottenuto un consenso di pubblico oltre le previsioni.

Bangkok, senza ritorno, la5, ore 21,10.
Come il mitologico Fuga di mezzanotte, però in versione femminile. Due ragazze americane in vacanza a Bangkok vengono inguiate da un amico australiano che infila un pacco di eroina nei loro zaini a loro insaputa. Ovviamente allo scopo di contrabbandare la roba e recapitarla a un complice. Le due vengono scoperte e finiscono in galera. Galera thailandese, nel degrado che si può immaginare. Sarà qualcosa di molto prossimo all’inferno. Dirige il robusto e anche un filo sensazionalistico Jonathan Kaplan, quello di Sotto accusa con Jodie Foster. Con Clare Danes (Homeland) e Kate Beckinsale.

The Prestige, Canale 5, ore 0,00.
Questo The Prestige di Christopher Nolan, il gran regista di Inception, è tra i film più belli degli anni Duemila (è del 2006). A raccontarlo, come tutti i lavori del regista inglese, sembra un delirio. Comunque proviamoci: siamo nella Londra vittoriana, tra vapori, ciminiere, macchinerie e clangori metallici assai steampunk. In questo mondo ottocentesco colmo di cieca fiducia nell’avvenire e nei prodigi della scienza, agiscono due illusionisti che ridanno spazio a quel senso dell’irrazionale e del meraviglioso di cui la gente ha bisogno nonostante il (o proprio a causa del) freddo trionfo della tecnica. Il film è il duello tra i due, interpretati da Hugh Jackman e da un torvo, al solito, Christian Bale. Prima amici, poi separati da molto di più che una rivalità professionale (c’è anche di mezzo una donna, Scarlett Johansson). Tra trucchi che forse non sono tali, mirabolanti esperimenti, segreti trafugati, botole, vasche magiche, ricerca ossessiva dell’illusione perfetta. E l’effetto più speciale di tutti, il trasporto umano: come passare in una frazione di secondo da un punto all’altro del teatro in cui si dà lo show. Colpi di scena a ripetizione, in un’escalation che lascia senza fiato, e rovesciamenti di fronte e depistaggi continui che sono ormai il segno distintivo del regista inglese (vedi anche The Dark Knight) e incasinano anche un po’ troppo il plot. Un film, come Inception, con slittamenti continui dal reale all’oltre-reale. Nolan ormai è un maestro. Attenzione alla partecipazione specialissima di David Bowie.

La giusta distanza, Rai Movie, ore 0,10.
Riconsiderare Carlo Mazzacurati, il regista veneto scomparso pochi mesi fa a poco più di 50 anni. Autore di un cinema molto personale e apaprtato, di commedie, anzi dramedy, perlopiù orientate verso il nord-est del nostro paese, a cogliere un mondo e gli uomini e le donne che lo abitano in rapida e confusa transizione. Verso una modernità o ipermodernità piuttosto indecifrabil. In attesa che il 24 aprile esca, postumo, l’ultimo film di Mazzacurati La sedia della felicità con Isabella Ragonese e Valerio Mastandrea, vediamoci questo suo La giusta distanza del 2007, forse il suo migliore. Una giovane maestra arriva in un paese del delta del Po (Valentina Lodovini) e saranno sconvolgimenti esistenzial-carnali nei maschi del posto, con conseguenze parecchio complicate. Son soprattutto due gli uomini che cadono accecati per lei, un giovane apprendista giornalista e un meccanico tunisino ormai accettato dalla comunità locale. Uno scandaglio gettato nel profondo dell’animo italiano alle prese con un cambio antropologico. Oltre a Valentina Lodovini, ci sono Giuseppe Battiston, Govanni Capovilla, Ahmed Hafiene e Fabrizio Bentivoglio.

Tim Hetherington, dalla linea del fronte, La Effe, ore 22,35.
Sono decine, ogni anno, giornalisti e fotoreporte che muoiono sui vari fronti della guerre , rivolte, confliti a bassa o alta intensità disseminati per il mondo. Inglese, Tim Hetherington era un fotoreporter sempre presenete nei punti caldi e sensibili, nelle aree di crisi. Si trovava in Libia, a Misurata, durante la rivolta contro il regime di Gheddafi, e lì che è stato ucciso nel 2011 da un’esplosione. Solo pochi mesi prima il suo documentario Restrepo, cogirato con il collega Sebastian Junger, aveva ottenuto la nomination all’Oscar, ed era statop un gran successo nei festival internazionali e nei cinema americani. Un film, Restrepo, sull’intervento occidentale in Afghanistan, Ed è stato proprio Sebastian Junger a assemblare footage, documenti, intreviste, ricordi , per comporre questo ritratto dell’amico scomparso.

El Aura, Rai 4, ore 23,50.
Un noir argentino del 2005 che negli anni ha acquisito status di culto, secondo film del regista Fabián Bielinsky, poi scomparso prematuramente mentre stava preparando il suo terzo lavoro. Protagonista il gran divo del cinema di Buenos Aires, Ricardo Darin, visto anche in Il segreto dei suoi occhi, XXY e Cosa piove dal cielo. Imbalsamatore di animali, Espinoza soffre di epilessia e ha l’ossessione del crimine perfetto. Avrà l’occasione di passare dal sogno alla pratica allorché, in una battuta di caccia in Patagonia, ucciderà accidentalmente un uomo. Scoprirà che si tratta di un malavitoso con un malloppo nascosto. Adesso Espionoza può mettere in pratica le sue teorie a lungo elaborate. Ce la farà a depistare la polizia e ad uscire dalla storia sena macchia e pieno di soldi? Uno psycho-thriller assolutamente anomalo e d’autore. Raro. Meglio non perderselo.

Stones in Exile, Rai 5, 0re 0,55.
Doc presentato tra molte fanfare promozionali a Cannes e mai uscito nei cinema italiani, dunque da acchiappare al volo. 1972, gli Stones capitanati dal Divo Mick Jagger scappano via dall’Inghilterra diventata di colpo inospitale e ostile dopo l’orribile morte di Brian Jones strafatto in piscina e soprattutto dopo che il fisco si è messo a rovistare tra i conti in sospeso delle pietre rotolanti. Via da Londra, ci vuole una bella vacanza ritemprante sulla Costa Azzurra. Così i nostri approdano in una villona a Cap Ferrat meravigliosamente rovinata e shabby chic. Tra camere con vista sul blu mediterraneo, divani e tappezzerie all’ultimo stadio, loro con relativa corte dei miracoli si aggirano come zombi fatti e strafatti. Sostanze alteranti di tutti i tipi, con un occhio di riguardo per Sister Heroine, groupies, dissoluzione, decadenza e deboscia che neanche Caligola. Intanto si fa musica, ottima musica, e nel basement si registra Exile on Main St. destinato a diventare una pietra miliare del rock. Il regista Stephen Kijak ricostruisce quei giorni con documenti d’epoca, foto e filmati, interviste a chi c’era, gli Stones naturalmente, ma anche la mitica Anita Pallenberg, la più famosa Stones-girl di sempre insieme a Marianne Faithfull (Pallenberg è stata anche attrice: era in Dillinger è morto di Marco Ferreri insieme a Michel Piccoli). Ne esce un omaggio a uno dei gruppi più maledetti del rock e di sicuro il più longevo (non si sono mai sciolti, hanno tra i 60 e i 70 anni, ma sono ancora lì a sgambettare sul palco e a picchiare sulle chitarre, e in tour fanno sempre il pienone, anzi continuano a essere la band che incassa più soldi dal vivo). Da vedere, per chi ha vissuto quegli anni e quella musica, e per chi avrebbe voluto viverli. Interessante e anche un po’ troppo autocelebrativo, nonostante (o proprio per) la messa in mostra impudica da parte dei Rolling Stones di ogni propria nequizia giovanile. Ma si sa, il vizio è un toccasana per la celebrità, e loro lo sanno meglio di tutti. Naturalmente il film è stato presentato a Cannes in occasione della riedizione di Exile on Main St. con alcuni inediti. Mica si fa niente per niente. È il marketing, bellezza.

Quanto pesa il suo edificio, Mr. Foster?, La Effe, ore 23,50.
Sarà per l’appena trascorsa settimana del design di Milano che La Effe lo manda  e rimanda in onda o è solo un caso? Lato pubblico e lato privato di una delle più acclamate archistar di fine Novecento e inizio Duemila, l’inglese Norman Foster, cui si devono tra gli altri la cupola del rinnovato Reichstag di Berlino, il discusso Millennium Bridge e l’ancor più discusso ‘palazzo-ananas’ di Londra, l’Hearst Tower di New York, l’aeroporto di Pechino. Ce lo mostra questo documentario del 2010 firmato da Carlos Carcas e Norberto López Amado con ampia intervista in cui Foster parla anche della malattia che lo ha colpito e contro cui ha combattuto.

I lunedì al sole, la7d, ore 23,55.
I lunedì al sole son quelli che passano alcuni operai dei cantieri navali di Vigo rimasti senza lavoro causa ristrutturazione e riconversione. Un film spagnolo del 2002 che è già un piccolo classico sul lavoro in Occidente all’era della globalizzazione, della disoccupazione crescente e della precarietà. Non piagnone, ma implacabile nel ritrarre vite che, prive del lavoro, rischiano l’implosione e l’asfissia psichica, oltre che economica. Il regista Fernando León de Aranoa non sbaglia niente, e si prende una valangata di Goya, gli Oscar spagnoli. C’è Javier Bardem, al solito grande e ancora non così hollywoodizzato.

New Police Story, Cielo, ore 1,00.
Ritorno a Hong Kong e al suo cinema – è l’anno 2004 – di Jackie Chan dopo i trionfi hollywoodiani. Stavolta però non c’è il côté buffonesco-goliardico che ha fatto di Chan una maschera del kung-fu movie in forma di commedia (o viceversa), ma c’è solo l’action, puro action, non senza venature malinconiche. In New Police Story l’attore è un poliziotto tosto e onesto, roso dai sensi di colpa per la morte in azione di alcuni suoi uomini, che si ritrova a fronteggiare una banda di ragazzi bene dediti al crimine. Un personaggio, quello dell’eroe solitario di poche parole e molti fatti, archetipico del cinema noir di ogni latitudine, dalla Francia agli Stati Uniti, e che Jackie Chan sa riproporre con credibilità in questo New Police Story. Un polar hongkonghese di rispetto, anche se non siamo all’altezza di capolavori come Infernal Affairs. Per gli appassionati, e per chi abbia voglia di superare finalmente gli ancora robusti pregiudizi nei confronti del cinema d’azione del Far East.

La vispa Teresa, Rete Capri, ore 21,00.
Commedia di Mario Mattoli girata in piena guerra e uscita nei cinema italiani subito dopo la liberazione. Film con ancora l’eco dei telefoni bianchi, ma in un momento ormai di passaggio verso un altro cinema, quello del neorealismo. La vispa Teresa ha per protagonista l’attrice brillante del tempo, Lilia Silvi (che i gazzettieri definivano peperino), con Carlo Campanini, Aldo Gandusio, Carlo Ninchi e, a far da attor giovane, Roberto Villa e non Leonardo Cortese come erroneamente creditato da alcuni. Soggetto del gran commediografo Aldo De Benedetti che però non potè firmare in quanto ebreo (le leggi razziali lo impedivano). Un ragazzo di buona famiglia vien spedito dalla famiglia lontano, a Cortina, perché dimentichi la manicure che vorrebbe sposare. Ma quando tornerà a Roma finirà innamorato di un’altra manicure. Mésaillance! Con tutti gli ostacoli e gli impedimenti del caso e le ostilità da parte della famiglia.

La novizia, Italia 7 gold, ore 23,45.
Puro cinema di genere italiano anni Settanta, un film erotico che si inserisce tra il filone sotto-Malizia (ardori e umori in ambienti siciliani) e quello conventtual-debosciato (nato dagli illustri La monaca di Monza e Interni di un convento). Il govane gallo Vittorio riuscirà a far innamorare di sé la suorina Maria, e il resto ve lo potete immaginare. Con una star di quegli anni, Gloria Guida.

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