CANNES: un commento ai film annunciati (programma solido, sorprese poche, assenze eccellenti)

Godard ( destra) torna al festival in concorso

Godard ( destra) torna al festival in concorso

Channing Tatum e Mark Ruffalo in Foxcatcher

Channing Tatum e Mark Ruffalo in ‘Foxcatcher’

'Due giorni, una notte' dei Dardenne

‘Due giorni, una notte’ dei Dardenne

Con 25 minuti di ritardo, è partita stamattina alle 11,25 la conferenza stampa da Parigi in cui il presidente del Festival di Cannes Gilles Jacob (presidente uscente, va ricordato) e il delegato generale Thierry Frémaux hanno annunciato la line-up dell’edizione numero 67 che avrà inizio il 14 maggio. Non molte le sorprese. Trovate il programma completo al mio precedente post. Intanto, un primo commento:

1) Edizione light: i film del concorso sono 18, anziché i soliti 20 e anche 22-23, ed è un bene.
2) Forte presenza francese, ma non debordante come l’anno scorso: sono 4 i film in competizione made in France (Bonello, Assayas, Hazanavicius, Godard), anche se sono parlanti francese pure quelli dei Dardenne e di Xavier Dolan.
3) L’Italia c’è: Le meraviglie di Alice Rohrwacher, sorella di Alba, alla sua opera seconda dopo il molto celebrato Corpo celeste, era dato tra le possibili presenze, ma a Un certain regard. Ritrovarlo nel concorso principale è una bella sorpresa.
4) Ed è l’Italia della donne: Alice Rohrwacher in compétition, ma anche Asia Argento nella sezione bis del festival, Un certain regard, con il suo terzo film da regista Incompresa. Il cinema italiano salvato (a Cannes) dalle donne.
5) Altre presenze italiane: il corto Lievito madre di Fulvio Risuleo selezionato da Cinéfondation shorts, e due nostri registi nel film collettivo I ponti di Sarajevo (una delle proiezioni speciali): sono Leonardo Di Costanzo e Vincenzo Marra.
6) Incredibilmente Canada batte Stati Uniti. Sono solo due quest’anno nel concorso i film di registi americani (Foxcatcher di Bennett Miller e Homesman di Tommy Lee Jones), ben tre quelli di autori canadesi, ovvero Cronenberg, Dolan e Egoyan. Almeno non si griderà all’imperialismo americano.
7) La grande notizia è il ritorno di Godard in concorso. Davvero non se lo aspettava nessuno. Please, si preparino tutti i possibili tappeti rossi, se li merita. Perché, ha detto Frémaux, il gran maestro Godard dovrebbe esserci a presentare il suo film.
8) Enormi sorprese non ce ne sono. Son quasi tutti nomi conosciuti o consacrati, le sorprese sono Alice Rohrwacher e l’argentino Damian Szifron, che ha già alle spalle un buon numero di film e parecchie cose tv, ma non ha mai fatto il botto a livello internazionale.
9) I nomi consolidati sono un po’ troppi. Giusto mettere i venerati maestri, però che senso ha ripresentare in competizione gente carica di onori come Mike Leigh e Ken Loach, già vincitori di palme d’oro? E i Dardenne che quando ci son loro, si sa, fanno il vuoto intorno portandosi a casa un premio di quelli grossi? (di palme d’oro ne han già vinte due). Bene invece che tornino i grandi che mai son stati premiati con la Palma, e dunque che ci riprovino, chissà mai sia la volta buona. Dico il turco Nuri Bilge Ceylan, uno che ha infilato capolavori, o David Cronenberg, o il russo Andrey Zvyagintsev, che un Leone l’ha vinto sì (con Il ritorno) senza però mai salire ai piani altissimi del ranking autoriale.
10) I grandi assenti. Si sperava che Terrence Malick ci fosse con uno dei due film che ha appena girato, invece niente. Lo stesso per il nuovo Paul Thomas Anderson tratto da Thomas Pynchon: speriamo per Venezia.
11) Nessuna riconciliazione tra Lars Von Trier e Cannes: Nymphomaniac vol. 2 integrale non ci sarà.
12) Xavier Dolan sale ai piani alti. A soli 25 anni il genietto canadese è al suo quinto film (sesto se si calcola anche un corto). Era venuto a Cannes più di una volta, però a Un certain regard. Stavolta il suo Mommy l’hanno promosso nel concorso principale, ed è un riconoscimento di peso che lui si merita tutto. Si mangeranno le mani a Venezia, dove lo scorso settembre si è clamorosamente persa l’occasione di consacrare Dolan tra  i massimi: avevano in competizione il suo bellissimo Tom à la ferme e vergognosamente non gli hanno dato uno straccio di premio (ed era tra quelli da Leone d’oro).
13) Ryan Gosling e Amalric registi fuori dal concorso, ma a Un certain regard. Molti pronosticavano il primo film da regista di Ryan Gosling in concorso, lo stesso per Mathieu Amalric (che pure in concorso a Cannes c’era già stato vincendo un premio con Tournée), invece niente. Messi (relegati?) a Un certain regard, insieme a un’altra attrice-regista, Asia Argento.
14) Ma perché Jessica Hausner e Rolf De Heer non sono nella compétition, ma a Un certain regard? Son due autori acclamati, e la Hausner con il suo precedente Lourdes ha sfiorato il capolavoro.
15) Perché David Michod confinato nelle proiezioni di mezzanotte? Eppure il regista australiano con il suo precedente Animal Kingdom aveva messo a segno un gran colpo, meritava una collocazione meno periferica.
16) Ben due film con Robert Pattinson: quello di David Cronenberg (i due son tornati a lavorare insieme dopo Cosmopolis: evidentemente si sono piaciuti) e quello di David Michod.
17) Poca Asia in concorso: solo il film della giapponese Naomi Kawase, un po’ poco. Poi l’Asia c’è in altre sezioni, compreso uno Zhang Yimou fuori concorso, ma non è la stessa cosa.
18) Sarà il Cannes delle donne? Occhio, a presiedere la giuria è una donna, Jane Campion. Stiamo a vedere se la Palma d’oro imboccherà una strada diciamo così femminile.
19) Io mi aspetto parecchio da: Mommy di Xavier Dolan, Foxcatcher di Bennett Miller e dai maestri come Godard, Ceylan, Cronenberg.
20) Un altro Saint Laurent. Il biopic sul couturier che porta a Cannes Bertrand Bonello, uno che ama il cinema risqué, di sicuro sarà meno noioso e meno istituzionale e agiografico di quello che abbiamo appena visto nei cinema italiani diretto da Jalil Lesperte. Saint Laurent 2 contro Saint Laurent 1, i francesi ci andranno pazzi.

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